04-Piano Sociale

Siamo alle porte di una competizione elettorale  e solo  alcune associazioni, in particolare una,  ha avvertito  un serio problema  riguardante la nostra comunità; quindi si assiste in questa associazione (Circolo A. Armino), al moltiplicarsi di discussioni, studi, incontri, esperienze che ripropongono, dopo un lungo periodo di silenzio collettivo, il tema della partecipazione dei soggetti sociali (la cosiddetta gente comune, i cittadini) ai processi di progettazione Sociale  e Pianificazione urbanistica. Per questo ritengo(o se volete  riteniamo) che  bisogna avere  nuovi approcci partecipativi e nuove pratiche di coinvolgimento degli abitanti che  si ricolleghino ad  una serie di strategie di riavvicinamento ai  protagonisti sociali, nel tentativo di trovare soluzione ai problemi di efficacia dell’azione pubblica. Sopratutto attraverso la valorizzazione delle insostituibili risorse progettuali di cui possono essere portatori solo i  destinatari  delle politiche.
Promuovere politiche di  benessere  significa ragionare sul ruolo del territorio e della città, sulle politiche d’inclusione sociale, sulla tutela dei diritti, sul ruolo che gli stessi cittadini possono e devono avere nel promuovere benessere per se stessi e per la collettività. Non solo in una prospettiva di miglioramento del livello di qualità della vita presente, ma anche, e soprattutto, in funzione di una prospettiva di garanzia di soddisfacimento dei bisogni fondamentali anche per le future generazioni.
Quando parliamo di futuro sostenibile dobbiamo anche parlare di società, di compatibilità dell’ambiente urbano con la vita degli uomini, sia dal punto di vista urbanistico-territoriale sia da quello della mobilità e del governo dei tempi di vita. Considerare il benessere diviene allora sinonimo di garanzia di qualità della vita in cui avere certezze irrinunciabili, quali quella di poter essere accolti e di poter sviluppare relazioni significative all’interno di una collettività riconosciuta e riconoscibile per una condivisione di regole e di intenti. Recuperare e costruire legami sociali, incoraggiando i cittadini ad un progressivo processo di riappropriazione delle deleghe per esercitare un ruolo attivo nella vita sociale. In estrema sintesi vuol dire far esercitare responsabilità, sviluppare solidarietà e promuovere i diritti di cittadinanza.
La pianificazione territoriale e urbanistica fornisce il solo quadro coerente entro il quale una politica di arricchimento sociale può essere efficacemente perseguita, avendo come oggetti fondamentali di studio e di ricerca quelle che vengono spesso definite risorse terminabili, beni posizionabili,  beni  irriproducibili ( assai limitatamente riproducibili), insostituibili (o poco sostituibili). Finalità primaria della programmazione, sia urbanistica che territoriale, dovrebbe quindi essere la valutazione di tali risorse e di tali beni sulla scorta di codici non di mercato ma sulla scorta di parametri che siano,  soprattutto, coerenti con il  progetto  che la società si pone come obiettivo da raggiungere attraverso i processi decisionali politici. Qualità sociale come qualità strutturali e formali del territorio e del sistema insediativo, ricercate e realizzate ai fini di una maggiore equità della vita sociale e collettiva, a cui la pianificazione deve conformarsi. La ricchezza di beni pubblici risponde a principi di  equità  sotto due dicotomici  profili, da un lato è indispensabile per soddisfare in  termini percentuali, progressivamente crescenti,  i bisogni dei settori della popolazione meno dotati di capacità economica, dall’altro, rappresenta un principio universalistico in termini di fruibilità, in quanto tutti i cittadini, almeno tendenzialmente, vengono posti sullo stesso piano nei confronti di tali beni.

Certo sto sognando, se mi raffronto alla realtà dei Partiti, ma buttare un sasso in questa torbida pozzanghera può portare  ad un timido processo di eutrofizzazione.

Palmi 20/1/2012- Cianzu

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3 pensieri riguardo “04-Piano Sociale

  1. Credo proprio che sia giunta l’ora di “ buttare un sasso in questa torbida pozzanghera “ e di interrompere il “ silenzio collettivo “ che da tempo, imperterrito, impera sulla nostra comunità.
    Non mi illudo, certamente, di poter edificare ““grandi opere”” ma, mi piacerebbe, però, trovare il giusto metodo per “ incoraggiare i cittadini ad un progressivo processo di riappropriazione delle deleghe per esercitare un ruolo attivo nella vita sociale “ di questa comunità.
    Ed è a questo progetto, per certi versi, che noi stiamo lavorando. Incerto sarà l’esisto. Ma in noi, credo, vi sia una grande volontà di proseguire in questo progetto. Ritengo che la speranza “ sia l’ultima a morire “, intendo la speranza…di un cambiamento, ovviamente.

  2. Anche un sassolino può provocare una valanga, se ci sono le condizioni adatte. Non credo che, al momento, possiamo fare molto di più che lanciare sassolini…

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