A ciascuno il suo

ITALIA – 1967

In un paese della Sicilia vengono uccisi due uomini: il farmacista Manno (Luigi Pistilli) e il dottor Roscio (Franco Tranchina). Le indagini della polizia concludono che gli assassini hanno agito per motivi di onore nei confronti di Manno e che Roscio è stato ucciso in quanto aveva assistito all’omicidio. Paolo Laurana (Gian Maria Volontè), un professore di liceo, giunge invece alla conclusione che le persone incriminate sono estranee al fatto e che la vera vittima da colpire era Roscio e non Manno. Confida pertanto le sue deduzioni all’avv. Rosello (Gabriele Ferzetti), cugino della moglie di Roscio, ed a Luisa (Irene Papas), la vedova del dottore. Laurana, coadiuvato da Luisa, prosegue nelle indagini e scopre un diario di Roscio nel quale si legge, tra l’altro, che questi voleva denunciare un notabile per alcune attività illegali. A questo punto…

Regia: Elio Petri

Attori: Gian Maria VolontéPaolo Laurana, Irene PapasLuisa Roscio, Gabriele FerzettiAvvocato Rosello, Salvo RandoneProfessor Roscio, Luigi PistilliArturo Manno, il farmacista, Laura NucciMadre di Paolo, Mario ScacciaCurato di Sant’Amo, Luciana ScaliseRosina,Leopoldo TriesteDeputato comunista, Gianni PallavicinoRagana, Franco TranchinaDottor Antonio Roscio, Anna RiveroSignora Manno, Orio CannarozzoIspettore di polizia, Carmelo OlivieroArciprete

Soggetto: Leonardo Sciascia(romanzo)

Sceneggiatura: Ugo Pirro, Elio Petri

Fotografia: Luigi Kuveiller

Musiche: Luis Enríquez Bacalov – Musiche dirette da Bruno Nicolai. Canzone: “Pour rêver l’hiver”, musica di L.E. Bacalov, su testo di Arthur Rimbaud.

Montaggio: Ruggero Mastroianni

Scenografia: Sergio Canevari

Costumi: Luciana Marinucci

Durata:90’ Colore:C Genere:DRAMMATICO

 

Gian Maria Volontè – Irene Papas

Gabriele Ferzetti – Gian Maria Volontè

NOTE


– NASTRO D’ARGENTO 1968: MIGLIOR REGIA (ELIO PETRI), MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA (GIAN MARIA VOLONTE’) E NON PROTAGONISTA (GABRIELE FERZETTI).

-AL 20° FESTIVAL DI CANNES, IL FILM HA CONQUISTATO IL PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA

NOTA CRITICA – INFORMATIVA

“Quando sullo schermo appariranno i preti, Rosello, i contabili, l’Osservatore Romano, tu credi che il film non sarà politico?”.

Elio Petri all’amico Leonardo Sciascia

A ciascuno il suo, tratto dall’omonimo romanzo di Sciascia, segna l’inizio della felice collaborazione di Petri con lo sceneggiatore Ugo Pirro e con Gian Maria Volontè, che porterà alla luce alcuni dei migliori film del cinema italiano di impegno politico e civile come Indagine su un cittadino al disopra di ogni sospetto, La classe operaia va in paradiso, La proprietà non è più un furto. Teatro dell’azione del film è un piccolo centro dal paesaggio luminoso e accecante, in provincia di Palermo, dove nelle riunioni nei giardini delle case, nei caffè, nel circolo borghese domina un’inestricabile cappa che sa di omertà, intrallazzi, ipocrisia, malaffare, cinismo. Neppure la Chiesa locale, perpetua e immobile, è estranea a questo ambiente dalla puzza indicibile. Il curato di Sant’Anna, che alla Fede preferisce di gran lunga il commercio di oggetti artistici a tema religioso, da vendere a qualche ladro di pubblico denaro, e l’arciprete, zio di Luisa (Irene Papas) e dell’avvocato Rosello (GabrieleFerzetti), tratteggiano la Chiesa dell’epoca, quella del cardinale Ruffini, silente e convenientemente “distratta” di fronte alla realtà mafiosa. E dentro questo clima, dopo il duplice delitto del farmacista Manno e del dottor Roscio durante una battuta di caccia, con indagini  deviate e funzionali a coprire i veri colpevoli (si pensa a un delitto d’onore), con la gente del paese che tutto ha capito, ma ipocritamente tace e fa finta di nulla, che Paolo Laurana (Gian Maria Volontè), professore di italiano in un liceo di Palermo, “un intellettuale politicamente e sessualmente incompetente” dirà Petri, asociale, di sinistra ma non dogmatico, onesto e ingenuo, si convince che la ricostruzione del delitto non sia così evidente come appare, e vuole vederci chiaro. Per Laurana non si tratta di un delitto d’onore o passionale, ma di un vero e proprio delitto di mafia, che affonda le sue radici nel malaffare che prospera ai margini dello Stato e che non tollera interferenze. La sua indagine, accompagnata da una disarmante ingenuità e dal candore che lo contraddistingue («Ma professore, lei come vive, che fa, il tempo dei poeti con la testa tra le nuvole è finito » gli dirà il parroco di Sant’Anna), la curiosità, la sete di giustizia, la sua illusione amorosa lo porteranno a confidarsi con i suoi carnefici e di conseguenza ad essere ucciso da alcuni sicari che lo faranno saltare in aria con dell’esplosivo. In breve, il paese, i suoi notabili, i suoi intrallazzatori si liberano del guastafeste estraneo al sottobosco delle ipocrisie diffuse e della passività omertosa, nonché lontano dagli intrighi del potere clerico-mafioso. Memorabile la sequenza finale mentre si celebra il sontuoso matrimonio tra Luisa e l’avvocato Rosello. Da Sciascia: “Poveri innocenti” vezzeggiò con ironia il commendatore “poveri innocenti che non sanno niente, che non capiscono niente… Tenete, mordete questo ditino, mordetelo” e accostò prima alla bocca del notaro e poi a quella di don Luigi il mignolo che usciva dal pugno chiuso. Risero tutti e tre. Poi Zerillo disse “Ho saputo una cosa, una cosa che deve restare tra me e voi: mi raccomando… Riguarda il povero Laurana…”. “Era un cretino” disse don Luigi. Si sa, non c’è posto per gente come Laurana che “certi fatti non li lascia nell’oscurità in cui si trovano”, come gli dice il vecchio e cieco oculista Roscio (Salvo Randone). L’Italia è dei furbi, dei maneggioni, dei potenti. Petri,attraverso A ciascuno il suo, critica pesantemente una società ipocrita, senza confini geografici, dentro la quale convivono verità e bugie, storture e tradimenti, ambiguità e connivenze, corruzione e malaffare. Appropriato commento musicale di Bacalov e innovativo e geniale utilizzo di grandangoli e teleobiettivi perfettamente coerente con la narrazione. Interpreti magnifici con una Irene Papas attraente, elegantissima e dalle morbide grazie, un Gabriele Ferzetti mafioso borghese di arrogante e luciferina sicurezza, un Gian MariaVolontè nevrotico, cupo, febbrile, che conferisce grande credibilità al tormentato professore Laurana. Film su Youtube.

Mimmo Gagliostro – 24 febbraio 2021

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