PARTECIPARE SÌ, NO, FORSE …

La discussione sulla partecipazione di ALBA alle prossime elezioni politiche generali, che salvo improbabili colpi di scena si svolgeranno nella primavera prossima, ha avuto come detonatore l’articolo di Alberto Asor Rosa apparso sul Manifesto il 14 ottobre scorso, seguito da un intervento, sullo stesso quotidiano, di Piero Bevilacqua del 23 dello stesso  mese. In realtà, per il Soggetto Politico Nuovo, la questione si era posta fin dalla sua nascita, e ancora in settembre un comunicato del Comitato Esecutivo Nazionale, significativamente rivolto a chi aveva aderito al movimento in vista del 2013, apriva con evidente chiarezza alla partecipazione alla competizione elettorale in quanto “non possiamo far finta di niente”. Il dibattito interno era però tutt’altro che sopito. Più recentemente, alla Conferenza sul Lavoro del 6 e 7 ottobre, a Torino, erano state poste a  confronto due posizioni, che le abili conclusioni di Marco Revelli avevano tentato di ricucire. Per Livio Pepino era necessario definire con urgenza un programma di 10-12 punti irrinunciabili e individuare una ventina di persone da inviare in Parlamento, mentre per Paul Ginsborg non era possibile alcuna alleanza in vista di elezioni politiche che non rappresentano in alcun modo l’ultima occasione da cogliere.

Asor Rosa, nel suo richiamato intervento, invita in buona sostanza tutte le componenti della sinistra a sostenere l’alleanza PD-SEL, ogni altra scelta non potendo che giudicarsi velleitaria e autolesionista. Non proprio alle stesse conclusioni giunge Bevilacqua che, tuttavia, mostra particolare scetticismo circa la possibile partecipazione, in forma autonoma, di liste ALBA alle prossime elezioni. Questo dibattito, non sempre pubblico, non per questo meno animato, tra  chi ritiene irrinunciabile una partecipazione diretta o in qualche forma mediata alle elezioni e chi, viceversa, giudica prematura questa scelta se non addirittura incompatibile col carattere di movimento che ha assunto sin qua ALBA, dovrà tuttavia tener conto almeno di tre elementi che verranno tutti a maturazione nell’arco delle prossime settimane e dalle quali, a mio avviso, non è utile astrarsi per una meditata decisione: il risultato delle elezioni regionali in Sicilia, l’esito delle primarie di coalizione nel centro sinistra, la legge elettorale con la a quale si andrà al voto in primavera.

Le elezioni siciliane.

Le elezioni di domenica prossima, pur non trascurando il carattere locale che assumono in una regione come la Sicilia caratterizzata da non poche specificità rispetto al quadro nazionale, mostreranno innanzitutto se e con quale intensità è venuta a franare la realtà politica delle destre come indicano i sondaggi e renderanno, pertanto, più o meno cogente l’invito lanciato da Asor Rosa a serrare le fila della sinistra. Allo stesso tempo una chiara indicazione sul grado di maturazione e di penetrazione dell’elettorato anti-montista verrà dal risultato della lista SEL/IdV/Federazione della Sinistra, ovvero specularmente da quello che si aggiudicherà l’alleanza moderata tra il PD e l’UDC. Un’importante affermazione di quest’ultimo cartello alle elezioni siciliane aprirebbe, peraltro, la strada alla messa in soffitta, come già per la “Foto di Vasto”, anche della neonata “Carta di Intenti”. Né è possibile trascurare, nelle analisi che dovranno essere fatte al termine di quelle elezioni, il risultato che conseguirà la lista di Beppe Grillo per le implicazioni sulla tenuta del sistema partitico tradizionale a livello nazionale.

Le primarie del centro-sinistra.

Meno di un mese dopo, il 25 novembre, si svolgeranno le primarie volute dal PD e sposate da SEL. Anche l’esito di questa consultazione avrà importanti ripercussioni che non potranno essere trascurate. Se è ragionevole dubitare della vittoria di Nichi Vendola – sempreché lo stesso non sia indotto addirittura a ritirarsi da quella competizione per rispettare la parola data di uscire dalla scena politica se condannato per abuso di ufficio – non è altrettanto agevole pronosticare la vittoria di Bersani su Renzi. In caso di vittoria di quest’ultimo sull’attuale segretario si aprirebbe verosimilmente una fase di violento scontro all’interno del PD che potrebbe portare anche alla frantumazione di quel partito, con conseguenze che si irraggerebbero su tutta la sinistra e sulla sua strutturata composizione. In ogni caso SEL difficilmente potrebbe accettare di sostenere attivamente la candidatura di Renzi alla Presidenza del Consiglio senza pagare il prezzo della sua dissoluzione.

La legge elettorale.

Infine la legge elettorale. Non è ancora chiaro se andremo al voto con l’attuale sistema o se i partiti che sostengono Monti riusciranno a trovare un nuovo compromesso; quel che si sa, e non lascia ben sperare, è che le forze che puntano a un Monti bis e che sono maggioranza, lavorano per una legge elettorale che renda agevole quest’obiettivo. In ogni caso la legge che verrà fuori – per il suo tasso di proporzionalità ammessa, per la soglia di sbarramento, per l’incentivo a formare coalizioni, e per ogni altra possibile più o meno sofisticata strumentazione – non sarà ininfluente rispetto alle scelte che ALBA vorrà fare.

Palmi 23 ottobre 2012 – Pino Ippolito Armino

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9 pensieri riguardo “PARTECIPARE SÌ, NO, FORSE …

  1. L’art. 49 della Costituzione, letto in maniera trasversale, definisce “partito” ogni associazione di cittadini che abbia lo scopo, con metodi democratici, di concorrere a determinare la politica nazionale. Per cui comunque definiamo al momento ALBA, visto il suo manifesto sul “soggetto politico nuovo”, e la sua conseguente volontà di concorrere a determinare e modificare sensibilmente la politica ( nazionale) ed il modo di farla, essa è certamente, rispettando qualunque altra definizione, anche un “partito”. E, come tale, ha tutti i diritti di partecipare alle prossime elezioni.

    Rispettando le ovvie e debite “proporzioni”, a mio modo di vedere, si ripresenta il dibattito e gli annessi dubbi che abbiamo avuto nel decidere se il Circolo Armino dovesse o meno partecipare alle elezioni comunali.
    Sarà anche l’insicurezza e la brevità delle nostre vite ma ogni volta è … l’ultima volta! Per cui anche se coscienti di non essere pronti ci lanciamo comunque nell’impresa confidando che poi “in itinere” risolveremo i nostri dubbi, troveremo le soluzioni, ecc, ecc
    E’ però anche vero che, se aspettiamo di essere pronti, di non avere più dubbi, di avere le soluzioni,… , ci ritroveremo con una situazione più disastrata di quella attuale da “sanare”.

    Certamente abbiamo, come ALBA, delle persone capaci, oneste, innovative da “lanciare” nell’agone politico. Cosa non da poco! Riuscire a portare qualcuno di loro a “palazzo” forse ci aiuterebbe ad attuare un minimo di controllo delle politiche perseguite dagli “altri”, e forse anche una “testa di ponte” per future più massicce “invasioni”.
    Non credo sia questa la soluzione ai nostri “mali”. Mi sembra solo un analgesico per sentire, per un po’, meno dolore!

    La soluzione è (ri)dare il potere al popolo. E sarebbe cosa facile se questo lo volesse. L’amara realtà è che la maggioranza del popolo è troppo occupata ad arrabattarsi in qualche modo a sopravvivere, operando spesso nella zona grigia, sicuramente costretta dal bisogno ma anche dalla “comodità” reale e morale ( così fan tutti) che questo comporta. Un popolo che insegue sogni e bisogni, che di “reale” hanno solo i “consigli” del “gatto e della volpe”…..

    1. Mi trovo sostanzialmente d’accordo con il commento di Gustavo. Intanto, mi pare di capire che il “dilemma” della partecipazione di ALBA alle prossime elezioni è una questione interna a questo movimento, per cui può riguardare ben poco chi non ha seguito o non è stato investito della cosa, o non si trova d’accordo con le sue dinamiche. Credo che, a dispetto della presentazione del caso, come si trattasse di un problema obiettivo di tutta la sinistra, questo vada specificato. Ciò detto, per entrare nella visione delle problematiche elettorali, in senso generale, riscontro delle gravi inconguenze in merito. La prima riguarda l’essenza e la consistenza del movimento ALBA. Nel senso che, alla luce anche dell’esperienza del M5S, nonostante tutto l’impegno profuso, non ha ancora dimostrato nulla, neppure un movimentismo alla Grillo, appunto, consistente e reale, come attestano le elezioni siciliane. Inoltre, a differenza del M5S, già ampiamente conosciuto al Sud e lì fattosi valere, non mi risulta che ALBA sia in alcuno dei pensieri della gente del Sud, e non so quanto lo sia in quella del Nord. In questo colgo la giusta considerazione di Gustavo, secondo me, di quanto già sia distante il “popolo” da certe preoccupazioni di tipo politico; sotto questo particolare aspetto, vedo riproposta la distanza della politica dai cittadini, che evidentemente, per tenersi lontana, non deve necessariamente presentarsi come “politica di palazzo”. Per quel poco che so di ALBA, non ho dubbi sulla autorevolezza dei suoi esponenti (perlomeno di quelli più in vista o da me conosciuti), ma ciò non mi impedisce di vedere l’operazione “lancio elettorale” del movimento, per certi versi somigliante a quella dei vari “movimenti meridionalisti” che spuntano ogni giorno, nè di cogliere particolari garanzie rispetto anche al ruolo di sponda per aspiranti riciclabili.

      1. Potrà anche apparire strano ma considero del tutto centrata e ben fondata l’obiezione principale che muovi al mio scritto. In effetti si tratta di riflessioni concepite e rivolte agli aderenti ed ai simpatizzanti di ALBA, pubblicate sul sito del Circolo nella speranza che potessero essere di interesse meno circoscritto. La crisi della rappresentanza e persino la sopravvivenza stessa della sinistra in questo Paese – come, a mio dire, testimoniano le recenti elezioni siciliane – sono purtroppo realtà che non riguardano questo o quel movimento, questo o quel partito, ma che coinvolgono l’insieme tutto dei soggetti politici che si richiamano ai valori e ai principi della sinistra.

        Non condivido, viceversa, l’ingenerosa (e per tua stessa ammissione poco consapevole) associazione di ALBA ai vari “movimenti meridionalisti”.

  2. In queste ore, in attesa del risultato elettorale siciliano, si può già dire che il sistema politico nazionale è terremotato. Non era mai capitato, credo, che si recasse a votare meno della metà degli elettori; e il prevedibile successo di Grillo aggiunge sale alla ferita. Dal fallimento, oramai conclamato, dei partiti tradizionali bisognerà cominciare a costruire una nuova politica.

    1. Credo anche io che il fulcro del problema stia nella separazione (ormai conclamata e, tra l’altro, credo anche “voluta”) tra il potere politico ed il paese reale. La nostra è una democrazia “fallita” cha ha subito una forte degenerazioni oligarchica, aggravata dal fatto che gli “oligarchi” non sono, comunque , “uomini della provvidenza” che possono ( e/o vogliono) tirarci fuori dai guai, ma “mafiosi”, “teste di legno” di altri poteri, arrivisti, “giullari”, politicanti mestieranti e/o mercenari (mi scuso con quei quattro gatti “onesti” … ma, purtroppo, contano quanto il famoso due di picche),….

      Se ALBA non riuscirà nell’immediato a lanciare una “cima” al popolo alla deriva, per poi acquistarne la fiducia con nuove idee e progetti ed infine, “assieme”, conquistare la “guida” del paese,… sarà l’ennesimo fallimento di “intellettuali da salotto”. Io un po’ ci spero ( sarà …. rimbambimento senile!?) ed ho quindi “aderito”…

  3. non ho molti elementi per fare una valutazione su ALBA, quello che però ho registrato negli incontri a cui ho partecipato è stata una sensazione di spaesamento e di confusione.Non ho trovato elementi di concretezza ;spesso alcuni interventi sono sembrati “esercizi di stile”. Sicuramente parlare in modo civile ed affrontare argomenti di buona politica è già una boccata d’ossigeno, ma poi quale programma prevede questo nuovo soggetto politico (già la definizione è troppo generica) davvero pensiamo che ci sia un “popolo” da salvare e non che bisognerebbe fare invece un lavoro lungo e capillare riuscire a riattivare le forze sane di questo paese, che ci sono ma divise ed isolate tanto da farsi ammaliare da Grillo o da non andare a votare per sdegno e ribellione.Reazioni da eterni adolescenti. Mi sembra,sentendo gli esponenti di ALBA che non ci sia la maturità per affrontare un periodo di crisi ed instabilità economica e sociale e che ancora una volta si ricorra alle parole, belle, profonde per riempire un vuoto di “sostanza”, di idee vere e concrete per evitare che ragazzi vadano via, che si possa avere una scuola pubblica meno dissestata, una sanità più affidabile, un’economia meno fragile ecc. ecc.. Non so se ALBA dovrà partecipare o meno alle elezioni, se dovesse farlo mi piacerebbe che ci fossero proposte comprensibili e realizzabili, mi piacerebbe poter credere che ci sia una speranza, qualcosa che possa riaccendere la voglia generale di partecipare tentando di neutralizzare il bipolarismo di apatia-rabbia che sembra affliggere la maggior parte di noi; qualcosa che divida chiaramente ciò che morale da ciò che non lo è ( vedi Marchionne ed altri), qualcosa che faccia capire che si ritorna a parlare di persone e non di consumatori, elettori o clienti ….Rileggendo mi sembra più una lettera a Babbo Natale che un commento

  4. Gran bella discussione!
    Gustavo mette l’accento sulla scarsa partecipazione popolare, come dimostrano, da ultimo, le elezioni siciliane; Ciccio, e con più vigore Graziella, sull’inconsistenza della proposta politica di ALBA.
    Certo ALBA non ha oggi un programma e troppo spesso, come sottolinea Graziella, molte enunciazioni possono suonare puro esercizio di stile linguistico; e talvolta anche inopportune e sgangherate (come quella, io credo, del default controllato dello Stato italiano).
    Questo vuoto di proposta, purtroppo, è caratteristica di tutta la sinistra italiana, stretta nella morsa tra l’accettazione (con qualche rammendo) e la critica senza costrutto al presente stato di cose. Se così è, dobbiamo fare una scelta. Restiamo in attesa che venga formulata, da qualcuno da qualche parte, una proposta politica seria, concreta, affidabile. Oppure proviamo a costruirla anche noi insieme a quelle persone colle quali, più che con altre, condividiamo valori e principi. Voi che fate? Io preferisco la seconda!

    1. Pino, tu poni un problema molto serio e di difficile “soluzione”.
      Aggregarsi su un progetto o ( in mancanza di esso) farlo per “simpatia”, per sviluppare poi, assieme, un progetto.

      La scelta del circolo Armino è stata di puntare sulla “simpatia” scaturente dalla amicizia e dalla condivisione di idee di “sinistra”, diciamo “fondamentali”. Nel “dibattito” progettuale abbiamo già avuto alcune perdite di soci fondatori. Cosa, certamente, non da poco. E’ altresì vero che abbiamo almeno raddoppiato il numero di soci iniziale; ma, francamente, non so dire se le nuove adesioni siano dovute alla simpatia, di cui sopra, o alla progettualità ( minima) sin qui realizzata.

      Di sicuro è “fisiologica” la non condivisione generale su tutto, anche se si parte dalle stesse “basi”, poiché, vivaddio, la libera elaborazione delle idee, fatta da ognuno, può portare a soluzioni diverse.

      Comunque se la cosa può, in qualche modo, essere gestita per un ristretto gruppo di persone ( nel nostro caso, anche, amici) mi sembra irta di difficoltà, la sua realizzazione in larga scala. Oltre tutto se si mira ad una progettualità elaborata dalla “base”i tempi necessari saranno, giocoforza, molto lunghi.

      Molto più facile e soprattutto duratura sarebbe la “condivisione” di un progetto. Visto che questo (progetto) al momento non c’è, tu dici… proviamo a farlo! Certamente è meglio che non fare niente… ma quanti dubbi!

      Giustamente le “porte” sono aperte e quindi può entrare chiunque, sulla condivisione (spero reale) di alcune “generiche” definizioni di principio. Tutto è ancora da elaborare e quindi stiamo insieme non su progetti futuri, che ci coinvolgono perché da noi accettati, ma su un guazzabuglio di (personali) vecchie e nuove idee di quello che era e che potrebbe essere una nuova sinistra, al passo con i tempi, di quelle che potrebbero essere le soluzioni,…. Certamente in questo “guazzabuglio” ci sta tutto ed il suo contrario…

      Mi sa che, se si vuole fare in fretta, alla fine un ristretto gruppo di persone dovrà elaborare dei “punti” e/o un programma e su questo ci sarà poi la personale decisione di ognuno di noi di restare o andarsene. Se si vuole andare con calma ci saranno, per forza di cose, delle spaccature e divisioni, ma alla fine, forse, arriveremo alla elaborazione di un progetto condiviso dalla maggioranza della “base”. E siamo ancora alla “base” di un movimento, poi dovremo convincere e coinvolgere il popolo…

  5. Penso Pino che tu hai probabilmente una visione più ampia perchè partecipando a tante riunioni anche con persone di altro spessore ti sei fatto un’idea più fedele di come ALBA si sta muovendo, io continuo ad essere perplessa e a temere che la fretta possa portare a non “differenziarsi” veramente dagli altri,Sicuramente guardo con simpatia al movimento ma mi sento distante ancora da una partecipazione attiva.

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