LACRIME IN PLATEA

Il cinema mélo negli anni ‘50

Nell’’Italia del secondo dopoguerra, tra gli anni ’40 e gli anni ’50, per mio padre la domenica pomeriggio rappresentava un giorno speciale, atteso, dopo giorni di lavoro nei campi, con trepidazione e vissuto come fosse un dono.Aveva voglia soprattutto di distrarsi, e non avendo a disposizione che pochi altri passatempi, il cinema rappresentava un divertimento e un’occasione per uscire di casa. Indossato l’abito buono, con i capelli fissati dall’olio d’oliva, che sostituiva la brillantina Linetti usata dall’ispettore Rock (l’attore Cesare Polacco) nel celebre Carosello,si incamminava a piedi percorrendo il largo sentiero che da Pietrenere salealla stazione ferroviaria di San Fantino. Sulla banchina attendeva il trenino a vapore che lo portava a Palmi, il centro cittadino che ospitava i due cinema allora esistenti: il “Cilea” e il “Lucciola”, dove si proiettavano i film spediti dalla Produzione Distribuzione Compagnia Cinematografica Italiana Agenzia di Catania.La società italiana di allora era prevalentemente contadina, la scolarizzazione minimae l’accoglienza da parte del pubblico popolare del magnifico filone neorealista, che può essere collocato nel periodo compreso tra il 1943 (Ossessione di Visconti) e il 1948 (Ladri di biciclette di De Sica), appare da subito minoritaria.Gli spettatori avevano voglia di distrarsi, non volevano più che si ricordasse lo sfacelo provocato dal fascismo che aveva travolto il paese e chiedevano al cinema italiano intrattenimento, svago dalle pressanti preoccupazioni quotidiane e spettacolarità in linea con la voglia di riscatto e di rinascita di una intera nazione. Fu in questo contestoche nell’ottobre del ’49 venne proiettato nelle sale cinematografiche di provincia il film Catene di Raffaello Matarazzo. Nasce un nuovo genere cinematografico molto apprezzato dalle classi popolari, più accessibile alle loro capacità intellettuali, il cosiddetto genere “lacrimogeno” con la coppia indissolubile Amedeo NazzariYvonne Sanson. Mio padre mi raccontava che in sala uomini e donne, oltre a versare un fiume di lacrime di fronte a vicende tragiche e sentimentali fatte di tradimenti, equivoci, abbandoni e agguati voluti dal fato e dal destino, partecipavano recitando le battute degli attori imparate a memoria, come viene ricordato da Tornatore nel suo film Nuovo cinema Paradiso. Catene ottenne un successo strabiliante superando ogni record di incassi e fece ricredereGoffredo Lombardo, titolare della Titanus, il quale era abbastanza scettico sulla buona riuscita dell’operazione. L’abile proposta melodrammatica confezionata da Raffaello Matarazzo attingeva alla narrativa d’appendice ottocentesca (i cosiddetti feuilleton), alla sceneggiata partenopea, al fotoromanzo, alla canzone popolare ed elaborava tendenze culturali presenti tra le masse popolari. La donna, adultera o oltraggiata, sofferente o maledetta, santa o puttana era il cardine principale di queste pellicole.

Nel 1950 esce Tormento e nel 1951 viene proiettato nelle sale I figli di nessuno sempre diretti da Matarazzo e con la medesima coppia di protagonisti: Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson. La trilogia portò nei cinema 37 milioni di spettatori, un successo economico sbalorditivo.La critica dell’epoca, scombussolata dal trionfo di Tormento e degli altri film che seguirono, affibbiò al filone l’etichetta di cinema d’appendice, immediatamente contestata dal regista. In una lettera pubblicata da L’Unità il 18 dicembre 1955, Matarazzo ribatteva ai denigratori scrivendo: <<Le trame dei miei film non hanno nulla di raccapricciante o di macchinoso; al contrario sono storie semplici, prive di complicazioni cerebrali, di personaggi e situazioni inconsuete. Ora è forse questo il difetto per i critici e il pregio per gli spettatori? Ma anche i critici non hanno sempre esaltato la semplicità, le storie vere, i personaggi veri? E allora perché non trovano vere e autentiche queste storie e questi personaggi? Si è parlato di facile sentimentalismo, anzi di “deteriore sentimentalismo”. Ora il sentimento, secondo me, non è né facile, né difficile, o c’è o non c’è, o arriva al cuore degli spettatori o non arriva, questo è il problema>>. E come dare torto a Matarazzo? I suoi film non rientrano tra i capolavori del cinema, ma hanno toccato il cuore semplice degli spettatori dell’epoca, come quello di mio padre, che si commuoveva in seguito all’ascolto di “Mamma”, interpretata Giorgio Consolini ne I figli di nessuno.

Mimmo Gagliostro– 3 marzo 2021

Lettura consigliata: Emiliano Morreale, Così piangevano, Donzelli editore

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