L’anno che verrà

Non è mai successo di rimpiangere l’anno che è appena passato. Non sarà così neppure oggi, ultimo giorno del 2021. Da due anni siamo immersi in una pandemia che ha avvelenato le nostre vite e occupato quasi tutti i nostri pensieri. E che ha fatto vittime, tante vittime. Il virus ha ucciso molte persone ma in troppi di noi ha anche spento il barlume della ragione. Abbiamo spesso agito con cinismo e spavalderia. Abbiamo difeso, senza un pensiero lungo, le mille ragioni della vita che resiste e dimenticato quella di chi soffre perché siamo stati insufficienti nel porre in atto tutte le possibili precauzioni per prevenire il contagio. Solo da qualche giorno il sindaco di Palmi ha ordinato una misura sollecitata da mesi: la creazione di “un database comunale nel quale inserire i soggetti positivi, quelli in quarantena, i contatti e i recapiti, le date di esecuzione degli esami diagnostici/test, in maniera da avere un quadro costantemente aggiornato”. Già, perché in mancanza di questo quadro, come dunque si ammette, ancora più scandalosa era stata la decisione di confermare gli eventi in piazza che solo autorità superiori hanno poi, infine, impedito.

Ma non si presenta meglio il 2022. Le premesse non sono incoraggianti. Il virus colpirà ancora duro non si sa per quanto in tutta Italia. La Calabria dei primati ha il record dei non vaccinati (il 21% della popolazione vaccinabile non ha fatto neppure la prima dose) e quello della carenza di strutture sanitarie. Il cambio di colore, dal giallo all’arancione e persino al rosso, è nell’ordine delle cose probabili per questa regione. Da quattordici anni attendiamo una prima pietra per un primo vero ospedale in un’area, la Piana, popolosa quanto la città di Modena che di ospedali intanto ne ha quattro. Qualcuno si interroga ancora sulle responsabilità della politica, regionale in primis. E di chi altri allora? Il nuovo presidente voluto dai calabresi, Roberto Occhiuto, ha concentrato su di sé tutto il potere in materia di sanità. Validi consigli (di quale altra arma disponiamo se non dell’ironia?) gli verranno in particolare dalla neo-consigliera Katya Gentile la cui famiglia vanta un certo know-how in materia e da tanti altri, inclusa la stessa Amalia Bruni, già traghettatrice del PD in consiglio regionale e ora passata al gruppo misto per offrire la sua generosa collaborazione al presidente Occhiuto nel nome dell’amore  smisurato per la comune patria Calabria. Ampliando il contesto immaginiamo un Draghi svogliato a compitare il PNRR (che per il Mezzogiorno si risolve nell’ennesima beffa alla coesione territoriale) e aggiungiamo un pluripregiudicato e con processi in corso al Quirinale. Così il quadro è completo. Perdonatemi, se potete, ma dell’ipocrisia ho le tasche piene. Spero tanto che nel corso dell’anno mi sconfesserete iniettando serietà e competenza nel circuito malato della politica calabrese e nazionale.

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