Una stupida corsa

Immaginate di tornare a scuola. L’insegnante ha diviso gli alunni in due gruppi, MAX e MIN, e ha assegnato a entrambi lo stesso compito. MIN ha studiato, è preparato, conosce e si occupa di quel problema da più di due anni. MAX, invece, non solo è completamente impreparato, è anche svogliato, la questione non lo affascina e gli amici più cari e più influenti lo sconsigliano, lo pressano, forse lo ricattano perché non se ne impicci. L’insegnante, il professore di Realtà, lo ha però costretto a quella prova. Non c’è più modo di prendere tempo, di traccheggiare, bisogna anzi correre. MAX sa che è in ritardo ma non può permetterselo, ne va della sua immagine e l’immagine è tutto perché quanto a contenuti non è mai stato in grado di esprimerne uno. Consegnare la prova prima di MIN diventa per MAX essenziale, quasi vitale. Ecco allora che mentre in MIN ci si confronta e persino ci si divide sul da fare … MAX, a guida monocratica e indiscussa, rompe ogni indugio e consegna il compito per primo. Poco importa se per raggiungere questo risultato ha dovuto usare la minuta bell’e pronta di MIN e poco importa che ci sia di mezzo, come qualcuno sussurra, un uccellino, MAX è primo! MIN arriverà dopo e se il professore fosse stato di Propaganda, piuttosto che di Realtà, avrebbe ben potuto urlare al mondo che quel lavoro giunto in ritardo è stato copiato da quello consegnato per primo. In Realtà per MIN, come per il suo professore, quella è stata soltanto una stupida corsa. Il compito, infatti, è stato svolto.

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