CIRCOLO "A. ARMINO"

Un'altra Palmi è possibile

Pillole di bene comune: le strisce pedonali

Ma le strisce pedonali della nostra città sono un bene comune? Secondo me sì. Infatti esse si fanno carico – con estrema umiltà – di una nobile funzione tutelatrice a favore di chi le utilizza, lasciandosi calpestare senza lamentarsi. Anzi, più sono calpestate e più sono contente. Non per masochismo, bensì per la consapevolezza di ben rendere così la funzione di servizio pubblico cui sono delegate. Ma, ahimè, esse hanno a che fare con tre categorie di soggetti che rendono loro l’esistenza non sempre soddisfacente, tutt’altro! La prima categoria è costituita dai pedoni per i quali esse sono state istituite, per la loro incolumità nell’attraversamento della strada in città. Ma questi non sempre hanno comportamenti conformi all’uso per cui le strisce sono state predisposte. È frequente osservare pedoni attraversare la strada senza far uso, laddove sono tracciate in modo sempre evidente, delle strisce a portata di … piede. Preferiscono camminarvi accanto, quasi a volerne rispettare l’incolumità. Le vedono stese a terra e non le calpestano, quasi fossero un’infiorata, un ornamento urbano da … rispettare gelosamente. Questo comportamento mi fa venire in mente un vecchio arredo – ormai in disuso – degli antichi saloni da barba: la sputacchiera, posta alla destra della poltrona per barba, capelli e shampoo. Un cliente, poco o per nulla avvezzo all’oggetto, dopo aver più volte fatto i suoi bisogni fuori dall’utensile, nonostante la premura con discrezione del barbiere di spostarlo a destra o a sinistra cercando così di venire incontro al corretto uso dell’utilizzatore, invitò lo stesso barbiere a togliere la sputacchiera altrimenti sarebbe stato costretto a sputarvi dentro. Ritornando alle strisce pedonali va ricordato che è d’obbligo attraversare la strada su di esse. E non dispiacerebbe che il tutor legis urbano facesse rispettare questa salvifica norma. La seconda categoria di riferimento è costituita dagli automobilisti. Anche il comportamento – non generalizzato – di questi soggetti lascia a desiderare in prossimità delle strisce pedonali, le quali a ben ragione hanno di che lamentarsi. È frequente vedere macchine sfrecciare sulle strisce pedonali, incurante il guidatore del raro pedone che le sta attraversando … a suo rischio e pericolo. Eppure senza macchina l’automobilista diventa pedone e in tal veste assume – magari lamentandosi – comportamenti non dissimili a quelli del pedone della prima categoria. Altresì, non è raro vedere automobilisti posteggiare la propria macchina sulle strisce pedonali, incuranti e dei vigili urbani e dei pedoni. Più volte mi è capitato di rivolgermi ai vigili urbani perché facessero rimuovere la macchina posteggiata sulle strisce pedonali o allontanare l’automobilista che si era appena fermato su di esse. Una signora ancora al posto di guida della sua macchina, ferma sulle strisce pedonali – sempre di via Roma , angolo via Crispi – si era infastidita della mia richiesta alla coppia di vigili urbani, lì vicini, di rendere libero il passaggio pedonale invitandomi a farmi i c… miei. Non ho esitato a rappresentarle che lo stavo facendo perché era mio diritto passare sulle strisce e ancor più avevo l’obbligo di attraversare la strada sulle strisce pedonali. E lì sono rimasto fermo finché la signora non si è allontanata con la sua auto; ma anche con un certo disappunto dei due tutori della legge presenti per aver tanto insistito e non aver invece optato per la soluzione di comodo per tutti di aggiramento … dell’ostacolo pedonale. Così siamo alla terza categoria costituita dai vigili urbani, tutori della legge. Anche di essi le strisce pedonali hanno da lamentarsi essendo mute testimoni della veniale accondiscendenza, a volte, della terza categoria – certo non generalizzata – di lieve trasgressione. Infatti qualcuno di essi non manca di chiudere un occhio su qualche comportamento sanzionabile. Tempo fa una copia di vigili in macchina di transito in via Roma, angolo piazza Amendola, a cui segnalavo lo stazionamento di una macchina sulle strisce pedonali, mi assicurava il loro intervento non appena posteggiata l’auto di servizio. Ma invano ho atteso che ciò avvenisse. Alle mie non rare segnalazioni ai vigili urbani di turno di comportamenti di cittadini da aiutare a correggere, magari con un sorriso ed educazione, con l’invito al trasgressore a stare più attento la prossima e non incorrere nel reato, la risposta è stata la regola dell’inflessibilità nell’infliggere multe ed anche numerose a prova della loro solerzia ed intransigenza. Ciò mi ha allora, ma ancora oggi, richiamato alla mente un pregevole commento di Gregorio Corigliano su un Corriere della Calabria del maggio scorso dal titolo “Multe da marciapiede”. Raccontava il giornalista l’episodio palmese di due ragazze “intente ad imbrattare un marciapiede pubblico con scritte eseguite mediante bombolette spray”. Colte sul fatto da due agenti di polizia venivano multate con una sanzione di 160 euro a testa con l’obbligo di cancellare quello che avevano scritto: “Io ti amo”. Commentava Corigliano: Io avrei premiato con un encomio solenne le ragazze autrici dello scritto perché, a diciassette anni, hanno avuto il coraggio di esternare il più nobile dei sentimenti: l’amore! Sì è vero, dura lex sed lex ed alle ragazze è toccato sottostare alla legge. Ma, continuava Corigliano, – perché negarlo? – ciò desta non poche perplessità. Possibile che nei dintorni di Palmi esistano solo scritte “Io ti amo”? Che sui muri non ci siano altre scritte che avrebbero potuto catturare l’attenzione di chi è chiamato a far osservare la legge? Quelle non si vedono? Non si vogliono vedere? Se i due solerti vigilantes avessero sorriso di fronte allo scritto “Io ti amo” avrebbero ottenuto un risultato migliore e di maggiore effetto. Ma le strisce pedonali – sempre quelle di via Roma – lamentano inoltre la loro collocazione perché gli amministratori comunali dell’epoca della tracciatura di esse e quelli vigenti non hanno tenuto conto, e tutt’ora non ne tengono conto, della persistenza degli alberi di oleandro. Nella quasi totalità dei casi al centro delle strisce di estremità ricade una pianta d’oleandro.  La sofferenza dello stato delle piante in modo emblematico è offerta dal tormento dell’oleandro di fronte alla banca Unicredit, appoggiata al lampione posto sul marciapiede e pietosamente legato ad esso da mani ignote. Peraltro, le stesse lamentano di non potersi armoniosamente coniugare con i marciapiedi, tutt’ora con tanto di barriera architettonica che inibiscono così l’attraversamento ai disabili con carrozzella della via Roma. Ma questo è un argomento, anzi una pillola di un prossimo intervento. Perché anche i marciapiedi, come le strisce pedonali, ed altro ancora, sono bene comune.

Palmi 29/11/2013 – Carmine Nastri

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One thought on “Pillole di bene comune: le strisce pedonali

  1. Carmine , le tue pillole, questa volta, mi sollevano delle perplessità. Mentre sono concorde nel ritenere un abuso da punire quello dell’automobilista che posteggia sulle strisce, poiché impedisce agli altri di usufruire di un bene comune, francamente vedere tutti i pedoni che attraversano diligentemente la strada “solo” sulle strisce pedonali… mi fa un po’ paura, se non è dettato da ovvie necessità.
    Ormai con le pulsioni politiche ridotte al minimo storico, la ghiotta e soddisfacente possibilità della “maldicenza” via internet, i nostri “muri” (palmesi), sono imbrattati, praticamente, solo da adolescenziali “esigenze” amorose. Mi sembra di capire che essendo queste scritte un “inno” all’amore dovrebbero essere sopportate!?

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