CIRCOLO "A. ARMINO"

Un'altra Palmi è possibile


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Democrazia è sfatta

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Comunicato stampa del 1/1/2017

L’anno che si apre è accompagnato dal suono delle campane a morto per la democrazia nella Città metropolitana di Reggio Calabria. Con l’adozione dello Statuto da parte della Conferenza dei Sindaci è stato fissato di negare a gran parte dei cittadini di Reggio metropolitana il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti in seno al Consiglio e lo stesso Sindaco metropolitano. Quest’ultimo verrà eletto dai soli cittadini del capoluogo che sono meno di un terzo di tutta la Città metropolitana. Non uno degli organi del nuovo Ente sarà eletto, perciò, a suffragio universale da parte dei cittadini, come pure esplicitamente prevede la Carta europea dell’autonomia locale. Così ha stabilito l’assemblea dei sindaci e dei loro delegati, con un solo voto contrario, quello del comune di Polistena. Lo Statuto, da una parte assicura ai cittadini metropolitani “uguaglianza formale e sostanziale” (v. art. 1 comma 5f), dall’altra nega il più elementare dei diritti in democrazia, quello di voto. Un’infamia dalla quale nessuno dei partecipanti a quella Conferenza può chiamarsi fuori. Scrivono: “Il sindaco metropolitano [..] rappresenta tutti i cittadini facenti parte della comunità metropolitana” (art. 27 comma 1) ma come potrà farlo se è votato soltanto da una minoranza di questi? Scrivono (art. 26 comma 3): “Il Sindaco e il Consiglio sono eletti a suffragio universale ai sensi dell’art. 1, comma 22 della L. n. 56 del 2014, ove non sia prevista la divisione del Comune capoluogo in più Comuni” ma sanno perfettamente che è proprio quella condizione, la divisione del Comune capoluogo, ad essere richiesta dalla legge perché si svolgano elezioni a suffragio universale. Una formulazione contraddittoria, ipocrita, illogica, illegale e vergognosa. Non hanno avuto il coraggio di scrivere papale papale: il Sindaco della Città metropolitana è di diritto quello del Capoluogo reggino. Avevamo proposto, non da soli, di riscrivere quella norma impegnando il Capoluogo ad articolarsi in più comuni entro la data di indizione delle prossime elezioni ma la proposta è stata respinta. Senza motivazioni. Il Sindaco metropolitano è, del resto, una figura tutt’altro che di rappresentanza. Tra le altre cose convoca e presiede il Consiglio metropolitano e la Conferenza metropolitana, attua gli indirizzi del Consiglio metropolitano, sovrintende al funzionamento degli uffici e dei servizi, attribuisce gli incarichi dirigenziali e di collaborazione, nomina Direttore generale, Segretario generale e Vicesindaco, può conferire deleghe a Consiglieri e Vicesindaco, nomina e revoca i rappresentanti della Città metropolitana in seno ad aziende, enti, società, propone al Consiglio gli schemi di bilancio e le variazioni. Un grande potere è concentrato nelle sue mani. Confidano, si dice (così ad esempio le cronache che riferiscono di Antonio Papalia, il consigliere delegato dal sindaco Barone a rappresentare Palmi), in una riforma della legge Delrio. Non si sa bene su quale fondamento. La legge in questione, anche Papalia dovrebbe saperlo, ha superato l’esame di costituzionalità. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 50 depositata il 26 marzo 2015, ha respinto i ricorsi promossi dalle regioni Lombardia, Veneto, Campania e Puglia. In particolare la Corte ha ritenuto che la individuazione del Sindaco metropolitano con quello del Comune capoluogo non è irragionevole in fase di prima attuazione del nuovo ente territoriale né irreversibile, restando demandato allo Statuto di optare per l’elezione diretta del proprio sindaco. Proprio quello che doveva avvenire e non è avvenuto. Per responsabilità primaria e diretta di quei sindaci o di quei delegati, come il Papalia, che hanno votato uno Statuto che consegna il potere esecutivo della Città metropolitana nella mani del rappresentante eletto del solo Capoluogo. La smettano almeno di prenderci in giro. Potevano rigettare quella norma e non lo hanno fatto. Hanno scientemente soppresso il diritto di voto di oltre due terzi dei cittadini di Reggio metropolitana. Infine, le cronache riportano di un successo che sarebbe stato riportato nell’integrare l’articolo 36 dello Statuto, in materia di organizzazione degli uffici, con l’inserimento di un quarto comma che prevede sedi decentrate e uffici multifunzione a Locri e Palmi. Non è chiaro come questa previsione si possa sposare con l’individuazione, peraltro discutibilissima, non di tre, ma di cinque aree omogenee – oltre a quelle del Capoluogo, della Piana e della Locride, anche quelle dell’area Aspromontana e dell’area Grecanica – ma è certo che nel testo pubblicato in albo lo scorso 30 dicembre non c’è traccia di questo comma. L’articolo 36 si ferma al comma 3. Questo, forse, ce lo potrebbero spiegare.

 

Palmi, 1 gennaio 2017                                 Circolo A. Armino

 


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Appello ai Sindaci dei Comuni inclusi nella Città Metropolitana di Reggio Calabria

Lettera aperta ai 97 Sindaci della ex Provincia di Reggio Calabria
NON PRIVATE DEL DIRITTO DI VOTO LE VOSTRE COMUNITÀ

Il prossimo 29 dicembre la Conferenza che vi riunisce dovrà deliberare in merito alla proposta di Statuto recentemente approvata dal Consiglio della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Spetta a voi Sindaci, in particolare, di accogliere o di respingere il comma 26.3 contenuto nella proposta: “Il Sindaco e il Consiglio sono eletti a suffragio universale ai sensi dell’art. 1, comma 22 della L. n. 56 del 2014, ove non sia prevista la divisione del Comune capoluogo in più comuni”. Questa disposizione è palesemente contraddittoria, rinvia alla legge per quanto essa non contiene, anzi esplicitamente esclude. La divisione del Comune capoluogo è, infatti, esattamente la condizione richiesta dalla legge Delrio per l’elezione a suffragio universale del Sindaco Metropolitano. Un testo, dunque, senza alcun senso né logico né giuridico: la previsione di norma, come è stato osservato, è subordinata ad una condizione impossibile da realizzarsi. Se, tuttavia, venisse approvata due terzi dei cittadini di Reggio Metropolitana, quelli che non risiedono nel capoluogo, saranno privati del più elementare diritto in democrazia, quello di votare per i propri rappresentanti. Si poteva fare diversamente? Sì, si poteva! Nelle scorse settimane una proposta per l’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio Metropolitano da parte di tutti i cittadini della ex Provincia è stata formulata dal Laboratorio Politico – Patto Civico, un’associazione nata per impulso del costituzionalista prof. Antonino Spadaro, ma è stata inopinatamente respinta. Ora, per salvare la democrazia nel Reggino non resta che la vostra imminente assemblea di Sindaci. Spetta a voi ridare democrazia e voce, anche in ambito metropolitano, alle comunità che rappresentate.

Palmi 23/12/2016


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Aria nuova per Palmi

comunicato stampa

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Dopo due secoli, Palmi perde il ruolo di città guida della Piana. Un terziario sempre più esposto alle mutevoli circostanze politiche, un’agricoltura marginale e un commercio moribondo si accompagnano ad un turismo mai decollato, mentre proseguono la distruzione del paesaggio e il saccheggio della costa. Nessuna sorpresa, dunque, se i giovani abbandonino Palmi, portandosi dietro insostituibili energie. Ad una amministrazione di incapaci è stato affidato nel 2012 un compito invero eccessivo, quello di ridare speranza e sviluppo a questa città. Mai come in questi ultimi anni, invece, abbiamo assistito a tante illegalità e a tanti abusi. Barone lascia dietro di sé un quadro di desolante degrado. Negli stessi anni il centro sinistra, oltre ad imporre a sindaco un candidato inadeguato, non ha elaborato idee per la città ed è rimasto senza parole in consiglio comunale. Il capogruppo del principale partito d’opposizione, il Partito Democratico, ha disertato la quasi totalità delle sedute senza sentire il dovere di dimettersi, mentre il leader in pectore dell’opposizione s’è visto poco ma non ha mancato la seduta di approvazione del PSC, non per votargli contro ma per astenersi. Infine, due neo-consiglieri del Partito Democratico sono spesso divenuti un puntello di questa amministrazione, perché senza di loro, come è già avvenuto, verrebbe meno il numero per la validità delle sedute. Fuori del consiglio le cose sono andate anche peggio. Il Partito Democratico è stato semplicemente assente e la sua credibilità è al minimo storico. In queste condizioni un progetto che candidi ancora una volta il centro sinistra alla guida della città, come se nulla fosse avvenuto in questi anni, è impensabile. Il cambiamento necessario e atteso è radicale. Il Circolo Armino ha un progetto per Palmi e vuole dividerlo con le tante persone serie e oneste che sono il volto meno conosciuto della città, con chi è stato sin qui dimenticato o escluso, con chi vuole spezzare le catene dell’apatia e della generalizzata sfiducia per costruire insieme quell’altra Palmi che è possibile.

 

Palmi, 25 novembre 2016   Circolo A. Armino

 


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L’efficienza del sindaco Barone

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Secondo quanto riportato da Cronache delle Calabrie sulla prima pagina di oggi, il sindaco di Palmi ha autorizzato, nei primi giorni dello scorso mese di ottobre, Carmelo Gallico a presentare il suo ultimo libro alla Casa della Cultura. Solo il successivo intervento del procuratore Gaetano Paci, che ha ritenuto inopportuna quella presentazione per i possibili contatti tra l’autore e gli esponenti della cosca locale, ha poi bloccato l’iniziativa. Barone, dal canto suo, aveva dimostrato straordinaria solerzia: la richiesta aveva ottenuto l’autorizzazione del primo cittadino lo stesso giorno in cui era stata depositata al protocollo comunale. Un’efficienza davvero inusuale, soprattutto se misurata con le lungaggini e le difficoltà che abbiamo potuto sperimentare quando a chiedere spazi pubblici è stata la nostra associazione. Ancora più sorprendente se comparata ai mille ritardi della sua amministrazione. Ora, glielo chiediamo ancora una volta senza stancarci, sia il sindaco efficiente che sa di poter essere: dia immediate dimissioni.

Palmi, 22 novembre 2016 – Circolo A. Armino