In Giunta .. si parte!

Fatta la Giunta si parte, inizia l’avventura di ogni nuova Amministrazione comunale. Quanti assessori giungeranno alla meta, alla casella finale di nuove elezioni? Un caso esemplare, ancorché in itinere, è quello di Palmi.

L’ultimo avvicendamento in Giunta è di qualche giorno fa, da Ferraro a Ferraro, Rocco il primo, Tato il secondo, ma andiamo con ordine. Il consigliere Rocco Ferraro, nominato assessore il 25 febbraio 2020, “venuto meno il rapporto fiduciario e collaborativo” che lo legava al sindaco, è stato espulso dalla Giunta il 4 gennaio 2021. Il secondo Ferraro gli è subentrato tre giorni dopo. Non è il solo dei “cambiamenti” intervenuti nei quasi quattro anni di amministrazione Ranuccio. Dell’originaria Giunta non restano che la vice-sindaca Sina Bruno e l’assessore alla cultura Wladimiro Maisano. Inghiottiti dai “cambiamenti” Alessia Avventuroso che aveva portato in dote quasi il 7% dell’intera cifra elettorale del sindaco, l’infaticabile organizzatore Raffaele Perelli e l’indimenticabile Consuelo Nava, troppo presente e, soprattutto, troppo vistosamente al centro di ogni pubblica scena. Rapide comparse in Giunta sono stati Paolo Ventrice, Giuseppe Forleo, Domenico Maisano; e un giro di valzer è stato fatto fare anche al vertice delle due controllate: al Consorzio Vina alla prima nomina di Massimiliano Arcuri è subentrata quella di Giovanni Costa e in PPM il timone è stato trasferito dalle mani di Angelo Langone a quelle di Davide Minniti. I “cambiamenti” non hanno trascurato neppure la rappresentanza in Consiglio. Due su tre dei gruppi che formano la maggioranza hanno perso addirittura il loro numero uno. Umberto Donato, tanto fedele e attivo in campagna elettorale da meritare il posto più in alto nella lista più vicina al sindaco, Ranuccio sindaco, è passato all’opposizione; e ora Rocco Ferraro, già capogruppo di Obiettivo comune ma consigliere malpancista della prima ora, scompare dalla scena in un modo che non può non richiamare la vecchia pratica di potere che i padri latini indicavano con la locuzione promoveatur ut amoveatur (sia promosso affinché si possa allontanarlo). Ironia vuole che il solo gruppo rimasto invariato dall’avvio di questa legislatura sia proprio quello denominato Cambiamenti.

Questo planetario di nomi e di incarichi ruota attorno a un sole voluto dalla legge 25 marzo 1993 n.81 che ha introdotto l’elezione diretta del sindaco nelle città italiane. Salutata inizialmente quasi da ogni parte con entusiasmo, questa legge mostra oggi evidenti i segni di gravi distorsioni democratiche. Per garantire la governabilità deforma in maniera inaccettabile la rappresentanza (basti pensare che una lista come quella del Circolo Armino, che ha avuto poco meno della metà dei voti riassunti dalle tre liste uscite vincenti, è rappresentata in Consiglio da un solo consigliere mentre alla maggioranza ne sono stati attribuiti ben dieci) e consegna un potere spropositato nelle mani di una sola persona che ne dispone, senza adeguati contrappesi, secondo le sue priorità e desiderata. Pensata per contenere la crisi dei partiti dovuta all’emergere della corruzione in ogni segmento della vita politica, questa legge ha finito per decretare la loro morte.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Marce e ballabili, atmosfere e scene di vita politica, valzer degli addii, Non siamo nella Hofburg Vienna, ma modestamente nel palazzo San Nicola a Palmi. Ottime le tue osservazioni, consigliere Ippolito, ma goditi lo spettacolo dovuto alla innovativa legge elettorale e rilassati davanti ad una orchestra diretta divinamente dal direttore Ranuccio. C’è qualche violino stonato ma nel complesso l’orchestra è di alto livello.

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