Il missionario e il portaborse

Dopo quanto ci ha proposto in questo ultimo anno il miserando palcoscenico della politica calabrese, non posso fare a meno di pensare a uno dei massimi teorici dello spettacolo di massa: Phineas Taylor Barnum, meglio conosciuto come l’ideatore e geniale promotore del grande Circo Barnum. Era una magnifica serata di fine estate e, dopo una cena frugale, uscii di casa per comprare i miei adorati sigari. Sulla strada principale vidi un viavai convulso di numerose persone che entravano e uscivano dal presidio elettorale di un giovane candidato di Forza Italia, Giuseppe Mattiani. Capii che ci si avvicinava spediti alle prossime elezioni regionali del 3 e 4 ottobre. Mi fermai. Sul marciapiede e nella vicina piazza uomini e donne, insieme a noti intellettuali meridionalisti di formazione keynesiana che traboccano cascate di idee in una grandiosa apoteosi di alternative creative, discutevano animatamente aspettando con trepidazione l’arrivo del candidato. Ad un certo punto si ode il grido “Giuseppe Giuseppe”.  La folla ondeggia, si accalca, sbanda, spinge per vederlo da vicino, per stringergli la mano. Egli si ferma sull’uscio della porta e con la sua voce calda e trascinante saluta la folla rigurgitante intorno a lui; si trova in mezzo a un popolo che lo accetta spontaneamente come un capo. L’aspirante a un posto nel consiglio regionale, dal look pratico, leggero e giovanile, ostenta una normalità popolare; vive tra la gente e per la gente. Rivolgendosi al suo esperto in comunicazione, e riprendendo una frase attribuita a Barnum, chiede: “Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, forse sette o otto? Bene, io lavoro con le altre novantadue”. Gli astanti, che rappresentano un vero condensato delle passioni basse e medio-basse del Paese, chiedono un suo intervento.  Egli inizia ringraziando i presenti dal profondo del cuore e, con voce stentorea, sottolinea che la Calabria migliore si trova in quella strada. Parla di «diritto alla salute, di giovani, di imprenditori che saranno al centro della mia missione». Accenna al dovere e all’impegno per cambiare le sorti di questa terra. La gente si spella le mani e si infiamma. Le sue parole sono semplicissime, le capirebbe anche un bambino di cinque anni, ma il signor dalla barba brizzolata manda suo figlio a cercare un bambino perché lui non ha capito nulla. Novello missionario, sulla scia dei comboniani vuole evangelizzare la nostra terra come se fosse l’Africa. Conclude il suo intervento con un efficacissimo slogan: «Con voi. Tra di voi. Sempre! Forza Calabria, è tempo di rialzarsi!». Ecco, la Calabria nei panni di Lazzaro e lui in quelli di Gesù. Il raduno si chiude con immancabili selfie e pacche sulle spalle. Non molto lontano dalla piazza, un altro giovane e rampante candidato, Gianmarco Oliveri, è attorniato da molte persone. Come il protagonista kafkiano Gregor Samsa, svegliatosi un mattino e ritrovatosi trasformato in “un insetto immondo”, senza che la causa di tale mutazione venga mai rivelata, Oliveri passa da Italia Viva a Coraggio Italia, cioè dal centro sinistra al centrodestra. Metamorfosi che c’era già stata quando abbandona Forza Italia per entrare in Italia Viva sino a diventarne coordinatore provinciale. In mezzo c’è sempre l’Italia. Un patriota cospiratore degno della Giovine Italia mazziniana o un caso tipico di trasformismo politico inaugurato da Agostino Depretis? La seconda che hai detto, direbbe Quelo (Guzzanti). Nel nostro caso la causa di tale mutazione potrebbe essere l’assunzione a contratto di Oliveri nel gruppo consiliare di centrodestra della Regione Calabria (prot. n. 8585 del 13/05/2021) per un compenso di 3.226, 26 euro. Sicuramente non c’è nulla di illegale, ma il fatto è a dir poco indecente e deplorevole. In un eccesso di autoesaltazione e vanagloria il portaborse con biglietto di andata e ritorno si lascia andare a proclami tromboneschi: «Votiamo per il rinnovamento, per la competenza, per la passione e per il coraggio. Ci sono tanti giovani preparati e appassionati che, come me, hanno deciso di mettersi in gioco e che vogliono prendersi delle responsabilità in questo territorio. Basta nepotismo in politica, adesso tocca a noi». I due giovani candidati, dopo Barnum, hanno reinventato lo show della distrazione intuendo che le folle non hanno mai provato il desiderio della verità. Chiedono [le folle] solo illusioni, delle quali non possono fare a meno. Danno sempre preferenza al surreale rispetto al reale; l’irreale agendo su di esse con maggior forza del reale. Le folle hanno la tendenza irresistibile a non distinguere l’uno dall’altro. Mi domando come il missionario e il portaborse possano rappresentare il cambiamento e la speranza se sulla diligenza diretta a Palazzo Campanella, guidata da Occhiuto, viaggiano insieme a Enzo Cusato, consuocero di uno dei reggenti del clan Bellocco, a Giovanni Arruzzolo che viene spesso citato, anche se non è indagato, nelle carte dell’inchiesta “Faust” condotta dalla Dda di Reggio Calabria contro la famiglia Pisano di Rosarno, oltre ad altri candidati dalle relazioni equivoche e imbarazzanti. Ancora pochi giorni e sapremo se i viaggiatori a bordo della diligenza fascio-leghista daranno inizio a una nuova alba dorata.

Zero in condotta

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Ho il dovere di intervenire se non altro per fugare, in quanto anch’io candidato alle prossime elezioni regionali, ogni possibile dubbio riguardo alle mani che hanno scritto questo articolo. Non è farina del mio sacco e non ho nessuna intenzione di nascondermi sotto pseudonimi in campagna elettorale. Quel che penso di questa destra è comunque noto: un insieme di cartelli personali tenuti assieme dal filo doppio dell’impreparazione e della volontà di potere per il potere. Non faranno mai gli interessi dei calabresi, troppo impegnati nel fare i loro. Altrimenti come potrebbero essere alleati di Salvini? Quali altre ragioni si possono trovare nel viaggiare insieme a chi ti ha sputato in faccia per tanti anni e ancora oggi minaccia di affondare il Mezzogiorno con il suo progetto di autonomia differenziata?

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