La festa è finita.

Ieri 28 agosto la Varia ha fatto il suo percorso e si è fermata, infine, al centro di piazza Primo Maggio. Senza “sconzu” ma assolutamente fine a se stessa. Qualcuno (credo Mimma Sprizzi ed il “padreterno” Ciappina) è riuscito ad infilarci dentro un messaggio di solidarietà per  le vittime ed i disagi dei sopravissuti provocati dall’ultimo sisma. Benissimo, ma tutto il resto è stato di una banalità, di una saccenza e retorica degna del guinness dei primati. Certamente abbiamo visto di meglio come festa in se ma, soprattutto, è mancato ancora un qualunque segnale  di “rinnovamento” o, sarebbe meglio dire, di “partenza” verso un futuro diverso. Le tradizioni si tramandano perché ancora oggi  possono insegnarci, o rappresentare, “valori” ancora validi che debbono essere   conservati ma soprattutto amplificati. Uno dei “valori” principe della Varia è che se non diamo tutti il nostro contributo non solo non “scasa” ma neanche si fa. I non più giovani hanno svolto il loro compito senza un minimo di fantasia e creatività con professionalità ai “minimi di legge”, sia nell’organizzazione dei preparativi sia nella gestione dell’evento. Subito dopo S. Rocco, ma anche molto prima, doveva incominciare un crescendo di eventi di varia natura, culturali, ricreativi, di coinvolgimento,  ecc. ecc.,   che avessero  poi il loro culmine, la loro apoteosi, nei circa sette minuti di “percorso”. Ci restano un po’ di tarantelle, di giganti, puzza di fritto e di orina e rumore, tanto rumore.  Oltre ai sette minuti di percorso, praticamente niente altro resterà nei nostri ricordi. I giovani hanno svolto il loro compito e la Varia ha fatto degnamente il suo percorso. Quante “Varie” dovranno ancora passare perché capiscano che quella è solo l’iniziazione e che poi, dopo, devono “mbuttare” (portare sulle loro spalle) tutta una società per farle fare un altro passetto in avanti? E che la cosa non durerà una decina di minuti, bensì tanti anni, sino a quando potranno passare il “testimone” ai figli. Un’altra grande occasione perduta essendo stata assolutamente “conforme” al sistema dominante.

Palmi 29 agosto 2016 – Gustavo Forca

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