Politica amara

Sergio Mattarella è, dunque, il “nuovo” Capo dello Stato. La politica esce sconfitta, si è detto. Tutti sconfitti, vero, ma qualcuno esce anche particolarmente ammaccato. Il segretario della Lega, ma per quanto ancora?, ha mostrato, non è la prima volta, scarse capacità strategiche. Matteo Salvini perde definitivamente la leadership della destra a vantaggio di Giorgia Meloni, sedicente “patriota” (che certamente ignora che a essere definiti patrioti sono i partigiani che si batterono per respingere oltralpe i tedeschi spalleggiati dai camerati fascisti di cui, inequivocabilmente, Fratelli d’Italia è la “ideale” prosecuzione come si evince finanche dal simbolo di partito che rinvia alla fiamma del fu Movimento Sociale del capogabinetto del MinCulPop di Salò, Giorgio Almirante). Inciso lungo ma necessario per valutare come stanno le cose nella destra italiana. A sinistra non vanno, però, meglio. Ammesso che ci sia una sinistra. Ne fa forse parte il M5S? Chiedetelopure a Grillo, a Conte o a Di Maio ma senza attendere la risposta. Ne fa parte il PD? Il meglio che possiate strappare dai suoi esponenti è l’appartenenza a un’area di centro-sinistra talmente poco a sinistra da annoverare fra i suoi ex segretari il noto Matteo Renzi. Quest’ultimo si è dichiarato apertamente favorevole all’elezione diretta del presidente della Repubblica, un tema caro da sempre alle destre. Lo ha rivendicato nell’occasione la leader di Fratelli d’Italia, precisando che se fosse toccato agli italiani di votare il loro presidente sarebbe bastato un sol giorno. Bizzarra argomentazione a favore della repubblica presidenziale. Ma anche falsa. Il nuovo presidente è stato eletto dai grandi elettori (deputati, senatori e rappresentanti delle regioni) dopo otto votazioniin sei giorni. In Usa la campagna elettorale dura circa un anno, tanto passa dalle elezioni primarie per la scelta dei candidati all’elezione del presidente da parte dei grandi elettori (delegati dei diversi collegi perché anche oltre Atlantico non sono direttamente gli elettori americani a eleggere il loro presidente). È in Francia, dove è in vigore un sistema semi-presidenziale (il presidente condivide il potere con il primo ministro), che gli elettori votano direttamente il loro presidente ma dopo una campagna elettorale che dura mesi e dove si prevede un secondo turno di ballottaggio dopo due settimane dal primo. Persino per Mussolini non bastò un giorno per essere incaricato della formazionedi un nuovo esecutivo. Il 26 ottobre 1922 iniziava da Perugia la marcia su Roma, due giorni dopo si dimetteva il primo ministro in carica, Luigi Facta, e ci vollero ancora due giorni perché il Savoia cedesse e affidasse il governo al duce.

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