Verso una città vivibile

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Lo scienziato americano B. Commoner, nel libro il “Cerchio da chiudere”, scriveva che «la linea di demarcazione tra il successo e il fallimento dell’automobile è la porta della fabbrica. Finché essa è in via di costruzione, la tecnologia celebra i suoi trionfi: quando esce dalla fabbrica ed entra nell’ambiente essa, con i suoi veleni e le sue vittime, diventa un misfatto tecnologico». Certamente sulle medie distanze l’automobile, rispetto ad altri mezzi di trasporto terrestri, per esempio il treno, consente una maggiore indipendenza nella disponibilità di spazio e di tempo consentendo al proprietario di spostarsi praticamente da porta a porta, di deviare dall’itinerario, di fermarsi per sfruttare una possibilità inattesa. Il treno, invece, è legato ad un orario e si può salire o scendere soltanto nelle stazioni. All’interno della città, invece, pone seri problemi dovuti al rumore, alle emissioni di sostanze inquinanti, alla sicurezza e al consumo di superfici.

Oggi, con lo sviluppo della motorizzazione di massa, le città difficilmente possono definirsi ambienti vivibili perché lo spazio urbano non può essere adatto contemporaneamente all’uomo e all’automobile.  Di qui nasce l’esigenza di ridurre superfici e privilegi del traffico automobilistico e restituire spazi ai pedoni, ai bambini, agli anziani, ai ciclisti, ai residenti immaginando una mobilità diversa che favorisca la dimensione pubblica dello spazio urbano rispetto a quella privata. In molti Paesi europei i diritti del pedone hanno favorito la creazione di interi quartieri serviti solo da mezzi di trasporto collettivi (quartiere Vauban, nella città di Friburgo), mentre in Italia, dove vi è una minore attenzione verso i pedoni, sono quasi un centinaio i capoluoghi di provincia che dispongono di isole pedonali, con una media di 34 metri quadrati ogni 100 abitanti.

In Palmi, nei primi anni ottanta, il sindaco Gaetano Baietta chiuse al traffico di autovetture Piazza I° Maggio suscitando l’opposizione dei commercianti. La pedonalizzazione fu un fallimento perché non accompagnata da nessun provvedimento atto a riqualificare la piazza, ad obbligare e aiutare i proprietari a rifare le facciate, ad arredarla per renderla decorosa. La chiusura al traffico della piazza fu, inoltre, fallimentare perché non accompagnata da un potenziamento del trasporto pubblico, dal decentramento degli uffici giudiziari  e di alcune attività commerciali che attraggono più traffico rispetto alle abitazioni. Ritengo, stante gli svantaggi dell’uso dell’auto in città, che sia arrivato il momento di aprire una discussione sulle condizioni di degrado e spopolamento del  centro urbano di Palmi, sulla tutela del patrimonio storico e monumentale dagli effetti nocivi del traffico automobilistico, (Fontana delle Palme, Monumento ai Caduti, Mausoleo Cilea, Colonna romana nella piazza Matteotti, statua di San Rocco)  sulla liberazione delle piazze del centro da quelle lamiere su quattro ruote che, diceva Antonio Cederna, «anche se emettessero, non veleni, ma profumi soavi e salubri sarebbero comunque inconciliabili con i centri storici». Le piazze sono luoghi per incontrarsi, discutere, innamorarsi, costruire la democrazia e costituire quello di cui è fatta la quotidianità, un misto di occasioni tra conosciuti e sconosciuti. Isole pedonali ben progettate consentono una serie di benefici in termini di riduzione dell’inquinamento acustico ed atmosferico, sicurezza stradale, protezione del patrimonio storico, architettonico ed artistico, anche a fini turistici, e incremento delle attività dei commercianti.  Contro il logorio della vita moderna, come sosteneva una vecchia pubblicità, beviamo pure un Cynar, ma non in mezzo al traffico automobilistico tra rumori e veleni dannosi per la nostra salute.

Palmi 20/9/2013 – Mimmo Gagliostro

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6 pensieri riguardo “Verso una città vivibile

  1. Nelle piccole e medie distanze i vantaggi dell’automobile rispetto a qualunque altro mezzo di locomozione non sono neanche paragonabili. Certo pongono problemi di non facile soluzione. Uno di questi è quello evidenziato nell’articolo di Mimmo di un centro storico divenuto di fatto un posteggio assolutamente inconciliabile con l’esigenza primaria di “tutti” di avere un “punto” di incontro, di relax,ecc, “vivibile”.

    E’ ipotizzabile e realizzabile, ed anche economicamente sostenibile, un servizio pubblico, ma anche privato, per spostamenti di un numero consistente di persone che hanno l’identica esigenza di raggiungere una destinazione in una determinata ora. Ad esempio, tanto per citare un avvenimento appena accaduto, la festa della Varia, che ha provocato una concentrazione insostenibile di auto in tutta la città e ben oltre. Quando le esigenze dei singoli sono troppo diversificate il servizio “comune” è praticamente improponibile.

    Come se ne esce? Non credo ci sia altra soluzione se non quella di creare parcheggi “adiacenti” alle zone di interesse comune, proibite o da proibire alle auto. Il nostro centro storico potrebbe essere “salvato” da un posteggio facilmente realizzabile nel “campo di calcio” Lopresti , o da qualcosa di simile allocato nelle vicinanze.

  2. Bisognerebbe cominciare almeno con una sperimentazione controllata di chiusura al traffico della piazza I Maggio; mentre per la via Toselli, quello strettissimo budello che collega il Corso alla Villa bisogna decidere: o ci passano le auto per fare il giro esterno ai giardini o ci passano i pedoni per andarci dentro, non c’è infatti spazio per entrambe le cose 🙂

  3. Di esperimenti di chiusure controllate della piazza, di viaToselli ed anche di altri tratti del corso e di via Roma ne sono stati fatti tanti… il risultato più evidente e quello di intasare di auto le vie adiacenti. Certo il pedone ne ha quache vantaggio, ma, considerando che pochi pedoni ( gli abitanti della zona centro), non hanno anche la macchina al seguito, il problema principale resta quello dei parcheggi.Essendo un abitante della zona “centralissima” della nostra città posso garantirti che non hai praticamente nessuna possibilità di trovare un parcheggio (in tutto il centro, diciamo la zona compresa tra via Vittorio Veneto e via De Salvo) se hai questa necessità nelle ore di “chiusura”.

    1. Sono d’accordo, anche la sola sperimentazione deve garantire la soluzione al problema dei parcheggi.
      Mi pare di poter dire che il numero massimo di parcheggi in Piazza sia circa 80. Ora, ipotizzando con la chiusura di scoraggiare il 50% degli attuali automobilisti ovvero ipotizzando che il 50% di questi non abbiamo la necessità cogente di parcheggiare nella Piazza, restano da trovare 40 posti auto in aree limitrofe. Una soluzione, almeno transitoria, potrebbe venire dalla riorganizzazione degli spazi disponibili in via Poeta, dentro e fuori il deposito ex AMA.

      Quanto a via Toselli si può sempre inibire il transito ai pedoni 🙂

  4. … ed occorre pure si consideri che se potessimo rendere disponibili 200 nuovi posti auto in aree adiacenti alla piazza, quando oggi la capienza di questa non supera gli 80, questi sarebbero rapidamente occupati; non tanto perché andrebbero a soddisfare un bisogno latente quanto perché ne genererebbero uno nuovo. L’homme, si sa, a horreur du vide!

    1. Forse la soluzione dovrebbe partire ancora da più lontano. Una logica, credo sbagliata, ha indotto i vecchi amministratori a convogliare tutto il traffico “in entrata”, in città, verso il centro per poi, da li, smistarlo verso le “periferie”. Credo che se fosse il contrario (la certezza può derivare solo dai dati ricavati da un studio sui “flussi”) “in itinere” la maggior parte degli automobilsti troverebbe posteggio trovando vantaggioso fare qualche passo (per raggiungere il “centro”) piuttosto che imbarcarsi in una estenuante caccia al “tesoro”… Comunque la grandissima parte delle macchine posteggiate in centro non appartengono ai suoi abitanti ma sono di “visitatori”. Cosa facilmente riscontrabile nelle prime ore del mattino o nel primo pomeriggio.Il problema della chiusura della “sola” piazza ha impedimenti diversi da quello di allocare 80 macchine nelle 2, 3 ore serali di chiusura. Certamente i “commercianti” ( leggi sopratutto “baristi”) ed anche un blocco al traffico di cui parlavo prima ( sopratutto a causa dei manici del “circuito” corso-via Roma).

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