Giustizia… “giusta”?

leggeNon voglio addentrarmi, almeno per il momento, in una discussione filosofico/sociale, ma vorrei fare il punto, anche seguendo la linea logica del mio precedente articolo (Burocrazia. Il male del secolo N.d.R.),  sulle false e, spesso devastanti, aberrazioni di chi parla(o sparla) di Giustizia e delle sue riforme.

Non ho, ancora, visto, in 33 anni di professione una sola riforma che fosse tale, escludendo, ovviamente, le battaglie sul divorzio, sull’aborto e poche altre che avevano riflessi di carattere più civile e sociale che giuridico.

Fermiamoci un momento a considerare quali sono i cancri della giustizia italiana, almeno quelli più evidenti, quelli che toccano immediatamente e direttamente il cittadino utente: lentezze e costi.

Tempo e denaro. E’ sempre la stessa musica e tutti i “direttori d’orchestra” che si sono affacciati sul palco della politica hanno tuonato sulla Giustizia e hanno improvvisato riforme su riforme, ammantandole di spirito civile e sociale, quando nello specifico avevano altri e più o meno oscuri obiettivi. Ricordiamoci (non dobbiamo dimenticare, anche per un fatto di dignità e di rispetto per quello che la nostra generazione sta lasciando ai propri figli) delle leggi (con la “elle” minuscola) fatte “ad personam” o delle leggi truffa, dove ovviamente i truffati sono solo i cittadini comuni.

Delle leggi “ ad personam” preferisco non parlare, è stato, ed è, un vulnus da tutti universalmente riconosciuto e che, però, nessuno ha semplicemente pensato di eliminare non ostante la loro volgare evidenza.

Mi voglio soffermare, brevemente, sulle leggi “truffa”, quelle più subdole, quelle che appaiono dotate di grande dignità riformatrice, ma che, a una lettura più attenta, si dimostrano essere un viatico di lucro solo per alcuni amici e amici degli amici. Mi riferisco, prendiamone una a caso, alla normativa sulla Mediazione.

Osannata da politici che pensano al bene comune dei cittadini e da magistrati “affaticati” dalla mole di lavoro che sarebbe stata allentata con il ricorso a questo strumento giuridico.

Bene…, ecco come la vedo io: è una “emerita” bufala e per di più con risvolti che la magistratura  (quella non affaticata) farebbe bene ad approfondire.

Mi spiego meglio: La Mediazione è stata concepita per creare un filtro alle vertenze giudiziarie, specie in materia civilistica, dando la possibilità al cittadino utente di poter definire una lite in via pregiudiziale, transando e  “aggiustandosi” con la controparte, con l’ausilio di un “mediatore”, prima di arrivare al giudizio ed evitando lo stesso, con risparmio di “tempo e denaro”.

Non è così. I tempi si sono allungati e le spese per il cittadino utente sono aumentate.

1)      Infatti, chi ha la necessità di far valere un proprio diritto, sia esso economico che di altro genere, sicuramente prima di adire le vie giudiziali (considerati i costi) avrà cercato di risolvere il problema bonariamente, avrà tentato tutte le strade legittime per avere un minimo risultato e solo quando non avrà alternative, si rivolgerà al giudice ed è quindi impensabile che una “mediazione” con le parti che sino ad ora non l’hanno voluto ascoltare, sia risolutiva. Ciò significa, ed è così nel 99% dei casi, che la mediazione è fallimentare.   Fallimentare per il cittadino che perderà mesi per poter andare davanti ad un giudice vero e che spenderà fior di quattrini per la mediazione in sé e per l’avvocato che dovrà assisterlo.

2)      I Magistrati  (quelli stanchi per il troppo lavoro) si sono accorti che la mediazione non serve a limitare il loro lavoro, ma semmai a far arrivare cittadini, stanchi e imbufaliti, che non saranno mai più disponibili a una eventuale conciliazione dopo aver passato le forche caudine della procedura di mediazione.

Ovviamente tutti questi concetti sono da me espressi in maniera sintetica e semplice, adatti alla brevità di un articolo.

Allora e concludendo: cui prodest? A chi giova la mediazione? Ai magistrati no, ai cittadini men che meno, allora a chi ?

Ai politici e agli amici dei politici. Come?  Semplice : A gestire la “mediazione” sono società private con grossissimi capitali, che guadagnano sia dall’utente, che obbligatoriamente si deve rivolgere a loro prima di accedere all’autorità giudiziaria, sia dai mediatori che devono pagare fior di quattrini per i corsi di aggiornamento che solo loro possono fare.   E ciliegina sulla torta: chi dà le concessioni a queste società? Non certamente l’autorità giudiziaria, ma i politici di turno tramite il ministero, tramite i “famosi” burocrati.

E’ inutile dire che questa legge è stata fatta su input delle società di capitali alla ricerca di un nuovo mercato da spogliare e da politici che hanno unito l’utile della facciata riformatrice, al dilettevole di….clientes e d’innumerevoli , tutti da provare, per l’amor di Dio, benefit.

Non è una truffa questa ?

Meditate gente, meditate … e possibilmente … indignatevi!

Palmi 17/07/2014 – Erik Gioffrè

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4 pensieri riguardo “Giustizia… “giusta”?

  1. Perfetto.
    La solfa è la stessa da anni in molti settori (un tempo?) pubblici: welfare, sanità, scuola, trasporti, oltre che giustizia. Lo stato non è efficiente, non ci sono abbastanza soldi … largo ai privati!
    In verità in tutta Europa si tagliano le prestazioni sociali mentre si abbassano le tasse ai più ricchi che si arricchiranno sempre più anche grazie alle nuove, meravigliose opportunità offerte dal dio Mercato.

    1. Il problema più serio non è che i faccendieri aggrediscano i mercati per trovare nuove opportunità e nuovi ossi da spolpare, questo rientrerebbe nella logica del capitalismo, sfrenato ma capitalismo; il problema è che si sfruttano le miserie umane e ciò che potrebbe lenirle, come la sanità o la giustizia . Mi domando e dico: quando il pecoronismo italiano si trasformerà in azione costruttiva ? Qual’ è il livello di sopportazione del cittadino italiano e come si può fare per fare saltare il banco ? La cosa che odio di più è quella di essere preso per i fondelli e che chi lo fa è convinto di esserci riuscito.

  2. La giustizia, come tutte le branche dell’amministrazione, è un settore delicato, ma particolarmente sensibile perche incide sulla libertà degli individui e, molto spesso, sulle sorti economiche degli stessi. Purtroppo – il discorso sarebbe lungo e tortuoso, come accenna l’autore – anche la giustizia risente di tutte le “soluzioni” del momento: dal palliativo, passando per la pseudo riforma, alla tentazione della rottamazione. Anche qui spesso con molto cinismo ed a forme di ipocrisia ideologica. Fatto sta che non si riesce ad ottimizzare il settore (ma non si era detto che con l’introduzione dell’ultima misura…). Un fatto certo è che, rispondendo alla logica del “chi si è visto si è visto”, in senso discriminatorio, ovviamente a sfavore dei meno abbienti, il continuo aumento delle tasse di giustizia (non ho mai capito perchè qui le tasse è come se non non facessero testo), completa il quadro.

  3. Una giustizia “giusta” è un’utopia irrealizzabile. Dovremo sempre accontentarci di verità processuali, operando in modo che, in esse, la percentuale di errore sia la più bassa possibile. Erik non vuole almeno per il momento addentrarsi in “speculazioni filosofiche” e quindi mi fermo anche io qui. Concordo che lacci e lacciuoli, incompetenze, leggi asserviti ad interessi non generali, ecc ecc abbassano la percentuale di giustizia “giusta”. Voglio solo aggiungere che se anche avessimo raggiunto l’utopia di una giustizia “giusta” il solo fatto che non fosse “immediata” ( o qualcosa, di umanamente possibile, che gli assomigli) spesso potrebbe dargli i connotati dell’inutilità.

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