CIRCOLO "A. ARMINO"

Un'altra Palmi è possibile

9 commenti

Post-dicembre n.1- 12/10/2016

Azione Metropolitana novembre 2016 (anno III, n.11)

amnovembre2016

 

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  1. Ho letto con attenzione l’articolo intitolato “Silenzio stampa sulla democrazia azzerata”, del quale condivido senz’altro la premessa ed il contenuto. Qualche osservazione meritano, a mio avviso, le conclusioni cui si è giunti… vero è, infatti, che sulla stampa poco o nulla si è detto. Ma credo che il Consiglio Comunale di Palmi (o meglio, una parte di esso…dato che la Commissione I convocata all’uopo è andata deserta ben due volte), si è mosso con attenzione.
    Vi sono, a mio avviso, due dati utili ad alimentare il dibattito:
    1) durante la medesima seduta del Consiglio Metropolitano in cui si è approvata la bozza di Statuto, è stata anche approvata una mozione presentata dal Consigliere Mauro, ma invero caldeggiata da molti componenti dell’assemblea. La cronaca di ReggioTV ne parla in questi termini: una mozione “legata strettamente alla bozza di statuto, in particolare al suo articolo 26 che prevede l’elezione a suffragio universale di sindaco e consiglio metropolitano. La legge Del Rio (articolo 1, comma 22) aggancia però tale previsione alla divisione in più comuni del territorio del comune capoluogo. , ha spiegato il vice sindaco Riccardo Mauro. Dunque la mozione approvata all’unanimità impegna il sindaco ad una interlocuzione con il governo per mediare sul punto e, con una modifica legislativa, ottenere almeno la previsione di una suddivisione in municipi piuttosto che in comuni”.
    2) parimenti rilevante, a mio parere, è la parte della bozza di Statuto relativa alla Conferenza dei Sindaci.
    Per farla breve, insieme ai Consiglieri Carmelo Ciappina ed Antonino Randazzo, abbiamo proposto al Sindaco di avanzare due proposte emendative, rispondenti ad un’unica ratio. Il 9 novembre abbiamo formalizzato tale proposta in questi termini: “condividiamo il nuovo art. 26 co. 3, che introduce l’elezione a suffragio universale dei Consiglieri Metropolitani e, astrattamente, anche del Sindaco Metropolitano. È evidente,tuttavia, che per giungere all’elezione popolare del Sindaco dovrá passarsi necessariamente per una modifica della l. 56/2014. Le maggiori criticità ravvisate riguardano il quorum deliberativo della Conferenza dei Sindaci, attualmente fissato in “un terzo” dei Sindaci, che rappresentino la maggioranza della popolazione.
    Atteso che la Conferenza delibera sulle modifiche allo Statuto, sui piani strategici e sui bilanci dell’Ente, l’attuale formulazione appare sbilanciare eccessivamente a favore del Capoluogo la potestà decisionale. Riteniamo, a tal proposito, di sottoporre alla Tua attenzione una proposta emendativa che porti a definire il quorum deliberativo della Conferenza nella metà dei Sindaci, che rappresentino la maggioranza della popolazione. Operativamente, riteniamo opportuno procedersi ad emendare gli artt. 33 co. 10 e 43, sostituendo alle parole , le parole “.
    Sul primo punto, conscio delle funzioni del Consigliere – identiche a prescindere che si tratti di una assemblea comunale, provinciale, metropolitana – c’è da sperare (o meglio dovrebbe parlarsi di induzione, con ogni mezzo politicamente consentito) che chi amministra l’Area Metropolitana si faccia carico di una istanza unanimemente condivisa dal Consiglio.
    Quanto al secondo argomento, la nostra proposta è stata recepita dal Sindaco di Palmi ed è confluita fedelmente in una proposta formulata al Sindaco Metropolitano e sottoscritto da circa 40 Sindaci dell’Area.
    Grazie per aver posto attenzione a tale importantissimo tema.
    Cordialità.

    • Ringrazio il consigliere Papalia per l’attenzione che riserva alle nostre pubblicazioni.
      Osservo, in riferimento ai suoi graditi commenti, che:
      1. Non risulta alcuna iniziativa dell’Amministrazione comunale di Palmi volta a portare all’attenzione dell’opinione pubblica cittadina il tema, certo importantissimo, dello Statuto metropolitano;
      2. Non è evidente né tanto meno vero che “per giungere all’elezione popolare del Sindaco dovrá passarsi necessariamente per una modifica della l. 56/2014”, la legge Delrio. Questa errata valutazione ha portato, verosimilmente, l’estensore della bozza di Statuto a quella formulazione incoerente nella quale si fa riferimento alla legge per ciò che essa stessa non prevede! Se davvero si vuole l’elezione diretta non si devono prendere in giro i cittadini parlando di elezione a suffragio universale subordinato a una condizione impossibile! In vero la possibilità di giungere a questo risultato c’è, se lo si vuole. La proposta avanzata dal Laboratorio Politico di Reggio (al quale il Circolo Armino ha dato la sua adesione) prevede la seguente riformulazione del comma 3 art.26:
      “Il Sindaco ed il Consiglio Metropolitano sono eletti a suffragio universale da parte di tutti i cittadini maggiorenni residenti nei Comuni della Città Metropolitana, ai sensi dell’art. 1 comma 22, della L. n. 56/2014. A tal fine, in attesa della legge elettorale dello Stato, il Comune capoluogo si impegna a deliberare – ai sensi dell’art. 6, comma 4, del T.U. entro la data di indizione delle prossime lezioni – ad articolare il territorio del Comune capoluogo in più Comuni, sottoponendo tale articolazione a referendum dei cittadini della città metropolitana e promuovendo un disegno di legge regionale in merito”.
      Infatti, la condizione da rispettarsi, sempre sulla base della pessima Delrio – uno dei peggior lasciti dell’esecutivo Renzi -, è quella di suddividere il capoluogo in almeno due comuni, senza la necessità di mediare alcunché con il governo.
      3. Quanto al quorum deliberativo della Conferenza non vi è dubbio che la maggioranza numerica dei sindaci, ferma restando quella della maggioranza dei cittadini rappresentati, sarebbe a maggior garanzia dei comuni più piccoli della Città metropolitana. Tuttavia si potrebbero determinare situazioni di grave impasse se a votare insieme fossero ad esempio i 50 comuni più piccoli, da Palizzi a Staiti, che non rappresentano neppure il 10% dell’intera popolazione metropolitana ma oltre la metà dei 97 comuni della ex Provincia. Pertanto non mi sento di condividere la proposta dei 40 sindaci. Ben altro ci vorrebbe per contenere lo strapotere del capoluogo.

  2. Credo di essermi male espresso. Per quanto attiene alla necessità di una modifica da apportare alla Del Rio, la valutazione era molto più pragmatica che tecnica.. un intervento sulla legge 56 volto a rivedere il meccanismo dell’art. 1 co. 22 (Reggio è a lungo stata divisa in semplici circoscrizioni) sarebbe paradossalmente più semplice. Quanto alla proposta sul quorum deliberativo per la Conferenza, essa è volta ad una modifica che preveda la necessità del voto del 50% dei Comuni,che contestualmente rappresenti il 50% della popolazione. Una proposta approvata da 49 Comuni che rappresentano il 10% della popolazione non raggiungerebbe il quorum insomma. La ratio immaginata è: non basta Reggio + 4 piccoli Comuni per approvare un bilancio.
    Spero di essere stato più chiaro.
    Un saluto

    • Sì, sei stato più chiaro. Evidentemente, però, non lo sono stato io. Il quorum deliberativo per la Conferenza deve soddisfare entrambe le condizioni: maggioranza della popolazione metropolitana rappresentata e un terzo (o metà come suggerisci) dei sindaci. I 50 sindaci dei comuni più piccoli non possono deliberare alcunché ma possono impedire la deliberazione dei 47 rappresentanti del 90% della popolazione metropolitana.

  3. In via astratta è possibile che accada. Lo comprendo ed è evidentemente un limite della previsione, ammesso che passi.
    Per mera curiosità intellettuale, Ti chiedo una proposta alternativa.

    • A me pare equilibrata l’attuale previsione di quorum deliberativo che richiede la maggioranza dei cittadini (rappresentati dai sindaci) ed almeno un terzo dei comuni. Tant’è che al riguardo non abbiamo avanzato alcuna proposta di modifica.

      • Quindi, per fare una ipotesi, è amministrativamente e politicamente equilibrato che Reggio Calabria + 32 Comuni possano approvare un bilancio o un piano strategico nonostante il voto contrario – ancora in via ipotetica ed astratta – di Palmi, Gioia Tauro, Rosarno, Taurianova, Locri e Siderno. Non ne sono convinto, ma apprezzo l’attenzione.

        • L’ipotesi, astrattamente formulata, deve essere completata aggiungendo che Reggio e quei 32 comuni (in tutto oltre un terzo sui 97) debbono rappresentare oltre il 50% della popolazione, perché questo prevede la norma. Non 32 comuni qualsivoglia, dunque, ma tali da consentire a quell’aggregato di essere rappresentativi della maggioranza della popolazione metropolitana.

        • In altri termini, la previsione che a decidere sia la maggioranza degli abitanti della Città Metropolitana (attraverso i sindaci) non può di per sè essere considerata lesiva di principi democratici. La condizione aggiuntiva – almeno un terzo dei comuni – agisce proprio nella direzione di dare maggior peso alle comunità più piccole; ma estenderla alla metà dei comuni metterebbe a rischio la funzionalità dell’Organo.

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