Binario morto

binariomortoPasseggiando su e giù allo scalo ferroviario di Palmi osservo i binari della dismessa ferrovia taurense  sapendo che vedrò passare un treno fantasma. Le rotaie arrugginite e i rovi che spuntano tra la massicciata di ghiaia e pietrisco illustrano una Calabria ferita, abbandonata, piegata dal quel ceto politico che avrebbe dovuto trasformarla in una regione “normale” ma che, invece, mira al puro potere, all’interesse individuale, agli affari. Evocando tempi andati, rivedo il piazzale della stazione affollato da vocianti pellegrini nell’attesa del treno e diretti al santuario di San Rocco d’Acquaro; l’entrata nella stazione della fischiettante locomotiva con le ruote color rosso sangue che traina viaggiatori affacciati dai finestrini delle carrozze di legno; mio padre che mi aiuta a salire sul terrazzino di una di queste carrozze. Poi a tutto vapore, con quegli angeli dipinti di nero intenti a spalare carbone nel ventre incandescente della sbuffante locomotiva che serpeggia tra valli, buca colline, passa tra le trincee, attraversa boschi di secolari ulivi, scavalca torrenti su arditi ponti in muratura, incontra ruderi di vecchi mulini che testimoniano la storia delle piccole economie locali. È un arcipelago di ricordi che individua, come dice Vito Teti, «una nostalgia del passato che può dare origine a un’utopia creativa» che «può agire per recuperare tutto ciò che è salvabile». La ferrovia taurense sin dagli anni Venti ha disegnato la storia e la geografia delle comunità delle aree interne sconfiggendone l’isolamento; ha collegato i grandi centri ai piccoli, la campagna alla città, permettendo a migliaia di persone di partire in cerca di fortuna. Con gli anni è maturata l’idea che questo storico patrimonio infrastrutturale fosse inutile. Così, nonostante lo straordinario interesse ingegneristico e paesaggistico, esso è stato abbandonato, cancellando l’identità di un territorio e accentuandone il degrado. Stazioni deserte e caselli ferroviari cadenti svelano la Calabria attuale, paradigma di un ceto politico miope e imbelle, capace, come sosteneva Keynes, di «spegnere il sole e le stelle perché non danno dividendi». Un sistema di trasporti sostenibile non può permettersi l’abbandono della ferrovia locale. Al contrario, il suo ripristino, può consentire uno spostamento dei flussi di traffico verso la ferrovia e, tenendo conto dell’incantevole paesaggio rurale e naturale attraversato, arrecare dei benefici sotto il profilo turistico ai paesi pedemontani che si stanno spopolando, promuovendone la rinascita
Palmi 10/2/2014 – Mimmo Gagliostro
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One thought on “Binario morto

  1. Un altra conferma dell’ennesimo lembo di terra lasciato morire in silenzio, tra l’indifferenza di chi dovrebbe avere a cuore gli interessi della comunità e dei beni dello stato, tra cui rientrano il paesaggio e le comunità rurali che stanno per essere cancellate dall’emarginazione che le condanna.

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