Viva Zapata!

USA – 1952

Nel Messico dominato dal dittatore Porfirio Diaz, grandi ingiustizie vengono perpetrate a danno dei poveri contadini, i peones. Una commissione di peones viene ricevuta da Diaz: di questa fa parte Emiliano Zapata (Marlon Brando), che prende la parola per chiedere l’intervento del Presidente a favore dei più poveri. Questo gesto coraggioso lo rende sospetto agli occhi di Porfirio Diaz. Non potendo sopportare la prepotenza e l’ingiustizia, Zapata finisce col mettersi a capo di un gruppo di peones, dei quali diventa l’idolo, ed unitosi a Pancho Villa, conduce la lotta contro gli oppressori. Egli prende contatto con un fuoruscito, Francisco Madero (Harold Gordon): avendo sconfitto e costretto alla fuga il generale Diaz, Madero viene acclamato Presidente. Zapata viene nominato generale e può sposare l’amata Josefa (Jeanne Peters); ma la pace non è tornata nel Messico, sempre dilaniato dalle lotte intestine. Madero, uomo debole ed incapace d’imporre la sua volontà ai prepotenti, viene spodestato ed ucciso. Zapata, acclamato Presidente, ritorna, dopo un breve periodo, al suo paese dove cadrà vittima di un’imboscata. Ma per la moltitudine dei peones egli non è morto: rifugiatosi sui monti, Zapata ritornerà ancora a propugnare i diritti del suo popolo.

Regia: Elia Kazan

Attori: Marlon Brando – Emiliano ZapataJeanne Peters– Josefa ZapataAnthony Quinn – Eufemio ZapataJoseph Wiseman – Fernando AguirreArnold Moss – Don NacioAlan Reed – PanchoVillaMargo – La soldatessaHarold Gordon– Don Francisco MaderoLou Gilbert – PabloFrank Silvera – Victoriano HuertaFlorenz Ames – Signor EspejoRichard Garrick– Il vecchio generaleFay Roope – Presidente Porfirio DiazMildred Dunnock – Signora Espejo

Soggetto: John Steinbeck

Sceneggiatura: John Steinbeck

Fotografia: Joe MacDonald

Musiche: Alex North

Montaggio: Barbara McLean

Scenografia: Lyle Wheeler Leland Fuller

Arredamento: Claude CarpenterThomas Little

Costumi: Travilla

Effetti: Fred Sersen

Durata: 110′Colore: B/NGenere: DRAMMATICO, STORICO

NOTE

– OSCAR 1952 COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA A ANTHONY QUINN.

– FESTIVAL DI CANNES 1952 MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE A MARLON BRANDO.

– PREMIO BAFTA 1953 MIGLIORE ATTORE STRANIERO A MARLON BRANDO

NOTA CRITICA -INFORMATIVA

Cardellino mattutino /sovrano delle cime /guarda in che modo tanto triste / hanno ucciso Emiliano.

Ruscelletto impetuoso /che ti disse quel garofano? / Dice che il comandante non è morto / che Zapata tornerà.

Canzone messicana

Marlon Brando
Anthony Quinn – Marlon Brando
Marlon Brando – Jeanne Peters

Nel 1952 esce Viva Zapata!, ricostruzione biografica del contadino-rivoluzionario Emiliano Zapata, icona insieme a Pancho Villa della Rivoluzione messicana agli inizi del ventesimo secolo. Frutto della collaborazione di Elia Kazan con lo scrittore americano John Steinbeck, che ne scrisse la sceneggiatura, è un eccellente quadro d’epoca delle lotte che i peones del Morelos, nel Messico centromeridionale, conducono per non essere scacciati dalle proprie terre. È paradossale e interessante notare che, proprio nel 1952, Elia Kazan, ex comunista, nato da genitori greci immigrati negli Stati Uniti d’America, davanti al Comitato per l’attività antiamericane denuncia alcuni suoi colleghi che finiscono nella lista nera del maccartismo. La delazione di Kazan non è solo una macchia incancellabile sulla sua grande carriera di cineasta (in seguito sarà evitato dalla comunità hollywoodiana) ma segna anche il cedimento di Hollywood davanti all’inquisizione maccartista e la fine dell’America rooseveltiana. La commissione di McCarthy bolla infatti come antiamericani non solo i comunisti ma i democratici, i liberal. Nonostante Viva Zapata! sia confezionato in pure stile hollywoodiano, con numerose libertà rispetto alla realtà storica per rendere la trama più avvincente per il pubblico (come, ad esempio, il fatto che Zapata non sappia leggere e l’idea romantica di un martire alla fine del film, con l’agguato e il cavallo bianco simbolo della libertà zapatista che riesce a scappare), la sceneggiatura, attraverso un vitale e trascinante racconto epico, impregnato di avventura, violenza e intriso di un profondo lirismo, ci dà un’idea della società in quel momento storico e riafferma la lezione morale di un’esperienza (la lotta per i propri diritti, le tentazioni del culto della personalità) e di un’idea politica per cui vale la pena di lottare (una rivoluzione non stalinista), pur illustrandoci nel contempo le ambiguità del potere e le sue corruzioni interne e degenerazioni. Kazan mostra una regia robusta, simbolica, sicura: molte le scene di grande impatto emotivo. Come quella finale, con l’arrivo di Zapata che trova il fratello Eufemio (Anthony Quinn), che non sa mantenere la purezza degli ideali, svaccato sul divano mentre quella che è probabilmente la moglie del padrone di casa è accanto a lui, discinta e stesa sul tappeto; e per invitarla a coprirsi Eufemio la scuote con lo scarpone sulla coscia nuda. Molto interessante la figura di Fernando Aguirre, un intellettuale che dapprima sembra legato agli ideali della rivoluzione (riforma, libertà, giustizia) ma che si rivela, cammin facendo, uno spietato opportunista e traditore (impersona le tentazioni staliniste di ogni rivoluzione). Splendidi scenari esterni ottimamente restituiti dal bianconero di Joseph MacDonald, dialoghi perfetti, colonna sonora basata su musiche originali registrate in Messico ed eseguite da una banda di paese, adeguata direzione degli interpreti. Marlon Brando (Palma d’Oro a Cannes) offre una prova magistrale, ma l’Oscar lo prese Anthony Quinn da non protagonista. Per concludere questa nota informativa, sento spesso accostare il nome di Zapata a un concetto di comunismo radicale. Che Zapata combattesse per rendere giustizia ai peones è un fatto certo, ma non parlò mai di abolizione della proprietà privata, bensì di restituzione della terra ai contadini affinché potessero coltivarsela da legittimi proprietari. Basti ricordare la celebre frase pronunciata nel film da Zapata: “Questa terra è vostra. Ma voi dovete proteggerla: non sarà vostra a lungo se non la difendete, se è necessario con la vostra vita e con la vita dei vostri figli. Non sottovalutate i vostri nemici: essi torneranno. E se la vostra casa è bruciata, ricostruitela; se il vostro grano è distrutto, seminate di nuovo; se i figli muoiono, crescetene altri; se vi cacciano dalla valle, andate a vivere sulla montagna. Ma vivete!”

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