Paolo Rumiz – Appia

Il viaggio come metafora sapienziale è materia letteraria da gran tempo. L’opera eponima è sicuramente l’Odissea ma i canoni moderni sono stati secolarizzati dal celeberrimo On the road di Kerouac. Lo spostamento fisico avanti e indietro tra le due coste americane a bordo delle grosse berline anni ‘50 veniva raccontato all’epoca come un viaggio dell’anima. Oggi Paolo Rumiz usa le scarpe per i suoi spostamenti e l’immersione panica nella natura sostanzia in misura ancora più carnea il legame con il viaggio. Nel suo cammino lungo il tracciato originale dell’Appia Antica Rumiz non scrive propriamente un libro, ma un atto di disobbedienza civile. Non è affatto un diario di viaggio, bensì un cammino di conoscenza che ha nei piedi l’organo di percezione. È il racconto dell’attraversamento fisico di 612 chilometri di Italia, da Roma a Brindisi, per riappropriarsi di una memoria comune che ci dice, ancora una volta e forse in maniera definitiva, che siamo tutti parte di un’unica grande Storia. È un documento di ribellione perché, in un’epoca di muri e recinti e fili spinati, racconta di scavalcamenti e tagli e salti, in direzione ostinata e contraria. Ha un enorme valore documentaristico perché disvela lo sterminato patrimonio storico- culturale su cui si stratifica il nostro Paese. 

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