CIRCOLO "A. ARMINO"

Un'altra Palmi è possibile

03-Popolo e Politica

Credo che bisogna, iniziare a riflettere  a testare e esporre  percorsi di  esecuzione di una nuova  realtà politica come espressione fondamentale dei processi di organizzazione sociale, cioè delle attività in cui si esercitano capacità e si bada   alle esigenze umane ; ovvero: economici, culturali, sociali degli   abitanti  del luogo.

Un luogo  fondamentale e decisivo ma nel senso che in esso è  reso concepibile il confronto e la valutazione delle varie ipotesi  interpretative dei rapporti tra uomini e tra uomini e  cose; è un luogo  in cui si elaborano anche concretamente   le decisioni, si predispongono e si attivano gli strumenti per il funzionamento corretto, equilibrato e coordinato della vita camune. Per un aspetto e la vita cosiddetta civile, i rapporti e le attività reali, a condizionare e  a qualificare l’attività politica; per un altro verso è  questa che permette di far svolgere quella in modo consapevole, socialmente disposto,corretto e utile per tutti. L’Eliminazione dell’ingiustizia e della discriminazione, dei privilegi, della miseria e della  sprovvedutezza dev’essere le scopo di un’attività prima  di tutto legislativa giustificata esclusivamente dal bisogno camune di utilizzare le risorse, naturali ed umane,  a vantaggio di tutti. E queste richiede una conoscenza   ed una predisposizione intenzionale che soltanto al  livello di colloquio reale, realizzabile in situazioni  territoriali determinate ed accessibili, possono attuarsi come connotato attivo dell’uomo realmente vivente   e non come pure e irreali concetti di una rappresentazione  elaborata senza altri riscontri  che sono  quelli ristretti alla mente e agli interessi di gestori  del potere dei pochi .

Per questo deve essere rivista, contestualmente, la stessa struttura dell’ amministrazioni comunale, perché possa configurarsi davvero come espressione di  una comunità viva. Solo cosi , i politici, potranno rappresentare il modello/criterio di organizzazione politica, ulteriormente poi associandosi a costituire aggregazioni più ampie,  reti di comuni, per l’affronta mento dei problemi che le loro singole forze non possono risolvere.

E’ a questo livello che si propone una prospettiva già  globalmente politica, che definisce un modo radicalmente diverse di intendere la politica, come strumento   del potere diffuso ( in concreto da restituire ai cittadini)  e non come esercizio del potere  dei pochi e quindi estraniato. Le difficoltà di esercitare efficacemente attività alternative specifiche (economiche, culturali, di trasformazione sociale) derivano proprio da un contesto politico così rigidamente istituzionale e discensivo  in cui il modello dominante di ogni realtà e quello della divisione sociale  (tra la mente e il braccio, il creatore del progetto e gli esecutori, chi ordina e chi ubbidisce)  che le stesse  amministrazioni locali sono per tanti e prevalenti   aspetti i terminali capillari del potere centrale. Il rovesciamento  di questa prospettiva costituisce la rivoluzione, concepita correttamente come restituzione dell’identità dinamica alle aggregazioni sociali. Questa restituzione comporta evidentemente l’attivazione e l’esercizio continuo delle capacita umane di relazione a tutti i livelli possibili, primo quello della consapevolezza che ogni gesto di chiunque ha una doppia valenza, per lui e per gli altri, e che quindi questa doppia valenza deve esser coltivata, tenuta in conto  come aggetto unisono  di desiderio. L’attività politica è esercizio pratico di questa consapevolezza, e c’e un  rapporto reciproco, dinamico, si potrebbe dire pedagogico , tra di esse, diciamo tra cultura e politica. Il  che fa si che come per l’apprendimento, ovvero per la maturazione    culturale, il possesso della effettiva capacità politica  non è estraneo (previo o  postumo) all’attività realmente  esercitata. Ovvero , l’iniziativa politica e il mezzo dell’educazione politica. E questo ben  sa  ogni uomo di potere, che tiene lontani i cittadini da quell’esercizio effettivo con l’argomento della loro ,impreparazione: essi non raggiungeranno mai la maturità se privati proprio dell’unico strumento che gliela  può dare.

Questo è dunque il problema principale che può dare  senso ad una trasformazione istituzionale: definire ed attivare situazioni, ambiti, strumenti organizzativi per  un reale esercizio della politica da parte di tutti. Va da sé che questo criterio vale parimenti per ogni  attività  umana — da quella economica a quella culturale, da quella della generale relazione sociale a quelle specifiche , che impegnino intelligenza, sentimento, volontà. L’esercizio concreto è  l’ambite dell’apprendimento , la coeducazione e il sue metodo: una società centralizzata come la nostra non può che produrre ignoranza, disaffezione, atrofia, sprovvedutezza. In una parola eliminazione della soggettività.

   “Cianzu”- Palmi 17/12/2011

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3 thoughts on “03-Popolo e Politica

  1. Cianzu coglie, a mio modo di vedere, un aspetto prioritario e decisivo: il cambiamento è possibile e si attua soltanto con la partecipazione diretta e attiva della maggior parte delle persone; ciò che vale per le piccole comunità come per le grandi istituzioni pubbliche.
    Non si dà cambiamento per l’avvento di uno o pochi uomini della provvidenza, per quanto saggi e avveduti possano essere considerati. Perciò il compito di chi voglia cambiare è reso ancora più arduo e difficoltoso.

  2. Credo che sia molto difficile gestire una democrazia senza “delega”. Certo è sotto gli occhi di tutti quanto (tanto) hanno fatto i nostri “delegati” a loro stessi e quanto (poco) hanno fatto a noi!!
    Molto ci sarebbe da dire sul fatto che spessissimo, per l’attuale legge elettorale e per altri motivi, la delega attuale ha tutti i crismi dell’autodelega. E molto ci sarebbe da dire anche sul fatto che il voto ( da troppi) è gestito come una raccolta punti per avere qualche gadget. Comunque concordo che molto si può fare, visto che praticamente molto poco è stato fatto realmente, verso una democrazia più partecipativa; nonostante, dalla Costituzione in poi, la cosa sia stata più volte solennemente sancita

  3. La lotta contro la sprovvedutezza, in particolare, coglie l’elemento principe della causa di disparità tra gli uomini. E’ attraverso il dato esperenziale di Babbo Natale (dal suo smascheramento), soggetto di collegamento tra l’umano e il divino, reso critico dalla credulità popolare, che si può addivenire al superamento della filosofia.

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