CIRCOLO "A. ARMINO"

Un'altra Palmi è possibile

Sudditi e cittadini

Un “doveroso” preambolo a questo mio “spunto” di discussione. Continuamente e giustamente dovrei ripetere la frase “fatte le debite eccezioni”, datela per “detta”, ovunque. Comunque le debite “eccezioni” non hanno prodotto al momento significativi cambiamenti. Non facciamo l’”errore” della chiesa che li fa “santi” e quindi “diversi”, mentre dovrebbero essere la norma. Perdonate anche le mie ricorrenti riscoperte dell’acqua calda….

Che la “politica”, in senso generale, sia totalmente in crisi è sotto gli occhi di tutti. In democrazia, due sono le componenti essenziali della “politica”: il popolo (unico detentore del “potere”) ed i (suoi)delegati. Ambedue queste componenti sono in totale crisi. Evito di parlare dei “delegati “, oggi neanche più tali visto che si “auto delegano”, poiché di fatto assieme ad altri poteri forti, caste, lobby e mafie hanno creato una oligarchia che va smantellata, con le buone o con le cattive. Qualunque momento è buono, da parte del popolo, per farlo.

Il popolo, nella breve vita democratica del nostro paese, non ha ancora (quasi) mai saputo fare politica. La politica democratica è essenzialmente la “mediazione” di interessi diversi. Ovviamente nessuna mediazione è possibile nell’ambito dei diritti essenziali. Dalla seconda metà del secolo scorso ad oggi abbiamo vissuto periodi in cui il popolo, o almeno una accettabile parte di esso, ha partecipato a momenti di: lotta di classe (politica del PCI coadiuvato da alcuni sindacati), forte commistione religiosa nella laicità dello stato (DC), difesa di interessi personali in palese contrasto con gli interessi generali ( Lega) e poco altro (divorzio, aborto, qualche altro referendum).

A parte quanto appena detto il grande assente nella politica italiana è indiscutibilmente il popolo. Questo fatto ha indubbiamente motivazioni non banali da valutare e a cui porre rimedio. “Condicio sine qua non” per alimentare la speranza di un futuro “democratico” da sostituire all’attuale oligarchia.

La scommessa, sinora persa, dei “padri costituenti” è stata quella di trasformare un popolo di sudditi, monarchici e fascisti, in un popolo di cittadini. La resistenza non è stata un fenomeno di massa ma elitario e spesso le sue motivazioni non sono state solo pulsioni idealistiche ma necessità più o meno improcrastinabili. I “vincitori”, per una mera questione “geografica”, hanno stabilito la nostra area di appartenenza e la nostra “consequenziale” tipologia di governo. Alla gran parte del popolo italiano è stata “regalata” la democrazia e la condizione di “cittadino”. Comunque, dopo sessantacinque anni dalla promulgazione della Costituzione siamo rimasti essenzialmente un popolo di sudditi.

Lo stato è ancora qualcosa di “estraneo”, con una “vita indipendente”, che impone leggi e balzelli. D’altronde chi può assumere la “paternità” di questo carrozzone, stracolmo di privilegi per i “cortigiani”, con mille leggi soggette ad “interpretazione” , per chi può permetterselo, quando non sono “ad personam” o “pro domo sua”. Dove i “servizi” sono in mano ad una burocrazia che, certamente invischiata nella rete “inestricabile” di innumerevoli “regole” che si accavallano senza un filo logico conduttore, ci ha messo molto di suo con assenteismo, inefficienza, corruzione,… Tutti sappiamo in che stato sono la “giustizia”, la “sanità”,…

Una politica sana, la scuola e la famiglia, assieme, avrebbero dovuto “tramutare” i sudditi in cittadini. La politica non è stata sana, ricercando sempre il potere e l’interesse personale ( o di gruppo)e non il bene comune. La scuola italiana, certamente di tipologia fascista sino al “sessantotto”, non ha saputo fare il salto di qualità necessario ed oggi ha grandi problemi ad insegnare le “nozioni”, immaginiamoci a sviluppare idee o ideali. La famiglia ha saputo solo dare benessere ai suoi figli e, credo a causa del ricordo di privazioni subite, spesso in maniera esagerata e diseducativa. Abbiamo inculcato nei nostri figli l’idea (causata dalla “consuetudine” famigliare) che “tutto” gli fosse dovuto. Poco male se fossimo riusciti nel contempo a realizzare uno stato che potesse almeno in parte (diritti essenziali) garantirgli un futuro accettabile. Gli stiamo consegnando un futuro in cui molto poco o nulla gli è “dovuto” senza averli adeguatamente “preparati” o peggio, per dirla tutta, avendoli preparati a vivere nel “paese del bengodi”.

I mass media avrebbero potuto avere un ruolo significativo in questa trasformazione (suddito-cittadino) ma essendo, praticamente sempre, una “propaggine” del potere, hanno fatto il suo (potere) interesse agendo per la conservazione dello status quo. Neanche internet al momento è un forte vettore di pulsioni libertarie, idee,…. restando quasi sempre nell’ambito del “gioco”, del “pettegolezzo” , ecc

Ai sudditi italiani è rimasta solo la personale volontà di riscatto. Il perché neanche questo abbia funzionato è tutto da studiare. Qui le sfaccettature sono tantissime per cui l’esaustività dell’argomento è lasciata alla discussione.

In fondo essere suddito ha i suoi vantaggi… Qualche diritto, regalatoti dalla civiltà “occidentale” nel suo complesso, nessun dovere che ti impegni “moralmente”. Tutto ciò che non appartiene al tuo ambito ti è estraneo, è terra di conquista. La regola è “arraffa quello che puoi” (anche perché se non lo fai tu lo faranno altri), dipendendo solo dalle tue “capacità” il benessere della tua vita. Lo stato, e a dire il vero lo stesso fa molto poco per non esserlo, è un “estraneo” dispensatore di regole e balzelli, valide al più per i “fessi”…

Probabilmente perché al sud amiamo fare le “cose per bene”, da noi le sudditanze aumentano a dismisura. Oltre a quelle presenti al nord verso lo stato , verso i mass media e gli “imbonitori” di ogni genere, a cui troppo spesso regaliamo il nostro cervello, ne abbiamo, credo, di particolari. Al tempo delle vacche grasse era molto in auge quella verso i “politici”, dispensatori di “posti di lavoro”. Ed anche quella verso la chiesa era importante. A causa della inefficienza e spesso della compromissione dello stato (leggi “uomini dello stato”)la sudditanza verso le mafie è stata, ed è, ” ineludibile”. Certamente esistono poi anche sudditanze di tipo familistico, verso il datore di lavoro, ecc. Liberarci sarà estremamente difficile!

La disillusione generale, il vedere che diritti già acquisiti ti vengono sottratti, il deprimente confronto tra i tuoi diritti e quelli di altri, ecc. dovrebbero spingere alla lotta e non all’abulia. Potremmo anche non sentirci moralmente impegnati per noi stessi, ma avendo fatto dei figli lo siamo per loro. Siamo gli unici padri che consegneranno ai propri figli un mondo peggiore di quello da loro vissuto, pretendendo anche il loro lavoro per il nostro futuro mantenimento ed il pagamento dei nostri debiti.

E’ mai possibile che le nostre future speranze risiedano “solo” nel “superenalotto”!? Molti stanno gozzovigliando con i nostri soldi mentre noi abbiamo seri problemi a fare la spesa. Vogliamo farli smettere o sogniamo di prendere il loro posto!?

Palmi 5/10/2013 – Gustavo Forca

Seconda parte di Sudditi e cittadini

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11 thoughts on “Sudditi e cittadini

  1. Questo articolo mi trova talmente d’accordo che potrei dire di averlo scritto io. Unica differenza: io un’idea di come cambiare le cose e fare la “rivoluzione” ce l’ho e ce l’ho da un pezzo. Chi vota gli stessi partiti che ci hanno condotto al baratro, i collusi con mafia, massoneria, chiesa e poteri forti (vedi anche a livello internazionale) che hanno svenduto l’Italia subito dopo la caduta della dittatura e non capisce che è questo il problema e soprattutto non capisce che i partiti si nutrono di ideologie e pregiudizi usati solo in campagna elettorale ma mai realmente applicati per il bene della gente, è da considerarsi assolutamente responsabile dello scempio descritto in questo articolo. L’unica strada per uscire fuori da questo vortice inesorabilmente letale è resettare il sistema, restituire alle persone, ai cittadini la facoltà e il diritto di decidere a partire dal boicottare questa gente e i loro partiti. Ciò non significa un solo movimento (m5s) a dettare la strada, ma provare a pensare ad esso come un ariete che sfondando la fortezza dei partiti, possa segnare il percorso a miriadi di nuovi altri movimenti o forze politiche provenienti dal basso che finalmente si confronteranno costruttivamente ponendo come obiettivo “la mediazione di interessi diversi” ma tutti legittimamente espressione di una parte del popolo.

    Antonella Riotto

    • Antonella, partiamo dalla stessa base, come tu stessa hai detto, ma poi abbiamo, possibili, soluzioni diverse. Abbiamo parlato altre volte dell’argomento e per adesso nessuno dei due si smuove dalla sua posizione. Io essenzialmente rifiuto la tua perché vedo il M5S come qualcosa tenuto insieme da un comune nemico (corruzione dei partiti, ecc) non da una ideologia che indichi una strada. Sarò vecchio ma non riesco a capire questo rifiuto delle ideologie soppiantate dalle “buone idee”. In estrema sintesi il problema politico che oggi ci poniamo (o dovremmo porre) è come bilanciare lo strapotere del libero mercato con la necessità dei più deboli di avere dei diritti comunque garantiti. Ancora in estrema sintesi, questo può scaturire solo da una seria “contrattazione” tra destra e sinistra. Per questo motivo non credo ci siano idee “buone” per tutti. Certamente, come tu dici, in questo momento storico sarebbe possibile una alleanza contro il comune “nemico”. Ma non mi pare che il M5S sia propenso ad alleanze.

  2. La nota è un ottimo spunto di riflessione sul “valore” della democrazia. Un solo “rilievo” se posso permettermi attiene la distinzione fra “delega” e “rappresentanza”. Ecco secondo la nostra “Carta Costituzionale”, l’eletto “rappresenta”. Buona giornata

    • Gianni, io di olio mi sono interessato… quindi accetto la tua maggiore competenza in merito. Comunque, anche se non sostanziale in questa discussione, come anche da te accennato, da non “tecnico” vedo l’eletto come “delegato” a fare determinate cose, ad esempio le leggi, essendo “rappresentante” del popolo. Importante è che, delegati o rappresentanti, siamo d’accordo sul … Buona giornata anche a te

      • Gustavo, come sempre un buono spunto di riflessione. Vorrei capire cosa intendi, a proposito della Resistenza, per “necessità più o meno improcrastinabili”.

        • Il CLN restò unito per fronteggiare il comune nemico non certo per comunione d’idee. Tra l’altro molti gruppi anarchici ne restarono fuori; anche i repubblicani per l’avere rimandato (il CLN) al popolo, dopo la fine del conflitto, la decisione: monarchia o repubblica. Molte brigate erano poi formate da persone di idee politiche diverse ma anch’esse tenute insieme dalla improcrastinabile necessità di liberarsi dei tedeschi.

  3. Condivido queste considerazioni che vorrebbero anche essere, così io almeno le leggo, uno sprone a non lasciar fare a pochi altri e ad un maggior impegno da parte di tutti.
    Nonostante i limiti, le insufficienze, gli errori che abbiamo commesso e commetteremo ancora, abbiamo posto questo tema al centro dell’azione politica del Circolo, consapevoli che solo una partecipazione più attiva dei cittadini possa portare a un effettivo cambiamento. In altra parte di questo “giornale” Carmelo ci richiama, infatti, all’importanza di frequentare i quartieri e di lasciare aperte le nostre porte a chi intenda spendersi nella stessa direzione.

  4. La trasformazione da suddito a cittadino non avviene senza rinunce e sacrifici della gente.
    Bisogna convincersi che abbandonare le vecchie abitudini ( sicuramente più comode ) non è cosa facile che si fa dall’oggi al domani. L’operazione richiede del tempo e della buona volontà.
    Essere cittadino e non suddito significa anche intervenire nei dibattiti, esprimere liberamente la propria opinione senza alcun timore, partecipare alla vita sociale, politica, amministrativa e per dirla con CIVIS “ contribuire alla formazione della volontà amministrativa”.
    Oggi mi chiedo come mai siamo ancora in pochi a partecipare ai dibattiti che il nostro circolo avvia costantemente sul sito?
    Anch’io, come Gustavo, sono convinto che siamo ancora molto sudditi e poco cittadini ma che il processo di trasformazione sia già iniziato e che in questo momento tocca al nostro circolo portarlo avanti.

  5. Continuo a pensare che la tragica sitazione in cui ci troviamo sia ANCHE nostra responsabilità: per convenienza personale, disinteresse verso la COSA PUBBLICA ed il BENE COMUNE, indisponibilità a cambiare situazioni e compromessi che, in fondo, ci favorivano e che abbiamo lasciato andare alla deriva. La trasformazione da sudditi in cittadini non avviene solo grazie ad uno Stato più equo ed efficiente ma anche – o soprattutto – con l’impegno quotidiano di ognuno di noi. Condizione, questa, che spesso è venuta meno.

    • Sono d’accordo. Quanto alle difficoltà “pratiche” a cui fa cenno Gustavo ritengo che poiché tanti le hanno superate, possiamo farlo anche noi ed è ovvio che più saremo più sarà facile liberarsi da le pastoie e le paure.
      In caso contrario non c’è speranza.

  6. PG concordo con te ma, come sempre, con una pregiudiziale. Mentre certe sudditanze sono “volute”, per i motivi che abbiamo assieme elencato, ed in questo lo stato è a nostra immagine e somiglianza, altre ci sono da sempre state imposte. E da quelle è difficile uscirne da soli.
    Essenzialmente sono il “bisogno reale”, le mafie e l’ignoranza ( il concetto detto così è vago, ma spero di essere capito). Concorderai con me che questi problemi non hanno una banale soluzione nel rimboccarsi le maniche, nel fare gli eroi e vedere i telegiornali

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