Democrazia senza eccezioni

Le Camere si sono insediate, sono stati scelti i presidenti dei due rami del Parlamento: una donna e un uomo lontani dagli apparti di partito e con un curriculum professionale di grande spessore sociale e civile; un risultato che si deve al coraggio del PDSEL come indubbiamente alla pressione esercitata dal M5S.  Le vicende legate all’avvio della XVII legislatura repubblica offrono lo spunto per qualche riflessione che possiamo liberamente fare, sciolti come siamo da vincoli di partito e senza antergate fiducie a questo o a quel leader.

I.            Le nomine di Boldrini e di Grasso sono state accompagnate da un vivace dibattito tra le forze politiche, particolarmente tra il PDSEL e il M5S (posto che delle dichiarazioni degli esponenti del PDL non merita neppure tenere conto, tanto ipocrite e false esse sono subito apparse). Dopo le prime votazioni il M5S ha accusato il PD di votare scheda bianca e la capogruppo in pectore alla Camera dei deputati Angela Lombardi ha dichiarato che queste votazioni sono “solo un inutile spreco di denaro pubblico”, che si è trattato di “una giornata assurda” nella quale “si spendono inutilmente 420mila euro”, aggiungendo che “si potrebbe usare il voto elettronico, così in mezz’ora tutto era finito e persone pagate profumatamente dai contribuenti potrebbero dedicarsi ad altro”. È troppo presto per trarre qualsiasi definitivo giudizio su un movimento che per la prima volta si confronta con la democrazia del parlamento, nondimeno colpisce in queste reazioni la brutale semplificazione dell’importante passaggio istituzionale. Le presidenze di Camera e Senato, che configurano la seconda e la terza carica dello Stato dopo la Presidenza della Repubblica, sono organi di garanzia costituzionale, e come tali, secondo l’auspicio dei padri costituenti, dovrebbero reggersi sul più vasto consenso possibile. Pertanto non è certo un bene, secondando la ratio della nostra Costituzione, che entrambi i presidenti siano stati eletti da risicate maggioranze, coi voti di parlamentari di fatto appartenenti ad un solo schieramento politico; ma occorre pur riconoscere che quest’esito è stato il solo possibile perché il dialogo istituzionale tra le forze politiche per giungere a un accordo più vasto è stato irriso dal M5S che ha denunciato il voto “in bianco” delle prime sedute che, invece, aveva proprio lo scopo di favorire la maturazione di un’intesa. Salvo poi lagnarsi, come ha fatto l’altro capogruppo in pectore del M5S, al Senato, Vito Crimi, del fatto che la coalizione di centrosinistra abbia conquistato per sé entrambe le presidenze. Ma quale altro esito era possibile se il M5S ha rifiutato ogni intesa e continuato a votare i suoi candidati pur sapendo che non aveva i numeri per farli eleggere? E come si poteva chiudere tutto in mezz’ora, cosa sarebbe cambiato, chiedo ad Angela Lombardi, se il voto fosse stato elettronico? Le migliori risposte sono state date, nelle stesse ore, dallo stesso M5S. La riunione dei neo-senatori del M5S, prima della votazione finale al Senato, tenutasi a porte chiuse e senza diretta streaming, ha mostrato quale complessità e quale varietà di opinioni si manifestano, anche all’interno di uno stesso gruppo parlamentare, quando si passi dalle enunciazioni di principio alla concreta realtà dei fatti; e non si è conclusa in un fiat con un voto elettronico ma ha prodotto una spaccatura tra diverse  e legittime opinioni. Alcuni di quei senatori, una minoranza, di fronte alla concreta possibilità di una riconferma di un personaggio discusso come Schifani, ha deciso di compiere una scelta in favore di Grasso. Questa decisione ha scatenato, in queste ore, l’ira di Grillo, il quale si è spinto a chiedere ai senatori dissenzienti di trarre le dovute conclusioni, in altri termini di dimettersi dall’incarico, non avendo onorato il codice di comportamento degli eletti di M5S in Parlamento, liberamente sottoscritto dagli stessi (e autonomamente redatto da Grillo-Casaleggio). Non è la prima volta che Grillo richiama all’ordine i “suoi” parlamentari, lo aveva già fatto all’indomani delle elezioni per scongiurare ogni possibile convergenza col centro-sinistra, arrivando a sostenere che l’articolo 67 della Costituzione é una vera e propria “circonvenzione d’elettore” perché, usando ancora  le sue parole “viene concesso al parlamentare libertà preventiva di menzogna, può mentire al suo elettore, al suo datore di lavoro, senza alcuna conseguenza invece di essere perseguito penalmente e cacciato a calci dalla Camera e dal Senato”. In queste parole non c’è più traccia del Beppe Grillo che nel 2004, girava per l’Italia a difesa della Costituzione (io lo ricordo a novembre del 2004 al CineTeatro Eliseo di Torino), e che nel 2005, proprio su questo punto la pensava affatto diversamente (http://www.polisblog.it/post/61665/grillo-contro-larticolo-67-della-costituzione-ma-nel-2005-la-pensava-diversamente). Senza entrare nel merito delle tante buone ragioni per le quali, anche nella nostra Costituzione, vige il divieto di mandato imperativo basterà forse sapere che in tutta Europa c’è un solo paese che ne sia privo: la Russia di Putin.

II.            Questo non è ancora un Parlamento di eletti, era ed è rimasto un Parlamento di nominati, come deciso dalla “straordinaria” legge elettorale messa a punto dalle destre berlusconiane e leghiste. Non ci può esser dubbio per i parlamentari della destra, nominati dal pluri-inquisito, multi-prescritto, condannato in primo grado Silvio Berlusconi. Ma lo stesso vale per i neo-parlamentari a cinque stelle nominati via web da qualche centinaio di attivisti di quel movimento, e anche per quelli del PDSEL che pur avendo goduto di una forte partecipazione popolare alle primarie non sono espressione della scelta di tutto il suo elettorato.

Ora può darsi, ma non è certo il caso di augurarselo, che questa legislatura abortisca rapidamente, per il rifiuto di Grillo a consentire il varo di un governo anche con limitato e condiviso programma; e per il contemporaneo rifiuto del PDSEL d’immolarsi in un’alleanza col PDL per favorire una nuova messe di voti nelle casse del M5S. Se così sarà, e non vogliamo ripetere i passati errori, dobbiamo chiedere con forza che le forze politiche portino in dote coi loro programmi anche queste due proposte: 1) regolamento di legge per la democrazia interna e la trasparenza dei partiti, secondando il disposto dell’art.49 della Costituzione; 2) nuova legge elettorale che consenta, infine, agli elettori un margine effettivo di scelta dei suoi rappresentanti in Parlamento.

Palmi 17/03/2013 – Pino Ippolito Armino

Annunci

28 pensieri riguardo “Democrazia senza eccezioni

  1. Al tempo dei miei verdi anni la più grande stupidità era il “libretto rosso di Mao” Gli “adepti”, completamente “rinco”, lo consultavano continuamente per sapere cosa fare e come comportarsi…. Meno male che quella “rivoluzione culturale” ha avuto vita breve! Almeno da noi. Adesso si va sul web per conoscere il “pensiero di Grillo-Casaleggio”. Cambia il “supporto” da cartaceo a “virtuale” ma la sostanza non mi sembra molto diversa. Almeno nelle intenzioni di Grillo-Casaleggio. Conosco diversi “grillini” e non trovandoli “rinco” come i miei coetanei di un tempo ( tra l’altro rinsaviti molto in fretta) penso che questa storia avrà vita molto breve. Già il primo strappo c’è stato ( voto a Grasso)…
    Certo tutto nasce da profonde ingiustizie,…. da una democrazia composta in larga parte da sudditi e non da cittadini ( sarebbe meglio chiamarla con il suo vero nome: oligarchia) e dalla necessità immediata di realizzarla ( la democrazia) Ci sono solo due modi per farlo. O lo strappo violento della rivoluzione o il lungo lavoro del riformismo. La rivoluzione si fa con le armi, e può anche avere tempi brevi, il riformismo si attua con il rispetto di una Carta Costituzionale, il dialogo, la mediazione, le ideologie,il rapporto di forze, …in poche parole con la democrazia ed ha tempi, certamente, più lunghi
    La rivoluzione fatta con “metodi democratici” da un quarto del popolo in tempi brevi…. voglio vederla!

    1. Pino, nell’articolo parli di “vivace dibattito” tra M5S e PDSEL, nonchè di “confronto” del M5S con la democrazia del parlamento. Se così fosse staremmo qui a parlare di nulla. Il cuore del problema di M5S, e per riflesso di tutta la situazione democratica in questo momento, è, per l’appunto, quest’inedito suo comportamento, che, chiedendo scusa per il paragone, definirei politicamente autistico. Persino le BR fecero uso del colloquio telefonico durante le trattative per Moro! Questi no! La vera ragione va ricercata in quel folle (e demenziale, per distinguerlo meglio da altre tragiche esperienze) obiettivo del 100%, che già colloca i o il suo leader nella sciocchezza della storia, come nichilista parlamentare.

      1. La delegazione del PD, prima delle votazioni alla Camera e al Senato, ha incontrato quella del M5S, ma non è a questo confronto che in verità mi riferivo, quanto a quello a distanza con le ripetute aperture di Bersani sul programma e le rinnovate chiusure di Grillo sulla fiducia. Per comprendere il carattere “autistico” del M5S è necessario rifarsi alla sua genesi di movimento che nasce per contrastare tutto il sistema politico e partitico nazionale. L’alleanza con un qualsiasi partito, ancorché rinnovato, decreterebbe automaticamente la sua fine. La sola speranza che si può ragionevolmente nutrire è il varo di un governo esterno ai partiti e con un limitato programma di riforme condivise da PDSEL e da M5S.

    2. Anche il M5S si troverà stretto in una morsa se il PDSEL prosegue il cambiamento, perché dovrà scegliere tra l’aderire a un governo che potrebbe rendere la sua missione conclusa e il ritorno alle urne spiegando ai suoi elettori perché abbia rinunciato alla realizzazione del suo programma. La terza via è quella del governo di qualità, esterno ai partiti; ma, almeno per ora, anche questo percorso sembra molto accidentato.

  2. Bell’’articolo, complimenti!

    Contesto solo tre affermazioni: “le primarie del PDSEL non sono espressione della scelta di tutto il suo elettorato”. Il primo turno era aperto ed accessibile a tutti e, dunque, tutti avrebbero potuto partecipare. Chi non lo ha fatto ha operato una scelta individuale, indipendentemente dalle regole stabilite.

    “Il regolamento di legge per la democrazia interna e la trasparenza dei partiti, secondando il disposto dell’art.49 della Costituzione”, rappresenta esattamente quanto il PD ha proposto nel suo programma originale e ribadito negli 8 punti di Bersani:(punto 3E – legge sui Partiti con riferimento alla democrazia interna, ai codici etici, all’accesso alle candidature e al finanziamento).

    “Nuova legge elettorale che consenta, infine, agli elettori un margine effettivo di scelta dei suoi rappresentanti in Parlamento”. Mantenendo come caposaldo le primarie per la scelta dei candidati, la riforma proposta dal PD (collegi uninominali con doppio turno e ballottaggio – la legge utilizzata per l’elezione dei Sindaci, per intenderci) garantirebbe agli elettori la possibilità di decidere chi votare come loro rappresentanti in Parlamento.

    Ciao, Pgreco

    1. Sul primo punto certo concordo con l’adesione libera dei cittadini alle primarie, ma è pur vero che non tutto l’elettorato di centro-sinistra vi ha preso parte, mentre tutto per intero quell’elettorato avrebbe diritto di scegliere al momento del voto (e qui trascurando le scelte piovute dall’alto).
      Vero anche che il programma PDSEL si occupa delle altre due questioni che ho posto. Sull’ultima, in particolare, quella della legge elettorale, a me non pare che il collegio uninominale, ancorché il voto sia preceduto da primarie, risponda bene all’esigenza avvertita dagli elettori di scegliere i propri rappresentanti (per le stesse ragioni riportate al punto primo e documentate da Gustavo).

      1. Preferisci il proporzionale con le preferenze? Per me sarebbe un errore clamoroso: ricordiamoci i motivi che ne hanno determinato l’abolizione. Comunque, anche i nomi da inserire nell’elenco per sceglere i propri parlamentari dovrebbero essere determinati da primarie. Con tutti i dufetti possibili (Gustavo) non vedo alternativa migliore .

        1. Sì, preferisco un sistema proporzionale con preferenze e soglia di sbarramento. Perché non dovrebbe andare bene? Questo sistema può essere associato anche al ballottaggio fra le forze politiche che hanno ottenuto i migliori risultati. Si assicurerebbe così: ai partiti più piccoli (ma sufficientemente robusti) la rappresentanza in Parlamento e la governabilità del Paese con la maggioranza dei seggi al partito uscito vincitore dal ballottaggio. Alle comunali si vota già, più o meno, così, senza collegi uninominali di quartiere!

          1. Alle comunali si vota al ballottaggio tra i due candidati sindaci che hanno ottenuto più voti, a prescindere dalle coalizioni che li appoggiano. non mi sembra affatto la stessa cosa.

            1. Non ti piace il metodo seguito per le comunali?
              A me pare che assicuri sufficientemente scelta, rappresentanza e governabilità. Lo si può esportare a livello nazionale.

        2. Le primarie, che certamente potrebbero aiutare il popolo ad avere una maggiore determinazioni nella scelta dei suoi rappresentanti, sono troppo facilmente “manipolabili”. Per non parlare poi di quelle “on line” alla Grillo. Se il nostro fosse stato un circolo di grillini … organizzandoci con i “mi piace” a quest’ora avremmo un deputato o un senatore….

            1. L’alterenativa alle primarie manipolabili è quella delle primarie non manipolabili. Non è difficile fare delle regole,…..ma se chi fa le regole vuole continuare a detenere il “potere”…. porcellum docet

    1. PG, il PD aveva organizzato le primarie come quelle del centro sinistra, non del suo partito. Il “bacino di utenza” del centro sinistra italiano calcolando PD, SEL, Ingroia, i transfughi di Grillo, i nauseati che non hanno votato, dovrebbe contare( almeno) su circa 20 milioni di voti sui 52 milioni di italiani iscritti nelle liste elettorali. Hanno partecipato alle primarie tre milioni di italiani (uno su sei,sette di quelli ascrivibili all’area di centro sinistra) Mi sembra difficile poter affermare che il risultato del voto indichi la determinazione della volontà popolare riguardo la designazione dei suoi rappresentanti. In queste condizioni il “gruzzolo” di voti “personali” che ogni politico ha (e non dico che sia cosa illeggittima) conta troppo nell’esito finale.

      1. Gustavo, la tua è solo una constatazione dei fatti. Non ci spieghi, però, cosa bisognerebbe fare (accennavi in precedenza a delle regole) per migliorare le cose. A me sembra che non ci siano molte alternative valide ma sono pronto ad ascoltare ed, eventualmente, fare mie le tue opinioni.

        1. PG , mi risulta difficile capirti appieno. Concordi sui fatti (vittoria netta della vecchia nomenclatura, quindi mancanza di una reale alternativa al governo Monti-PD-PDL) ma poi continui a difendere delle primarie che, di fatto, sono state inutili ( penso, personalmente, dannose). Certamente anche per le regole attuative che hanno suscitato vivaci dibattiti anche in seno allo stesso PD. Voto tolto ai sedicenni (nonostante fosse contemplato nello statuto del PD), assoluta incertezza di voto per i fuori sede, registrazione prima del voto. Un altro “fatto”.Le precedenti primarie ( 2005, Prodi-Bertinotti,…) avevano visto una affluenza superiore ai 4 milioni

          1. Gustavo, scusami ma sono io che proprio non ti capisco. A me le primarie piacciono, mi sembrano un bel passo avanti per far scegliere il alle persone che hanno ancora voglia di partecipare. Tu, invece, prima sostieni che le sono “manipolabili” ma non dici chiaramente come si potrebbe intervenire in proposito. Poi sostieni che non vanno bene le regole e, infine, consideri addirittura che le stesse primarie siano inutili. E quale sarebbe l’alternativa? Abbandonare anche questa possibilità di “democrezia diretta”?

            1. Allora facciamo a capirci. A me va benissimo una consultazione popolare, preventiva alle normali elezioni, per mezzo della quale sia lo stesso popolo a definire i suoi rappresentanti, anzi la credo “indispensabile”. Questo processo si chiama “primarie”. Visto che su questo siamo d’accordo cerchiamo di fare in modo che esse non siano manipolabili. O almeno non lo siano facilmente! Questo ci obbliga a trovare (insieme) delle regole che possano attuare il nostro proggetto. Non puoi scaricare su di me questo compito. Se vuoi possiamo aprire un dibattito e ragionare insiemo sui pro e contro di ogni singola regola o, insieme, inventarcene di nuove Certamente nelle primarie sin ora attuate c’e qualcosa ( o molto) che non va se esse non hanno mai prodotto un segno incontrovertibile di democrazia orizzontale

  3. Mi andrebbe benissimo, perché non si tratta del proporzionale puro ma di una “mescolanza” con forte connotazione maggioritaria, a doppio turno. Se non sbaglio, alla coalizione che appoggia il candidato Sindaco vengono attribuiti i 2/3 dei seggi, per cui è garantita la governabilità. Si può utilizzare il voto disgiunto (ragionevole) ed esprimere UNA PREFERENZA. Mi piacerebbe che le primarie precedessero SEMPRE non solo la scelta del candidato Sindaco ma anche l’elenco dei candidati consiglieri, tra i quali gli elettori potranno decidere la preferenza. Sono perplesso, ma ritengo accettabile, che prima del ballottaggio siano possibili gli “apparentamenti”. A mio parere, invece, è sbagliato che non esista alcuna soglia di sbarramento: se introdotta, una legge elettorale di questo tipo avrebbe il mio appoggio incondizionato.

  4. Si può fare a meno delle primarie; si può dare la possibilità di scelta tra una rosa più ampia di candidati e la si può offrire a tutti gli elettori (non a una parte di questi). Basta reintrodurre le preferenze, insisto, in uno schema elettorale analogo a quello già vigente per le elezioni comunali.
    Le elezioni primarie sono state un surrogato di democrazia scippata dalle liste bloccate del porcellum.

    1. Nelle elezioni comunali, il centro sinistra utilizza le primarie per la scelta del candidato Sindaco: aperte a tutti, tra l’altro Le aboliamo? Anche reintroducendo le preferenze, le liste per scegliere i candidati consiglieri, devono essere stabilite dalle strutture di partito o non sarebbe più opportuno, anche in questo caso, l’utilizzo di elezioni primarie che determinino i nomi, i cognomi e la posizione in lista di chi desideriamo? Di quale surrogato stai parlando? Forse non ricordi bene come funzionava il meccanismo delle preferenze prima della sua abolizione e le “porcherie” che ne conseguivano. Ti rammento che il 18 e 19 aprile 1993 si è svolto un referendum (affluenza pari al 70% circa, SI pari all’83% circa) per l’abrogazione delle norme della legge elettorale del Senato, in modo da introdurre il sistema elettorale maggioritario uninominale. Ma in Italia, i referendum non contano nulla, a partire da quello sul finanziamento pubblico dei partiti.

      1. PG , non mi pare che a Palmi, nelle ultime votazioni comunali, sia successa qualcosa del genere ( no alle primarie, Boemi imposto) Una cosa sono le “belle intenzioni” un’altra la realtà. Per il resto concordo
        I fatti ci dicono incontrovertibilmente che all’interno dei partiti attuali esistono solo forme di potere verticistico e nessuna forma di democrazia orizzontale che possa determinare, realmente, i suoi rappresentanti. Unica scappatoia creare nuovi partiti(Grillo, Ingroia) o riuscire ad imporre delle primarie ( vere) ai partiti esistenti
        Creare nuovi partiti ci riporta alla prima repubblica in cui era possibile il “ricatto” del piccolo partito verso il grande in quanto era indispensabile per il raggiungimento dei “ numeri” per governare. (vedi anche stallo attuale)
        La reintroduzione del voto di preferenza senza forme importanti di democrazia diretta o partecipata all’interno dei partiti non risolverà nessun problema. Come oggi ci saranno dei nomi che serviranno solo come specchio per le allodole ( o foglie di fico, per nascondere le “vergogne”) che non sfoceranno mai in rappresentanti eletti. E se anche qualcuno dovesse “sfuggire” sarà solo un “isolato” senza “potere” di cambiamento.
        Certamente le primarie sono inutili all’interno di un partito a struttura orizzontale in quanto, esse, esistono già insite nella “struttura”.

      2. Proprio nel testo che stiamo commentando metto insieme la riforma elettorale e la legge per la democrazia interna e la trasparenza nei partiti. Realizzare l’una e realizzare l’altra. Se la vita interna dei partiti sarà democraticamente regolata non vedo ragioni per rinunciare al sistema delle preferenze che assicura a tutto l’elettorato, al momento del voto, un margine più ampio di scelta di quello che possono consentire elezioni primarie che hanno, per di più, una base elettorale giocoforza assai più ristretta; ma per non restare nel vago ricordo che le primarie di SEL, un autentico fiasco dal punto id vista della partecipazione, non hanno prodotto altro che una pattuglia di parlamentari nella quasi totalità già decisa a tavolino da Vendola.

        1. Non capisco, secondo la tua opinione, chi e come dovrebbe definire le liste dei candidati tra i quali gli elettori potrebbero poi scegliere tramite le preferenze. Me lo spieghi meglio, per favore? Grazie.

          1. Certo! Le liste dei candidati non possono che essere approntate dai partiti col metodo che preferiscono ma, dovendo rispondere alla legge di democrazia e di trasparenza, queste risulteranno il frutto di una competizione interna libera e aperta. Chi volesse fare politica attiva lo potrà fare scegliendo un partito e concorrendo con le sue idee alla definizione dei programmi e delle liste elettorali. Al voto gli elettori, a loro volta, avranno la possibilità di scelta tra una gamma piuttosto ampia di candidati usciti vincenti dalla competizione interna di partito.
            Rispetto al metodo sin qui seguito, ad esempio dal PD, due sono le principali differenze:
            1. la scelta dei candidati in lista spetterebbe agli iscritti ai partiti auspicabilmente con regole che escludano la golden share delle segreterie (che si traduce anche in candidature multiple e civetta con le quali si mortificano spesso le rappresentanze territoriali);
            2. la parola finale spetterebbe agli elettori che avrebbero così un effettivo margine di scelta.
            E’ chiaro che introducendo regole per la effettiva democrazia interna ai partiti, senza cambiare l’attuale legge elettorale, si avrebbe un parlamento di nominati dagli iscritti ai partiti; e che cambiando l’attuale legge elettorale, anche introducendo le preferenze, senza sancire regole nuove per la vita interna delle organizzazioni politiche, si avrebbe un parlamento in buona misura predeterminato dalle segreterie delle stesse.
            Ecco perché le due riforme dovrebbero, nella mia idea, essere congiuntamente attuate.

  5. Pino, trovo che la tua idea, per arrivare a dei delegati eletti scelti dal popolo, sia “al momento” utopistica e quindi mi accontento delle primarie.

    Per fare si che i “candidati dei partiti” siano “rappresentativi” dei bisogni, voleri,…. del popolo “necessità” che il popolo sia “dentro” i partiti. In caso contrario ( popolo assente) restano delle elucubrazioni e delle ipotesi teoriche fatte da pochi, anche se in buona fede. Non credo che esistano uomini della provvidenza che di per se abbiano coscienza del “bene” del popolo senza neanche “ascoltarlo”. Capisco bene che un “populismo” fine a se stesso potrebbe condurci alla totale rovina se non mediato dal raziocinio, dalla programmazione ecc

    Anche ammettendo di riuscire a rendere trasparente e orizzontale la gestione dei partiti e, ovviamente, a cambiare la legge elettorale, se non riusciremo a ridare a “tutti”, o almeno a molti, la voglia di fare politica non giungeremo a grandi risultati.

    La delega “costituzionale” è cosa ben diversa da quella esercitata oggi dal nostro popolo. Dobbiamo finirla di avere la coscienza tranquilla solo per il fatto che una volta all’anno compriamo in piazza un’azalea o un uovo di pasqua. Il nostro impegno di cittadini è di ventiquattro ore al giorno! Certamente esistono molte motivazioni per cui ognuno di noi è stanco, nauseato, refrattario, disilluso, …. ma la soluzione non è certo quella del lasciare fare, del non sporcarsi,… Se siamo in queste condizioni è anche colpa nostra. Non voglio dire che la supina accettazione sia connivenza, ma ci siamo vicini! Fare politica deve diventare un dovere dei cittadini non un’opzione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...