CIRCOLO "A. ARMINO"

Un'altra Palmi è possibile

Costi della politica

  • Va favorita ogni possibile azione per limitare i costi della politica, per aumentarne efficacia ed efficienza al fine di contribuire per quanto possibile allo sviluppo economico del bene comune  tramite diminuzione della tassazione, senza sacrificio ma anzi con sviluppo dei servizi sociali universali
  • L’attuale sistema dei rimborsi elettorali è ridotto a un quarto con obbligo di rendicontare ogni spesa
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4 thoughts on “Costi della politica

  1. Va favorita ogni possibile azione per limitare i costi della politica, per aumentarne efficacia ed efficienza al fine di contribuire per quanto possibile allo sviluppo economico del bene comune tramite diminuzione della tassazione, senza sacrificio ma anzi con sviluppo dei servizi sociali universali.
    Non sono ammessi altri costi oltre a quelli imputabili al finanziamento pubblico rstabilito secondo le procedure elencate nel seguito.
    Non sono ammesse forme di finanziamento, neppure indirette, oltre quelle pubbliche.
    Tutti i costi relativi a strutture pubbliche direttamente assegnate ai partiti (uffici, personale, costi di telecomunicazio ne, viaggi) sono riportati a conto economico e coperti dal finanziamento pubblico.
    A giugno e ottobre di ogni anno solare si operano prechiusure del conto economico con evidenziazione delle tendenze in atto sotto il controllo della Corte dei Conti.
    Entro gennaio di ogni anno si formula il preventivo dell’anno in corso.
    Il preventivo approvato dalla Corte dei Conti costituisce base per il finanziamento per l’anno in corso.
    Il finanziamento per l’anno in corso è stabilito dalla Corte del Conti sentito il Ministero del Tesoro per le disponibilità di cassa entro il mese di marzo dell’anno in corso.

    Questa “formulazione” è stata riportata nell’elenco generale

  2. Un pò generico il primo punto.
    Ok il secondo.

  3. Ho capito ma non so far di meglio!

  4. E invece ho un dubbio: come Pino ha inteso benissimo, io non ho fatto altro che proporre quello che in ambito industriale si chiama “ciclo di budget”. Ora io penso che la PA non lo usi, ma abbia un altro modello fatto da “finanziaria” etc. Non avendo l’ambizione di cambiare tutto il mondo della PA (a meno che ce lo poniamo come obiettivo politico) mi accontenterei se il budget dei partiti fosse assoggettato alle stesse regole che vengono usate chessò per stabilire la copertura finanziaria ai vari ministeri. Insomma, che non esistano eccezioni “propartiti” rispetto al normale ciclo di budget dello stato. Ma io non ne so nulla. Qualcuno ne sa qualcosa?

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