Quisquilie palmesi

Se é vero – rispetto al governo di un ente pubblico – che sia giusto e necessario occuparsi delle criticità piuttosto che dell’effimero;  nel mentre il panem et circenses sembra ancora avere la meglio, consideriamo che la spesa pubblica dovrebbe seguire l’assioma ed  indirizzarsi a risolvere le prime; di più ove si consideri la sofferenza generalizzata delle casse comunali. Situazione questa che riguarda anche la Città di Palmi e dove, purtroppo, alla  critica dei cittadini e di qualche esponente  politico non fa mai seguito un’ azione adeguata.

È d’uopo pertanto stigmatizzare  tale stato di cose, definibile  indolenza se non semplicemente ignavia. Gli aspetti da considerare sono, innanzi tutto, il consumo del territorio, piaga inarrestabile che grava sull’ambiente e sul bilancio municipale, dovendosi poi tener conto dei servizi da erogare: strade, elettricità, fognature, raccolta dei rifiuti ecc … Consumo che nell’edificare a volte e ancora abusivamente, oltre che produrre gravi effetti, ignora qualsiasi canone estetico e funzionale. talché sorgono brutte villette a schiera o torrioni che un domani lontano serviranno a “lasciar casa” a nipoti e pronipoti  che forse mai esisteranno; non rifinite quasi mai nelle facciate e che bruciano ossigeno per l’abbattimento degli alberi, sacrificati in nome della cementificazione selvaggia. Si trattava di ulivi in maggior misura – con riguardo alla statale 18 che porta al monte, dove ve n’era un folto bosco; così ulivi e macchia mediterranea, un tempo sfolgorante sui declivi che si affacciano sul Tirreno, nelle zone periferiche “Macello”  e “Cittadella”. E non solo. Cemento selvaggio a snaturare la fisionomia di un centro che nell’ordine, inteso nell’accezione più ampia, trovava vita.

Fotografare e catalogare, ad ogni giusto fine, i tanti obbrobri non risulta impresa facile. Si può tuttavia tentare. Un giro in auto o una passeggiata ci rilevano qui la chiusura in un punto della balconata di via Concordato, che si affaccia (si affacciava) su uno “spazio”  e comunque su  un “orizzonte”: edificio privato adeso al muro di contenimento della via, addossato letteralmente alla balconata stessa e che s’innalza, con il suo secondo piano,  ben al di sopra della ringhiera e di essa strada. Nessun vigile, nessun amministratore, nessun funzionario dell’ufficio tecnico comunale se ne sono mai accorti, magari al tempo della costruzione … Lì balconi spuntati come funghi, edificati in vie strette (che non consentivano tale abuso)  su vecchie strutture abitative,  un tempo dignitose e che prendevano luce dalle sole finestre, dentro l’ordinata scacchiera urbana di un tempo che fu. Non un regolamento comunale che imponga l’uso di determinati colori per le facciate degli edifici, talché, accanto ad un verde acceso, troviamo il rosso porpora o il giallo canarino ….. Tributo al Moloch del cattivo gusto? Piazzette pubbliche in centro occupate da garages/depositi merci, abusivi. Autentiche bicocche, mai abbattute al loro primo sorgere, come dovevasi, da ruspe “istituzionali”. E forse perfino condonate!

Sulla pulizia della Città stendiamo un velo, così sul comportamento dei gestori di attività quali bar e ritrovi , i quali ignorano che  cosa sia pulire appena fuori dall’uscio … Una nota leggera:  qualche untore ha sparso la voce circa la presunta tossicità(!)  degli oleandri, di cui notoriamente ci si  ciba a colazione …  Dagli all’oleandro, dunque! Ecco solerti operai comunali che ne tagliano i bei rami fioriti, rigogliosi e abbarbicati alla ringhiera di villa Mazzini accanto alla fontanella, e che rendevano delizioso quell’angolo …. eh sì tossici e  molto più pericolosi dei ratti che scorrazzano indisturbati tra la stessa e  via Roma …. Ci si chiede che cosa abbia reso il cittadino palmese così anestetizzato: non nota più nulla, non si scandalizza, non protesta. Non ha da recriminare nemmeno sull’improbabile palma di bronzo di piazza Municipio, quando bastava – in un momento di crisi economica –  evitare il monumento a palma e lavoro e trapiantare, con gran risparmio nonché attenzione per l’ambiente, una fiera palma naturale, alta , vera e  viva. Che avrebbe pure consentito di non oscurare, uscendo da Palazzo San Nicola, la vista del Monumento ai Caduti. Innalzare “un monumento più duraturo del bronzo e più alto della regale mole delle piramidi”  andrebbe pure bene sì,  ma nel  posto, al tempo, a contenuto anche artistico appropriato ….

Circa la nuova toponomastica che cosa dire? Se il pittore di qualche notorietà  locale può passare, l’intitolare a Tizio o a Sempronia, pur ottime persone, la via o lo slargo può far piacere o gratificare soltanto  il congiunto, il discendente, che si aggira nei pressi del palazzo comunale o  vi ricopre qualche carica. Michelangelo,Leonardo, Fermi, Caravaggio si facciano, per favore, da parte … Detto questo, non dobbiamo pensare che si tratti di “quisquilie”. Riflettiamo piuttosto su quanto di negativo vi sia oggi nella gestione della cosa pubblica, anche non risparmiando di indirizzare uno sguardo severo alle coscienze addormentate dei cittadini, dei giovani in particolare. E nello stesso tempo, nel registrare i fatti, non restare inerti. Occorre  apprestarsi alla svolta offrendo un supporto fattivo e morale a quei pochi che, interessandosi di politica, praticandola,  e al di là del loro colore, intendano, davanti allo sfascio, re-agire.

Palmi 23/9/2013 – Gabriella Idà Seminara

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23 pensieri riguardo “Quisquilie palmesi

  1. Se possibile, sarebbe ancora meglio aumentare il numero dei cittadini che si interessano alla politica non soltanto per uno stimolo culturale ma per contribuire alla formazione della volontà amministrativa.
    CIVIS.

    1. Questa è la massima priorità. Vediamo ogni tanto accendersi dei focherelli ed ogni volta si spera che provochino l’incendio ( in questo caso positivo) Ma poi si spengono, per mancanza di “materiale infiammabile”, e resta solo un po’ di cenere. Il perché ci sia questa estrema penuria di “legna” dovrebbe essere il primo dei problemi di un politico non “istituzionalizzato”. Per gli altri (politici) è una manna dal cielo, garantendo, questo, lo status quo ad oltranza.

  2. Anche se volessimo alleggerire il carico delle responsabilità con le attenuanti generiche della difficoltà di operare in un contesto così compromesso come il nostro, i guasti provocati da una pessima amministrazione sono innumerevoli. E chi altri, se non la politica, una buona politica, dovrebbe rimediarvi?

  3. Vero sulla difficoltà ad operare in un contesto già compromesso, perchè i problemi sono datati. V’è stata – nell’evidenza – una certa omogeneità nell’azione politica delle varie compagini che si sono succedute nel tempo, di registro non proprio positivo. E comunque un re-inizio è possibile,oltre che improcrastinabile.
    Aggiungo poi che governare,amministrare bene comprende il dovere di dire NO al cittadino circa pretese contra legem nonchè di fermare ogni sua attività illegale, ignorando il probabile calo di consenso elettorale. Sul punto l’attualità del pensiero aristotelico: “Perchè lo Stato sia felice deve essere costituito da cittadini virtuosi, ed essi saranno tali se educati opportunamente”.

  4. Non vi è dubbio che il tema della legalità sia tra quelli più spinosi e al tempo stesso ineludibili, se si vuole davvero tentare il cambiamento. Quel che temo è che la matassa degli interessi, anche micro-interessi, di natura illegale avvolga una parte non trascurabile della popolazione di Palmi, come del resto avviene in quasi tutto il Mezzogiorno. In questo senso la “compromissione” è così avanzata da rendere assai difficoltosa l’azione di chi, come noi, intende perseguire il bene comune.

    1. La “zona grigia” avvolge tutto e tutti. Certamente nel meridione, ma non credo che gli altri posti siano un “paradiso”. Credo che la zona grigia abbia essenzialmente due matrici. Il malaffare e l’inefficienza ( per non dire altro) dello stato. Mentre la prima va combattuta con le forze di “polizia”, e con una “giustizia” efficiente, la seconda, molto più subdola ed indefinibile, ha solo una soluzione “politica”. Certezza dei diritti da cui deve scaturire l’accettazione ineludibile dei doveri. Se non siamo in una dittatura il bilanciamento diritti-doveri deve essere allo stesso livello ( o quasi, se siamo in un periodo di crisi reale) Se il divario è troppo…

  5. Si, il malaffare e l’inefficienza amministrativa sono i mali che attanagliano, da sempre, la nostra piccola comunità e che, conseguentemente, impediscono una crescita decorosa che, sicuramente, la nostra cittadina meriterebbe.
    Credo, comunque, che in ognuno di noi vi sia una notevole voglia di mutamento dell’attuale sistema politico – amministrativo, ma soprattutto il desiderio di vedere realizzata una amministrazione più oculata e più trasparente del pubblico danaro.
    E’ con tale scopo che si è costituito e sta operando il nostro circolo.
    Ma, in concreto, credo che così come è giusto, il circolo si è adoperato a denunciare all’opinione pubblica cittadina sia le vicende di malaffare che quelle di inefficienza politico-amministrativa.
    Ma nulla è cambiato, quei personaggi occupano ancora lo stesso posto e continuano a fare sempre le stesse cose ( sbagliate ).
    A mio parere è arrivata l’ora di passare ad altre azioni più incisive.
    La mia proposta: prendiamo contatto con comitati di quartiere, movimenti, associazioni e cittadini volenterosi e, statuto comunale alla mano, cominciamo ad organizzare azioni politiche di massa.
    Incontriamoci nella nostra sede.

    1. A proposito di quisquilie, consentitemi una nota critica alle generalizzazioni che leggo in questi superiori commenti- che io non condivido in linea di principio – sulle espressioni delle compagini amministrative succedutesi a Palmi. Non mi sembra poca cosa, se teniamo tanto alle questioni della legalità, che, e comunque purtroppo, solo con certe amministrazioni, e non con altre, si sia avuta più che una sensazione che l’ente comunale potesse essere interessato a interventi ministeriali di un certo tipo, sull’esempio della gran parte dei comuni della provincia. Impegno significa prima di tutto saper distinguere. E poi resto sempre convinto che il giudizio adottato con il criterio del livellamento premi sempre i peggiori.

  6. Distinguere, bene. E si deve! Chiaramente ogni amministrazione ha operato in modo proprio e non ci è dato generalizzare.Conosco personalmente un ex sindaco, mio amico, persona seria, sulla cui figura non v’è nulla da dire. ” Una certa omogeneità” era riferita alla stratificazione di alcuni aspetti che, non essendo stati affrontati ,sono diventati macigni. Vedansi l’abusivismo e la mancata pianificazione territoriale.
    Amministrare non è impegno facile. Tutt’altro. Il punto è che se occorre metterci ,oltre l’ onestà ,sangue e cervello, non è più tempo nè di scelte sbagliate da parte dei cittadini elettori nè di pallide, o del tutto negative, gestioni da parte delle compagini elette.

  7. FB, non è sufficiente un San Francesco, ma neanche tanti, per cancellare i misfatti della chiesa. Un’amministrazione “sana” può solo dimostrare … che volendo si può fare (forse sarebbe meglio dire “tentare”). La mancanza della frase “con gli opportuni distinguo” ti porta comunque ad una percentuale di errore bassissima e quindi “trascurabile” nel contesto del discorso.

    1. Ho spesso riflettuto sulle responsabilità della politica sia a livello cittadino che nazionale.
      Sono giunto alla conclusione che, per ignoranza, per comodità di ragionamento o per una sorta di autoreferenzialità, il cittadino (in specie quello di Palmi), si mette dalla parte dei “buoni” classificando “cattivi seriali”, certe volte tutti gli altri, spesso intere categorie di persone.
      Chi non ha sentito dire ad ognuno dei sessata milioni di italiani: Italia, paese di ladri?
      Chi non ha sentito affermare: meridionali mafiosi?
      Chi non ha sentito giudicare tutti coloro che si interessano di politica incapaci, arrivisti, clientelari e così via?
      Ricordo che avevo vent’anni o poco più quando mi sono ribellato al ragionamento per “categorie”, ragionamento facile se uno si mette dalla parte della maggioranza.
      In un contesto come il nostro, tanto per fare un esempio, dire che gli extra comunitari sono feccia raramente comporta dei distinguo.
      In altra parte di questo sito, Gustavo classifica gli italiani come affetti dalla sindrome dei “sudditi”.
      Se le “categorie” sono giuste non c’è speranza né per l’Italia né, tanto meno per Palmi.
      Per quel che riguarda la nostra Città, mi farebbe piacere che, come quando si fa un bilancio, si determini il patrimonio di partenza e poi si ragioni sui risultati di gestione.
      Qualcuno vuole ricordare come era Palmi negli anni 50?
      Fatto questo andremo a verificare le varie “poste” di bilancio per verificare perdite e profitti assegnando meriti e responsabilità.
      In caso contrario perché un giovane dovrebbe interessarsi di politica se sa che il suo destino sarà quello di essere condannato senza appello?
      Mille volte meglio mettersi dalla parte dei più dicendo che la politica è solo sporcizia.

      1. Civis, la speranza è: non essere più sudditi (per giovani e vecchi). Basta volerlo e quando saremo un discreto numero cacceremo i despoti. Non credo che le buone idee vincano solo perchè hanno questa qualità e similmente non credo che i buoni politici trionfano per analogo motivo. Fosse cosi saremmo, almeno, in un paradiso democratico in cui la bontà di idee e uomini è decisa da una “libera” maggioranza. Certo niente di perfetto… sino a poco tempo addietro credevamo di essere al centro dell’universo! … ma mi accontenterei…
        Civis, vorrei domandarti quanto dei progressi di Palmi, dagli anni cinquanta ad oggi, è ascrivibile alle sue Amministrazioni? Non dico che Palmi non abbia mai avuto Amministrazioni che avrebbero potuto agire bene per il popolo, ma sono state messe in condizioni di non “nuocere” e poi si è voltato pagina. La prossima (Amministrazione) che avrà buone intenzioni, idee ecc e vorrà “nuocere” a certi interessi dovrà avere il popolo alle spalle.

  8. Non mi sfugge l’importanza di comprendere le ragioni e le responsabilità dei fallimenti passati, non tanto per ragioni “storiche” quanto per evitare di ripercorrere strade sbagliate, ma oggi, nella presente situazione di conclamato sfascio, è più urgente riunire tutte quelle persone e tutte quelle forze che sentono sia venuto il tempo di dare una possibilità a Palmi di sopravvivere al suo passato e di progettare un futuro migliore. Le sole “esclusioni”, che a questo proposito mi sento di fare, riguardano coloro i quali hanno già dato pessima prova delle loro intenzioni o che si propongono in manifesta continuità con questi ultimi.

  9. Non è diversa da altre realtà amministrative la nostra.
    Credo che cambiare si possa, anzi si debba. Fare l’elenco dei buoni e dei cattivi serve solo per evitare di commettere ancora gli stessi errori d’un tempo.
    Per una personale esperienza, più o meno lunga, nella pubblica amministrazione ed anche nel sindacato mi viene spesso il mente l’istituto della “ ROTEAZIONE “ del personale amministrativo il quale poi collabora gomito a gomito con gli amministratori nella gestione della cosa pubblica.
    Mi si spiegava, correva l’anno millenovecentosettantasei, che la roteazione del personale amministrativo era un istituto molto importante da adottare sia per ragioni di opportunità ma anche per consentire allo stesso personale di specializzarsi in altri servizi e, quindi, rendersi professionalmente più efficiente.
    Non mi pare, a mia memoria, che i politici che amministrano o che hanno amministrato la nostra comunità abbiano mai pensato di adottare questo sistema di lavoro.
    Bisognerebbe riflettere e magari suggerire a chi oggi amministra che vi sono delle evidenti ragioni di opportunità che impongono l’adozione dell’istituto della roteazione del personale.

    1. La rotazione è stata effettuata negli anni 2003-2006 non sempre con molta fortuna ma, in alcuni casi, ha fatto emergere delle capacità e della serietà.
      Naturalmente, gli amministratori dell’epoca hanno perso l’amicizia e perfino il saluto di alcuni dipendenti ma, a quanto ne so, non si fanno alcun cruccio di questo.
      A Gustavo vorrei dire che tuto quello che c’è a Palmi le scuole, il porto l’anfiteatro, la casa della cultura , il parco archeologico e così via è merito della politica.
      Accanto a questo, naturalmente ci sono errori, omissioni, miopie.
      Ma, come diceva FB, mandare tutto al macello è segno di anticultura e pressapochismo.
      Facciamo un “Piano per Palmi” valorizzando quello che c’è di buono e proponendo correzioni e novità, sfidando gli attuali amministratori al confronto!

      1. Certamente la rotazione è importante e risolve diversi problemi.
        Civis, accanto a quello che di positivo ha fatto la politica e che tu hai elencato, elenchiamo anche le cose negative. Turismo praticamente bloccato dagli anni settanta per un mancato piano di sviluppo. Il “sacco” della Ciambra non mi sento di definirlo turismo. Abusivismo in parte dovuto a speculazione ma anche a bisogni reali non soddisfatti da un piano regolatore. Servizi sociali scarsi, ospedale perso ( spero solo per alcuni anni) periferie al limite del vivibile per mancanza di servizi, strade ecc Contrade totalmente abbandonate a se stesse, allagamenti un po’ ovunque al primo acquazzone, ecc ecc. Qualità della vita abbastanza bassa per tutti per mancanza di verde, di punti di aggregazione che non siano posteggi, .. Comunque faccio un elenco inutile poichè esso è ben conosciuto da chi mi legge.
        La politica doveva progettare e fare un paese di sviluppo per i giovani e ci ritrovimo con un paese neanche buono per noi “vecchi”. Ovviamente d’accordo sul discutere su un possibile “Piano per Palmi”, fin anche all’esaurimento, lo dobbiamo alle generazioni future.
        FB in linea di principio ha certamente ragione ma certe volte mi fa sentire come quello a cui sta cadendo una tonnellata in testa e gli viene posto il problema se lo colpirà di punta o di piatto. Sarà poi tanto importante fare questi distinguo?

        1. Gustavo, in un senso credo sia utile fare dei distinguo. E dico pure che non è puro esercizio peloso e prettamente teorico. Nel suo precedente commento Gabriella diceva che è ora di non consentire più scelte sbagliate nè pallide in campo amministrativo. D’accordissimo. Salvo poi ritrovarsi con candidati che sembrano non proporre gestioni sbagliate o pallide, votati a gran maggioranza, che attuano quel processo di involuzione amministrativa, come dicevo, pur sempre possibile. Allora, è qui che si evidenzia quella voragine nell’opinione pubblica, dovuta soprattutto alla mancanza di guide politiche, che semplicemente abbocca. Si avrà pertanto che, se non si correggono gli errori, anche gravi, di chi non ha ricoperto incarichi amministrativi ed ha visto sempre tutto allo stesso modo, anche la prossima volta avremo una situazione peggiore della precedente, a dimostrazione che non si riesce a fare un passo avanti rispetto alla situazione precedente, che, alla fin fine, al di là delle immaginazioni teoriche che ci costruiamo sull’amministrazione ideale, sarebbe già questo un obiettivo importante: fare meglio rispetto a prima.

          1. FB, avevo già premesso che l’esistenza di Amministrazioni virtuose certamente serviva e serve a dimostrare che si può fare o almeno tentare. Certo non cambieremo le cose se non faremo “anche” i distinguo suddetti. L’inutilità di essi la trovo quando facciamo dei consuntivi essendo troppo preponderante il “male” sul “bene”. Se è possibile fare paragoni le cose non vanno poi cosi male…

            1. Può darsi che il male prevalga sul bene anche se io non sono d’accordo.
              Certo se si imputa alla classe politica la chiusura dell’ospedale, il bilancio viene falsato.
              Sarebbe come dire che l’accorpamento della sezione del Tribunale di Cinquefrondi a Palmi sia merito dell’attuale Sindaco.
              E se al posto di un ospedale fatiscente e non funzionale, faranno un nuovo ospedale efficiente come speriamo come lo iscriveremo a bilancio?
              Io sono profondamente convinto che Palmi abbia molte carte da giocare a patto che i palmesi, invece di continuare nell’umore corrosivo e depresso, si mettano insieme con una idea del proprio futuro.
              Ci vogliamo almeno provare?

  10. Civis, tu hai esperienza e serie conoscenze in merito e quindi se dici che la perdita dell’ospedale non è ascrivibile in nessun modo alla politica…. la depenno. E mi sembra di capire che non potrò neanche ascrivere a merito dei nostri politici la sua eventuale realizzazione (a Palmi). Va bene, comunque la lista resta lunghissima lo stesso…
    Tu chiami i palmesi a provare a ideare insieme un futuro diverso. Ora se Palmi può avere un futuro diverso e, banalmente, poteva averlo anche più di trent’anni fa, a chi ascriviamo questi trenta anni perduti? Certo la mancanza di idee e l’umore dei palmesi avrà contato molto, ma…

    1. Io sono convinto che Palmi poteva avere un destino diverso anche cento anni fa.
      Se non lo ha avuto non è giusto attribuire ogni responsabilità alla politica.
      La politica, intendiamoci, ha responsabilità e meriti e bisognerebbe distinguere quali siano i meriti e le responsabilità dei vari uomini e partiti che si sono succeduti come amministratori per evitare di tramandare la distruttiva opinione che chiunque fa politica debba essere inevitabilmente condannato.
      Bisogna, però, aggiungere che non basta una delibera per cambiare una città,
      E’ necessario che vi sia la comune convinzione della intera città o, almeno, della sua classe dirigente di operare in una direzione precisa, direzione che sia rispettata dalle varie amministrazioni e dai cittadini.
      Tanto per fare un esempio, il rispetto del paesaggio se è veramente sentito e diventa una convinzione comune, ha un senso.
      Se, invece, ogni cittadino ritiene di poter fare ciò che ritiene più opportuno si crea uno scontro che, nel nostro ambiente, vede solitamente soccombente il bene comune a favore dell’interesse del singolo che, spesso, ha dalla sua parte la opinione dei più.
      Ho avuto occasione di verificare in passato che l’opinione corrente dei palmesi fosse che il cittadino, nella sua proprietà, fosse libero di costruire o di fare qualunque altra cosa e che gli ostacoli posti a questo suo “diritto” fossero immorali ed illegittimi.
      Pensate davvero che, se così è, si possa sperare in un forte schieramento a favore del bene comune?
      D’altronde il compito degli illuminati, di coloro che hanno la capacità di esprimere orientamenti ed idee è proprio quello di operare per creare opinioni che diventino dominanti e di impegnarsi, anche personalmente, a realizzare un programma.

  11. Molti dei problemi di Palmi sono vere e proprie emergenze, spesso hanno cause e radici profonde che sarebbe ingeneroso attribuire per intero alla responsabilità di questa o di quella amministrazione, non di rado eccedono la misura dei poteri locali; ma non manca la possibilità di iniziare una nuova stagione di governo della Città. Come ho altrove ricordato, si può cominciare dall’uso ponderato delle poche risorse disponibili alla costante e trasparente comunicazione con la Città, dalla definizione di un progetto per Palmi alla raccolta di tutte le forze del lavoro e imprenditoriali egualmente interesse al suo sviluppo economico, dalla realizzazione di un PSC rispettoso delle straordinarie qualità del nostro paesaggio alla lotta all’abusivismo edilizio, dall’organizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti alla definizione di una politica energetica efficiente, dalla ri-organizzazione e gestione non clientelare delle società partecipate alla revisione della macchina comunale. E molto altro ancora si può fare.

    Certo non mi nascondo che l’ostacolo principale non sono tanto le forze politiche dell’uno come dell’altro segno, quanto la pervasiva ragnatela di rapporti non sempre commendevoli e i reciproci interessati favori che coinvolgono una parte non trascurabile dell’intera comunità.

  12. Civis, sono totalmente d’accordo con te quando dici che non basta una delibera per cambiare la città. Ed anche che l’idea che generalizza e condanna chiunque faccia politica sia una delle più pericolose (perché, di fatto, ci condanna tutti all’inedia se non alla sudditanza verso i più forti, furbi, ecc, ecc)
    Banale ribadire che la politica è “condicio sine qua non” di democrazia, progresso, ecc ecc. Quindi, innanzi tutto, se vogliamo provare a progettare un futuro diverso, dobbiamo farlo con una “politica” diversa da quella attuale, certamente non valida, visti i risultati.
    Con una politica diversa potremo dimostrare che esistono “diritti” (certi) e la necessità, consequenziale, dei “doveri”, che in fondo non sono altro che il “soddisfacimento” dei diritti degli altri. Sino a che la “politica” non riuscirà a dimostrare in modo lampante questo, resteremo, anche per necessità, dei sudditi “ladri” ed egoisti.

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