Parco naturale Costa Viola

Palmi 10 dicembre 2011

Il progetto di realizzare un parco naturale nel territorio del versante meridionale tirrenico calabrese emerge periodicamente dal cilindro delle proposte, soprattutto estive, per restare poi confinato nel cassetto delle buone intenzioni.
Probabilmente l’ultima di queste manifestazioni di interesse si è avuta nel maggio del 2009 quando, su sollecitazione di Legambiente e Goletta Verde, si sono ritrovati a Scilla i sindaci dei comuni interessati per ribadire “l’importanza, anche economico-sociale, di puntare con convinzione su tutela e salvaguardia dei territori calabresi con straordinaria valenza paesaggistico-ambientale”.Da allora non si è fatto più nulla….leggi tutto

Bozza Parco Naturale Costa Viola ( in formato pdf)

Elaborato prodotto dal Circolo A. Armino

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Progetti Integrati di Sviluppo Locale POR Calabria

Progetto idea per il Parco Naturale della Costa Viola  ( presentato il 10  dicembre  2011)

Visiona il file pdf.

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3 pensieri riguardo “Parco naturale Costa Viola

  1. L’attuale situazione delle strade del nostro territorio comunale non consente la realizzazione di percorsi dedicati agli spostamenti in bicicletta o a cavallo in quanto si dovrebbero recuperare ai margini delle stesse strade delle corsie non sempre realizzabili o realizzabili con costi altissimi forse non sostenibili dal bilancio comunale. Mentre si può realiazzare, senza eccessivi impegni economici, il recupero delle strade comunali della Costa situate in posizione panoramica, che percorrono per intero il nostro territorio da sant’Elia (c.da Scrisi, Tracciolino, Vitica), alla Marinella (Via del Sale, Acqualive), da Ravaglioso alla Pietrosa ( Casa Repaci), al Malopasso, a Taureana, da San Fantino a Pietrenere, fino a Scinà e alla Ciambra. Sarebbe un investimento formidabile per la risorsa ambientale offrire a turisti e residenti un itinerario paesaggistico unico per il panoramma che si gode sullo Stretto e sulla Costa Viola, le deliziose spiaggette, il delicato microcosmo di flora e fauna, l’osservazione della caccia, con le caratteristiche “passerelle”, al pescespada e l’osservazione dei rapaci, i resti delle terrazze un tempo scavate per la coltivazione dello zibibbo, godere l’ombra degli antichi ulivi al canto delle cicale, tra fichi e vigneti e l’odore di zagara e di origano, menta e ginestra della macchia mediterranea, ed un investimento culturale perchè da Taureana a San Fantino, dalle mura di Carlopoli alle Torri di guardia è il fondamento della nostra storia, anche religiosa, con l’arrivo del Sacro Capello e la Varia. La Costa, insomma, oltre che una risorsa, è, per il palmese, luogo dell’anima e parte della sua identità e vale l’esempio di Leonida Repaci che ci insegna ad amarla e per il quale è simbolo non solo di una storia e di una cultura che ci accomunano ma, anche, di valori, di sentimenti comuni ancora vivi e palpitanti. Per questo recuperare materialmente e alla memoria storica i vecchi tracciati comunali della Costa è recuperare quel filo di anima e cultura che lega il padre al figlio ed oggi è recuperare alla valorizzazione e allo sviluppo questa splendida parte della Costa Viola che va da Sant’Elia alla Ciambra.

    1. Concordo. Recuperare i vecchi tracciati è un’operazione che non appare complessa né particolarmente dispendiosa; acquisterebbe, tuttavia, grande valore per noi palmesi e potrebbe dare un impulso significativo allo sviluppo turistico della Città.

  2. Le cantine di Palmi.
    Le cantine di cui è disseminato il territorio del Comune di Palmi sono una risorsa. Ese vanno recuperate sia nella struttura, semplice e funzionale ai lavori agricoli, sia nelle attrezzature che raccontano il lavoro nei campi di una volta, dalla vendemmia con i congegni per la spremitura dell’uva alla conservazione del vino nelle grandi botti. Con la scomparsa della coltura del vino nel nostro territorio esse sono state adattate e trasformate accogliendo altre coltivazioni come quella dell’ulivo e anche di questa ci sono notevoli attrezzature nei numerosi trappeti.
    Le cantine, da secoli, con le loro robuste strutture in mattoni e pietra che hanno consentito ad alcune di sopravvivere ai terremoti più catastrofici, presidiano il nostro territorio, sono le testimoni di chi ci ha preceduto e sono lì ancora a ricordare la vita ed il lavoro dei nostri avi. Stanno lì a vigilare, quasi ne avessero avuto l’incarico, i campi che sono stati lasciati dagli uomini. Sono lì a ricordarci che dobbiamo rispettare la natura e ci aspettano perchè un giorno possiamo ritornare ad essa, ad una vita più semplice, a riaprire quelle porte sbarrate da troppo tempo.
    Le nostre cantine sono una ricchezza, esse potrebbero essere luogo di visita per chi vuole ammirare strutture e attrezzature e tornare ad essere luogo di lavoro con la vendita e la degustazione di prodotti tipici, potrebbero trasformarsi in trattorie e ristoranti, sedi per attività agrituristiche, luoghi di incontro, o , anche, semplicemente strutture per il ritorno all’attività agricola moderna.
    Oltre che una risorsa economica per il futuro e uno strumento di educazione all’ambiente, le cantine del territorio di Palmi sono una fonte di cultura e di ricerca del territorio e della sua storia. Infatti lo studio delle risorse agricole e della susseguente organizzazione del territorio (armacie e terrazzamenti, percorsi interpoderali, colture tipiche, ecc) e della loro commercializzazione ci svela i dati economici del nostro territorio di cui la risorsa agricola è certamente la principale. Il modo in cui si distribuisce la ricchezza delle classi sociali del tempo, dai contadini ai padroni, si intreccia con il livello tecnologico delle attrezzature delle cantine che venivano adoperate oltre che con la forza umana ed animale e lo sfruttamentodi elementi naturali, come l’acqua, anche con l’utilizzo i leggi fisiche e di gravità e , pertanto, con sistemi non privi di ingegno. Una società apparentemente semplice perchè non costituita solo da proprietari e contadini ma da falegnami, fabbri, vasai, produttori di mattoni e coppi, costruttori, commercianti, mercanti, marinai ed esperti di mille mestieri oggi scomparsi. Seguendo, nel tempo, l’evoluzione dell’attività agricola nel nostro territorio fino all’esaurirsi della funzione delle vecchie cantine per il trasformarsi o l’abbandono delle vecchie colture, l’evoluzione tecnologica dei mezzi di produzione, l’emigrazione, la scomparsa della vecchia classe contadina e l’abbandono dell’attività agricola perchè non più idonea a garantire un reddito adeguato ai tempi, si giunge ad una maggiore comprensione dello stato attuale e ad un approfondito studio di nuove prospettive di sviluppo.
    Si può comprendere la storia economica del territorio di Palmi studiando le sue cantine, oltre che visitando il locale Museo di Etnografia e Folclore le cui stupende raccolte, solo in piccola parte provenienti dal territorio palmese,sono rappresentative di un territorio più ampio e articolato. Le cantine sono il completamento ed il naturale affiancamento delle raccolte della Casa della Cultura in quanto propongono allo studio e alla conoscenza attrezzature e strutture non museabili per le loro dimensioni e la loro complessità e offrono la possibilità del loro studio nel territorio e nei luoghi ove hanno svolto per lunghi decenni la loro funzione.

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