CIRCOLO "A. ARMINO"

Un'altra Palmi è possibile

10 – Una Città in vendita

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Palmi 1/6/2013 – Circolo A. Armino

Mostrando a un viaggiatore lo stato dei luoghi del nostro territorio ci si rende facilmente conto della rapina delle coste, falcidiate da congestionati ammassi edilizi costruiti abusivamente (secondo uno studio del 2002 della Protezione Civile è abusivo il 25% di tutti gli edifici sul territorio comunale), e della rapida e disordinata crescita (fenomeno noto come urban sprawl) che distrugge suolo agricolo e natura, accollando sempre nuovi oneri al Comune (una recente ricerca statunitense stabilisce, infatti, che la densità degli spazi fa risparmiare, senza che l’attività edilizia ne risenta, il 25% di suolo e l’11,8% d’infrastrutture stradali; riduce i costi dei servizi locali del 7% e non meno delle risorse per allacciamenti idrici e fognature). Il risultato è stato l’incremento della rendita immobiliare, fondiaria ed edilizia, il disfacimento e l’abbandono delle periferie nella nostra Città, la presenza sempre più numerosa di immobili vuoti e/o decadenti nel centro storico, il degrado del patrimonio paesaggistico/architettonico (vedi ad esempio Villa Mazzini, Piazza Amendola, Piazza Matteotti) e di quello naturalistico (primo tra tutti il Sant’Elia).

In questo contesto, tra rulli di tamburi, il 30 maggio 2013, sono state approvate le linee guida del Piano Strutturale Comunale (PSC). Il documento preliminare prevede, per quanto riguarda la viabilità, in funzione della decongestione del centro abitato e per migliorare il livello di servizio degli archi stradali, un’insensata proliferazione di bretelle, tronchi di penetrazione, passanti e parcheggi sotterranei in zone centrali (ex sede PPM) e semicentrali (piazzale Piave, piazzale Locri) che mostrano di ignorare i concetti-chiave della mobilità sostenibile. Queste scelte, se attuate, favoriranno la speculazione edilizia, la concentrazione e la congestione insediativa, con effetti deleteri sul territorio e sulla qualità degli ecosistemi (si veda ad esempio lo sviluppo previsto nelle aree comprese tra la contrada Rinazzo e la provinciale Palmi-Tonnara o l’area a monte del quartiere San Leonardo). La costruzione di strade e gli insediamenti edilizi s’incentiveranno a vicenda, perché il tracciato di un asse stradale avrà come effetto la valorizzazione, dal punto di vista della rendita fondiaria, dei terreni circostanti. Solo i fanatici del lotto edificabile plaudiranno allo smantellamento del paesaggio rurale e al sovradimensionamento, peraltro già esistente, della capacità abitativa in rapporto alla popolazione.

Si legge nel documento d’indirizzo politico che “in zona agricola dovrà essere consentito l’insediamento di edilizia sparsa”. Ecco l’estensione dell’edificabilità a tutto il territorio senza porre un limite all’urbano al di là del quale esiste solo il territorio rurale. S’incentivano, poi, nelle zone periferiche (quartiere Pille, San Giorgio, area ex L.167, ecc) e nelle zone marine (Tonnara, Pietrenere, Scinà), la riqualificazione e il recupero del patrimonio edilizio esistente, anche mediante demolizione e ricostruzione, con “un aumento dei volumi esistenti tra il 20% e il 30%”, in deroga agli strumenti urbanistici, come prevede quel devastante piano Attila che è il Piano Casa Regionale appartenente, come sostiene Salvatore Settis, a “un dramma di lungo periodo che è il logoramento della tutela del bene comune”.

Riteniamo tutto ciò pericoloso e insostenibile, perché non dà priorità alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio e del territorio, mentre promuove un modello di benessere legato alla quantità di risorse consumate.  Davanti a questa nefasta prospettiva che porterà al saccheggio del nostro territorio, i consiglieri del centro sinistra, invece di assumere una chiara e netta opposizione, si sono astenuti, mentre Pd e Sel, appaiono colpevolmente inerti. Se non vogliono rendersi complici di quel Partito del Cemento che ha licenza di uccidere paesaggi e identità, inizino a formulare idee e progetti rivendicando il pubblico interesse contro la consueta prevalenza di quelli immobiliari. Per parte nostra avanzeremo, nei prossimi giorni, concrete proposte per uno sviluppo ordinato della Città e la tutela del suo paesaggio.

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riscontri nella stampa locale:

http://www.gazzettadelsud.it/news//48790/-Si-rischia-il-saccheggio-edilizio.html

http://www.edicoladipinuccio.it/palmi-il-circolo-armino-dice-la-sua-dopo-lapprovazione-del-piano-strutturale-comunale/

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7 thoughts on “10 – Una Città in vendita

  1. Molto importande denunciare e contrastare il “consumo” del territorio. Spero sinceramente che la “sinistra” (o pseudo tale) di Palmi assuma una posizione nettamente contraria al prosieguo della devastazione della natura.

  2. Dal 2011 è entrato a far parte dei beni del demanio comunale l’immobile che fu Cinema Teatro, in Piazza Matteotti. Tale immobile risulta eroso dalle intemperie e dagli anni trascorsi dalla sua costruzione (1955). Il Comune di Palmi, nonostante le promesse, goffamente esplicitate nelle varie campagne elettorali che si sono succedute (anche prima di formalizzare l’acquisizione dell’immobile al suo patrimonio), non ha MAI provveduto alla sua messa in sicurezza, preferendo finanziare questa o quella manifestazione, sempre a meri fini di bieca visibilità. Il risultato è che Palmi non ha più, oramai da troppi anni, un luogo dove ospitare eventi cinematografici, teatrali e/o culturali in genere, salvo l’insufficiente Auditorium della Casa della Cultura e lo splendido teatro della Motta, quest’ultimo utilizzabile solo d’estate. Con grande rammarico.

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