U2 – The Unforgettable Fire

Per la mia prima uscita di questo 2021 desidero parlarvi dei Ragazzi di Dublino, gli U2, e dell’album della definitiva crescita del gruppo, The Unforgettable Fire. Siamo nel lontano 1984 e la mia attenzione musicale, all’epoca, era rivolta a due band in particolare:The U2 di Dublino (Paul David Hewson, in arte Bono, David Howell Evans, in arte The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr.) e The Ice di Palmi (Giancarlo Mazzù, Francesco Mazzù, Enzo Filippone e Francesco Braganò); i primi, molto carismatici e non particolarmente virtuosi come musicisti, fortunati ad essere nati in Irlanda, i secondi, molto talentuosi, e pochissimo fortunati ad essere nati a Palmi. Ma questa è un’altra storia, direbbe Carlo Lucarelli, ed è meglio lasciar perdere perché sono anche di parte! Gli U2 nascono a Dublino nell’ottobre del 1976 in seguito ad un annuncio sulla bacheca della scuola da parte del quindicenne Larry Mullen Jr. alla ricerca di compagni per formare una band; nessuno avrebbe mai potuto immaginare che l’assetto di quella formazione sarebbe rimasto invariato fino ai nostri giorni, credo si tratti di un vero e proprio record! Paul David Hewson, meglio conosciuto nel mondo come Bono Vox, alla voce, David Howell Evans, in arte The Edge, alla chitarra, Adam Clayton al basso e Larry Mullen Jr. alla batteria. Così i ragazzi di Dublino iniziano a muovere i primi passi, ad onor del vero della primissima band, Feedback il nome scelto, faceva parte anche Dick Evans, fratello di The Edge, ma rimase davvero poco nel gruppo, tant’è che quando cambiarono nome in “Hype” già non c’era più! Nel 1978 diventano gli U2 e, come tutte le band di allora, suonano tantissimo live alla ricerca di un contratto discografico; contratto che non tardò ad arrivare grazie alla casa discografica CBS che li notò ad un concorso per band emergenti.  Dopo la pubblicazione dei primi tre album (Boy, October e War) il 1° ottobre del 1984 per la Island Records esce The Unforgettable Fire. Il titolo dell’album è un evidente riferimento ad una mostra di fotografie esposte al Museo della Pace di Chicago nel dicembre 1983 per dare testimonianza ai sopravvissuti di Hiroshima e, non a caso, intitolata “Un incendio indimenticabile”. Anche la copertina del disco, una foto scattata dal fotografo Anton Corbijn al castello di Moydrum nella contea di Westmeath, ha contribuito a dare una vocazione ambivalente al titolo, dove il castello arso dal fuoco rappresenta il logorio e la decadenza della nostra civiltà; nei testi è ricorrente questa immagine di pace e di decadenza utili per ricostruire quei valori umani calpestati. Bono dirà che “gli U2 non ci sono più. Il nome e i membri del gruppo sono gli stessi ma è molto invitante per noi affrontare un nuovo modo di espressione con l’impegno di sempre. I testi più che mai si rifanno a delle immagini e cercano di seguire una sequenza cinematica. È un disco che presenterà sempre nuove immagini a ogni approccio distanziato nel tempo, perché è un disco scritto per immagini, con improvvisi mutamenti di scena o visite in luoghi lontani e perduti, dove non si parla di questo o di quell’argomento ma si cerca di esprimere, attraverso la musica legata ai testi, delle forti visualizzazioni interiori”. Musicalmente parlando questo album è un radicale tentativo di scoprire nuove terre inesplorate; per fare ciò serviva innanzitutto un nuovo produttore che prendesse il posto di Steve Lillywhite, e la scelta non poteva che ricadere su Brian Eno, mente dei primi Roxy Music e geniale innovatore sonoro, che accetta la sfida con entusiasmo portandosi dietro anche il canadese Daniel Lanois. Le sessioni di registrazione vengono effettuate allo Slane Castle dove il gruppo ha la possibilità di suonare in un clima rilassato, l’ideale per poter sperimentare, ed il risultato finale è un lavoro inizialmente spiazzante, chiaroscurale, in cui le sfumature la fanno da padrone e le immagini evocate dai testi si fanno volutamente meno esplicite. Il disco si apre con A Sort Of Homecoming, il titolo è ispirato ad una frase di Paul Celan – “la poesia è una specie di ritorno a casa” – mentre la trama e l’umore del testo sono ispirati alla poetica di Seamus Heaney. A seguire troviamo il più grande successo degli U2, Pride (In The Name Of Love), brano nato per caso durante un soundcheck ed uscito come primo singolo; è un sentito tributo alla figura di Martin Luther King (il reverendo King lo ritroviamo anche nel brano che chiude l’album MLK) e racchiude in sé tutto il meglio del nuovo sound degli U2 che spazia dal personalissimo stile chitarristico di The Edge alla potente sezione ritmica, dal cantato vibrante ed enfatico al testo toccante e ricco di immagini evocative (Prima mattina, 4 di aprile: uno sparo riecheggia nel cielo di Memphis. Finalmente libero, ti hanno preso la vita, ma non hanno potuto portarti via l’orgoglio). Poi troviamo Bad, una disperata ballata sul tema della droga, ed il vero capolavoro dell’album, proprio The Unforgettable Fire che da il titolo al disco, nata da una improvvisazione casalinga; il pezzo è sorretto quasi interamente dalle tastiere, arricchite da una efficace orchestrazione curata da Noel Kelehan, mentre la voce crea melodie nuove e tratteggia paesaggi sia esteriori che interiori con toni poetici. Dopo questo gioiello della musica il resto dell’album rischia di passare in secondo piano; a partire dalla funkeggiante Wire, passando per Promenade, bella canzone d’amore, fino alla tesissima Indian Summer Sky. Chiudono l’album 4th Of July, pezzo strumentale per basso e chitarra (effettato da Brian Eno all’insaputa del gruppo), Elvis Presley And America e MLK.

Buon ascolto

Francesco Braganò

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Quando la Musica entra nella Storia! C’è sempre un pizzico di casualità nelle vicende umane o, forse, un determinismo che non sappiamo cogliere.

  2. piero ha detto:

    Peccato per i talentuosi “The Ice”, forse il nome non li ha tanto aiutati.

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