Biennio fatidico

La felice collocazione geografica del golfo di Gioia Tauro conferisce al suo porto un potenziale strategico di notevole rilevanza, un ponte ideale tra il continente europeo e i paesi afroasiatici che si affacciano su quello che gli antichi romani chiamavano Mare Nostrum. Si pensi all’attività di trasferimento da vettore transoceanico a vettore mediterraneo, o al transito terra-mare dall’Europa ai paesi della sponda meridionale del Mediterraneo o, ancora, alla sua ampia adattabilità come approdo di merci di elevato volume. Tra i fattori di possibile sviluppo del porto andrebbe calcolata, altresì, la sua apprezzabile vicinanza con l’intero sistema portuale mediterraneo ed europeo. Oltre ai 3 chilometri di banchina, l’area a terra di pertinenza del porto, che si estende per ben 255 ettari, a cui vanno aggiunti 218 ettari riservati agli insediamenti produttivi contigui ed altri 110 a quota 35 metri slm destinati alla seconda zona industriale, può rappresentare un elemento di particolare forza attrattiva per l’investimento dei capitali delle più grandi compagnie di navigazione, società di trasporto marittimo e multinazionali di ogni settore economico. Gioia Tauro potrebbe competere con l’offerta di qualsiasi altro scalo, benché di antiche tradizioni e/o di attuale indiscussa importanza, laddove questo debba scontare l’handicap di non disporre più di un’ampia area libera a terra (v. Genova). Con i suoi fondali molto profondi, 18 metri di pescaggio, che consentono l’ormeggio di gigantesche navi transoceaniche con ben oltre 4.000 teu di capacità, il porto di Gioia Tauro si è affermato come hub di interesse mondiale per lo scambio commerciale mediante il transhipment Ciò nonostante la seconda edizione degli Stati Generali del Porto di Gioia Tauro ha dovuto prendere atto, senza ipocrisie, che nessuno dei dieci punti programmatici elaborati al primo round è stato realizzato. Si apre ora un periodo critico di due anni entro il quale è necessario superare i problemi individuati, dopodiché saremo raggiunti, se non addirittura sopraffatti, dalla concorrenza di nuovi porti in via di allestimento, soprattutto nel nord Africa.

Palmi 10/2/2014 – Giovanni Panuccio

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