CIRCOLO "A. ARMINO"

Un'altra Palmi è possibile

Quando i fondi per l’emergenza producono più danni dell’emergenza stessa

Ci sono momenti in cui non ti accorgi di vivere in quell’epoca che probabilmente verrà definita della “democrazia carnevalesca”. Epoca in cui rappresentati del popolo, loro malgrado, sembrano costretti alla continua ricerca del consenso, mascherando la realtà!

Ecco che quando leggi articoli come quello apparso il 12 marzo scorso sulla Gazzetta del Sud, sul Belvedere alla Motta di Palmi, ti assale il dubbio se anche da fermo sei dentro il turbinio del carnevale oppure se sarà una ingannevole indignazione a trascinarti dentro. Non prova vergogna l’Amministrazione Comunale di Palmi a spacciare come opere di difesa costiera un palmare intervento di arredo urbano? Non prova vergogna l’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria nel leggere che i fondi programmati per interventi specifici – come quelli che implicano la vita delle persone, delle infrastrutture e delle attività commerciali – si distraggono per eseguire un mero maquillage, per quanto non spregevole.

In base a quale studio dettagliato è stato accertato che la preesistente pavimentazione e la ringhiera in ferro costituivano un pericolo per la costa di Palmi? Quale evento, capace di produrre perdite di vite umane, feriti, danni a proprietà, interruzione di attività economiche prospettava il Belvedere se fosse rimasto com’era? Ovvero se fosse stato migliorato proporzionalmente al restante contesto di degrado e di effettivo rischio?

Naturalmente su questo il giornalista non indaga. Né chiede se l’intervento era una impellente priorità perché inserita in un generale provvedimento di messa in sicurezza come quello previsto dall’art. 30 lett. b) delle Norme di attuazione del Piano di Assetto Idrogeologico adottato dalla regione Calabria. Piano che, già dal 2002, nelle zone con pericolo d’inondazione, di frana e di erosione costiera, obbligava il comune di Palmi ad attuare programmi di riduzione del rischio delle rispettive infrastrutture mediante interventi strutturali e/o non strutturali … compresi quelli meno fotogenici.

Sicché, come cittadini al carnevale, dobbiamo credere che il già fruibile Belvedere Motta è stato reso ancora più fruibile perché è stata evitata la tracimazione delle acque meteoriche lungo il costone. Tutto questo senza dire dove ed in quale misura avveniva la pericolosa tracimazione, visto che il defluire delle acque è rimasto pressoché com’era.

Stante, poi, a quanto riporta l’articolo dobbiamo anche convincerci che il valido contributo al contenimento dell’erosione costiera è dovuto alle preziose (e sicuramente costose) sedute di design in composito di resina di colore bianco che fanno contrasto con la pavimentazione di ardesia!?!?

Immancabile, poi, il richiamo al carro della Varia di Palmi. Qui la festosa corporazione dei Marinai, anziché spendere le loro giovani energie per riportare il paese nella cornice delle sue necessità, omaggiano il pregevole design con la donazione di un binocolo che allontana lo sguardo dai lidi vicini (degradati) per condurlo in quelli dello sperduto orizzonte. Ricambiano così la opportunità di solcare i mari di Palmi in “gradevole” sicurezza!

A questo intreccio di mascherature, omissioni, furberie, opportunismi, si evitasse almeno di affiancare il nome del Giudice Antonino Scopelliti. Se non altro perché deve la sua morte al rigoroso rispetto delle regole di cui qui, viceversa, non appare traccia.

 

Palmi, 15 marzo 2016 –  Saverio Saffioti

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L’articolo della Gazzetta del Sud a cui l’articolo fa riferimento

belvederemotta

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One thought on “Quando i fondi per l’emergenza producono più danni dell’emergenza stessa

  1. Una denuncia chiara, netta. Risorse che dovrebbero essere impiegate per la messa in sicurezza del territorio – che è ancora quello “sfasciume pendulo sul mare” di cui parlava Giustino Fortunato ai primi del secolo scorso – vengono spese per finalità diverse e discutibili. Soldi che dalla Provincia, certo grazie alla presenza del sindaco-consigliere, vanno al Comune ed anche in questo caso il professionista incaricato della progettazione è l’omonimo cugino del primo cittadino, Giovanni Barone. Intanto le strade a gestione provinciale, particolarmente quelle più interne, franano nell’indifferenza di una politica che ha per solo obiettivo di restare eternamente a galla.

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