CIRCOLO "A. ARMINO"

Un'altra Palmi è possibile

Posts – novembre 2016

30 commenti

Post-ottobre n.1- 13/10/2016

Azione Metropolitana ottobre 2016 (anno III, n.10)

amottobre2016

 

 

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30 thoughts on “Posts – novembre 2016

  1. Seguo l’indicazione di Giovanni e rispondo qui al commento di Gustavo.

    In generale, le mie critiche hanno riguardato la totale mancanza di equilibrio ed obiettività di AM nel trattare la Riforma Costituzionale. Nello specifico, tra l’altro, ho contestato la modalità con cui è stato presentato da PIA il vantaggio economico determinato dalla Riforma stessa: “qualche decina di milioni di euro”, come se si trattasse, appunto, di risparmi complessivi e risibili. Non credo che discutere su un tale argomento costituisca una perdita di tempo e di energie. Intanto, come ho già sostenuto, occorreva specificare il periodo di tempo a cui i risparmi di cui sopra facevano riferimento: al giorno, al mese, all’anno, una tantum? Su “Il Fatto Quotidiano“ del 18 febbraio 2015, un quotidiano apertamente schierato per il “NO”, (link per verificarlo on line: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/18/spese-istituzionali-nel-2015-senato-costera-540-milioni-euro/1433856/) si legge:

    “… Tra le voci più consistenti del bilancio c’è la spesa per il personale, eletto e non. Per pagare le spettanze dei parlamentari in carica, quelle che pare si risparmieranno con la riforma in corso (gli eletti dovrebbero infatti pesare sulle Regioni di provenienza) se ne andranno 42 milioni 135 mila euro (comprensivi di indennità parlamentare, indennità di ufficio e altre indennità). Cifra alla quale vanno aggiunti altri 37 milioni 266 mila euro tra diaria (13 milioni 600 mila euro), rimborso forfettario delle spese generali (6 milioni 400 mila), rimborsi per la dotazione di strumenti informatici (650 mila), rimborso delle spese per l’esercizio del mandato (16 milioni 100 mila) e rimborsi per ragioni di servizio (516 mila). Costo totale dei senatori, quindi, 79 milioni 401 mila euro. Poi c’è il personale di ruolo assunto a tempo indeterminato: 106 milioni 630 mila euro serviranno a pagare stipendi (101 milioni 100 mila), indennità di funzione e risultato (3 milioni 650 mila) e indennità e rimborsi spese per ragioni di servizio (1 milione 880 mila). Ma non finisce qui. Vanno aggiunti gli emolumenti del personale non di ruolo: altri 21 milioni 400 mila euro distribuiti tra personale addetto alle segreterie particolari (12 milioni), consulenti e professionisti (3 milioni 550 mila), personale di altre amministrazioni ed Enti che forniscono servizi per il Senato (3 milioni 450 mila) e personale con contratto a termine (2 milioni 400 mila). Costo totale: 128 milioni 030 mila euro. Insomma, tra senatori in carica e dipendenti, nel 2015 Palazzo Madama spenderà 207 milioni 431 mila euro, quasi i due terzi (il 65,6%) della spesa corrente e oltre un terzo (38,3%) della spesa complessiva …”.

    Non pretendo, naturalmente, che i dipendenti siano licenziati ma potranno essere utilizzati per altri incarichi, contribuendo al risparmio complessivo. Se sottraiamo dai 207 milioni 431 mila euro il rimborso forfettario delle spese generali (6 milioni 400 mila) che, immagino, resterà – anche se lo preferirei come piè di lista – e facciamo una semplice proporzione tra i 320 Senatori attuali e i 100 (mi auguro) futuri si otterrà un risparmio pari a circa 138 milioni e 209 mila euro IN UN SOLO ANNO. Per una legislatura il valore sarebbe di 691 milioni 044 mila euro: altro che “qualche decina di milioni di euro”. Non basta: oltre al ridimensionamento del Senato, verrebbero aboliti, come ho già scritto, 110 Presidenti e altrettanti Consigli Provinciali. Se Gustavo ne avesse voglia potrebbe calcolare l’ulteriore risparmio in denaro ed in numero di politici politicanti in meno. Dobbiamo ancora aggiungere i 20 milioni di euro ANNUALI spesi per il CNEL, che – speriamo anche in questo caso – sarà abolito e l’adozione, per le Regioni, di “costi standard” (risparmi sicuri e significativi, anche se difficilmente calcolabili). Sono davvero risparmi risibili?

    Come evidentemente non sai, caro Gustavo, la Riforma Costituzionale non è stata approvata “con un iter “discutibile” fatto soprattutto di “fiducie”: non si può cambiare la Costituzione richiedendo la fiducia e NON si è fatto in nessuno dei sei passaggi parlamentari. Ma la propaganda – tu ne sei un esempio – lo fa credere, insieme a mille altre baggianate. Il referendum, ancora, non è stato “spacchettato” perché così ha deciso magistratura competente sia nella formulazione del quesito, sia respingendo, in seguito, il ricorso di Valerio Onida. Come ho già scritto, una legge elettorale si può sempre cambiare (con la Riforma solo dopo obbligatorie verifiche preventive da parte della Corte Costituzionale); se passasse il NO, di Riforme Costituzionali non ne parleremmo più per molti anni. Riguardo, alla sovranità popolare è vero che saranno necessarie 150 mila firme ma ci sarà l’obbligo, per il Parlamento, di discuterle, approvarle o respingerle. Con le 50 mila firme odierne, praticamente nessuna di tali iniziative è mai stata presa in considerazione. La sovranità popolare aumenterà di molto perché si introducono i referendum propositivi e, per quelli abrogativi, nel caso di raccolta di firme valide pari ad almeno 800.000, il quorum si abbasserà al 50% dei votanti all’ultima tornata elettorale e non più al 50% degli aventi diritto.

    Infine, i “NOISTI” alla Travaglio considerano i Sindaci ed i Consiglieri Regionali – normalmente eletti dai cittadini – come la feccia della politica italiana, pericolosi criminali corrotti e corruttori. (cosa cambierebbe, dunque, se gli stessi cittadini eleggessero i nuovi Senatori,?). Se, però, si tenta di togliere potere alle Regioni con la revisione del Titolo V si incazzano invocando l’inaccettabile “centralismo” dello Stato: un paradosso grande quanto una montagna di cui non si accorge quasi nessuno.

    Pensaci bene, Gustavo, prima di votare il prossimo 4 dicembre.

  2. Caro Pino, non mi sono certamente espresso bene, ma con le “fiducie” mi riferivo al cammino di quasi tutte le leggi approvate da questo parlamento su imput governativo. Chi non ha mai dubbi mi ha fatto sempre paura (ovviamente non mi riferisco a te). Avevo anche specificato (ieri dopo essermi riletto, già immaginando la tua replica) che le riforme costituzionali ne erano fuori, ma il problema non è certamente questo… Io dico che avremo una “sottrazione” di sovranità popolare, tu affermi che al contrario avremo un aumento (“di molto”) della stessa sovranità per cui tu “giustamente” voti a favore ed io, con i pochi neuroni ancora funzionanti, credo altrettanto “giustamente”, voto “no”.

    • Caro Gustavo, leggendo il tuo precedente commento sembrava proprio che ti riferissi a voti di fiducia sulla Riforma Costituzionale: prendo atto che non era così. Dovresti allora domandarti come mai, qualunque Governo in carica ricorra “all’abbastanza antidemocratico” voto di fiducia. A tale scopo ti propongo una veloce rilettura di quanto ho scritto in altro contesto: “… Il compito del Parlamento è di legiferare a “tutto campo” per cui non ci si può appigliare ai tempi impiegati per l’approvazione di singoli provvedimenti ritenuti urgentissimi (la prescrizione per i processi di Silvio, ad esempio) ma considerare, più correttamente, i tempi medi con cui sono promulgate le leggi. Nel 2016 sono stati impiegati 392 giorni alla Camera e 226 giorni al Senato. Medie simili si ripetono sempre, in tutti gli anni, per tutti i Disegni di Legge; le eccezioni riguardano i Decreti di Legge di cui tutti sostengono che si faccia eccessivo uso ed abuso. Difficile fare peggio; di certo si farà molto meglio se passerà il SI .,,”.

      Io sono stato, sono e sarò sempre pieno di dubbi: un difetto congenito che mi tiene lontano da tutte le religioni esercitate sul nostro pianeta. Ho cercato, anche in questo caso, di arrivare alle mie convinzioni leggendo, analizzando, studiando, ascoltando pareri diversi – tutto secondo le mie possibilità – ma evitando il più possibile implicazioni ideologiche. Non ho difficoltà ad ammettere che, SBAGLIANDO, qualche anno fa avrei rifiutato a priori un’ identica proposta presentata da un Governo guidato da Silvio. SBAGLIANDO, ripeto, perché quel che conta in questi casi è il merito e non l’ideologia. Anticipo un’obiezione: l’attuale Riforma Costituzionale è ben diversa da quella del centro-desta del 2006: si prevedevano, allora, pinzillacchere come il “premierato” e la “devoluzione”, per citarne solo due.

      Se sei convinto delle tue ragioni rispetto ad una “sottrazione” di sovranità popolare non hai che da dimostrarlo, come io ho cercato di fare nel mio precedente commento sul fronte opposto. Rimangono ancora aperte almeno tre altre questioni a cui non hai dato risposta: la modalità con cui AM ha preteso di presentare – in modo equilibrato ??? – i diversi schieramenti; i ”risibili” risparmi ottenuti con la Riforma ed i vantaggi di un’elezione diretta dei futuri Senatori.

  3. Cominciamo con l’esaminare un problema alla volta. AM e la pubblicazione delle ragioni del “si”. In una regolare assemblea del circolo si è discusso sul referendum e se i soci avessero una opinione comune o maggioritaria, in modo tale che lo stesso circolo potesse assumere una posizione a favore o contro. Oppure dovesse mantenersi equidistante dalle due tesi. Il risultato della votazione finale è stato che solo il socio Giovanni Panuccio era schierato per il si mentre il resto del circolo era “fortemente” connotato per il no. La forte connotazione per il no della “quasi totalità” dei soci ha fatto “scendere in campo” il circolo a favore della battaglia per il “no”. AM è si un giornale di opinione ma, se permetti , essenzialmente di quelle dei soci del circolo, soprattutto quando si ha la quasi unanimità su una tesi. In questo caso l’unanimità visto che il socio Panuccio si è, nelle more, dimesso. Non ci sarebbe stato nulla di male a pubblicare solo le ragioni del no (è per inciso questa era la mia tesi in seno al direttivo) Si è deciso di dare voce anche alle tesi del “si” e Giovanni Panuccio ha scritto un articolo. Se questo articolo non è esaustivo prenditela con l’autore, che tra l’altro ti ha già risposto, giustamente, che con gli spazi possibili, per un articolo da pubblicare in AM , non poteva fare di meglio.

    • Per risponderti è necessario entrare nel merito di una polemica rimasta, finora, privata. Alla nascita di AM sono stato più volte invitato a scrivere e pubblicare qualche articolo. Ho sempre risposto che, trattandosi di un periodico focalizzato – giustamente – su argomenti e problematiche locali non mi sentivo in grado di esprimere alcunché, in quanto distante geograficamente e politicamente dai fatti. Ho sempre seguito, però, con molto interesse ogni numero di AM, strumento, ritenevo, di una visione alternativa e più corretta degli “accadimenti” palmesi e calabresi. In parallelo, a partire dal 29 maggio 2016, è iniziata su “Lo Sbavaglio” una discussione sulla Riforma Costituzionale diventata quasi subito piuttosto “vivace”. Uno dei miei interlocutori è stato Pino Ippolito Armino che, dopo un suo primo commento sostanzialmente favorevole – concordava per 8 punti su 10 e sui restanti 2 mostrava alcune perplessità – ha cambiato, del tutto legittimamente, idea. Ho chiesto, sempre su “Lo Sbavaglio”, a PIA di riprendere un confronto pubblico sull’argomento, punto per punto, lasciandogli ampia scelta sul dove, come e quando. Nel leggere AM di Ottobre sono rimasto stupito e amareggiato nel constatare che l’opportunità di tale confronto pubblico non mi fosse stata offerta sul periodico del Circolo Armino. Se solo avessi saputo per tempo dell’intenzione di esporre le “ragioni del no” e le “ragioni del si” avrei proposto immediatamente ad AM un mio contributo, con ampia e ovvia libertà da parte dell’assemblea del Circolo di accettarlo o rifiutarlo. Da quello che scrivi mi appare chiaro che PIA non abbia mai accennato a tale mia disponibilità che, dunque, non è stata neppure presa in considerazione. Ha scientemente deciso di comportarsi così o, ancor peggio, non gli è proprio passato per l’anticamera del cervello.

      Riassumo, per concludere, la mia posizione: uno stimatissimo esponente del Circolo Armino conosceva perfettamente la mia richiesta di un pubblico dibattito, non l’ha neppure sottoposta all’attenzione dei soci e sul numero di Ottobre di AM ha pubblicato un articolo contenente le sue bizzarre tesi sul fatto che la Riforma non risolva i problemi dell’economia italiana, non diminuisca la forbice tra Nord e Sud e determini dei “risibili” risparmi economici. Tutto ciò mi ha fatto molto incazzare e mi ha portato a rivedere le mie opinioni su AM.

      • Non credo che AM possa essere luogo di dibattito. La comunicazione cartacea è a senso unico scrittore-lettore. Fare in AM un dibattito comporterebbe “tempi biblici” e “spazi” (cartacei) che non abbiamo. Solo de visu o su internet è possibile un dibattito. Il sito del circolo ha “connessione diretta”, da sempre, con tutti gli articoli e commenti pubblicati su “lo “sbavaglio”, quindi i suoi lettori ne hanno contezza ed accesso.
        Il dibattito è quindi avvenuto sia su “Lo sbavaglio”, e chi ha voluto ha letto ed è intervenuto, sia, adesso, sul sito ufficiale del circolo e chi vuole legge e interviene. C’è ancora la possibilità di farlo su fb (pagina del circolo) e nessuno metterà certo censure su questo argomento. Non credo che per una battaglia che ci vede chiaramente schierati potessimo fare di più per ragioni che non condividiamo.

        • Mi sono accorto benissimo che, purtroppo, AM non è luogo di dibattito. In tal senso, dunque, io sarei solo un lettore passivo che non ha alcun diritto ad esprimere la propria opinione scrivendo un articolo. La comunicazione cartacea è a senso unico quando si ignorano o, addirittura, neppure si prendono in considerazione le istanze dei lettori che vogliono partecipare. I tempi “biblici”, nel caso, non hanno nessun senso: vi avrei inviato, semplicemente, un articolo in tempo utile per la pubblicazione e poi avreste liberamente deciso se utilizzarlo o meno. Non tirare fuori, per favore, altre banali ed inconcludenti “cause tecniche”. Forse ci capiremmo meglio se, invece di dibattito, lo chiamassimo confronto di idee? Perché mi è consentito di scrivere un commento – senza alcuna censura, naturalmente – e, allo stesso modo, non potrei scrivere un articolo? Se il Sindaco di Palmi o un componente della sua giunta che tanto sollecitate vi inviasse un articolo per esporre le sue ragioni, AM sarebbe o no un luogo deputato ad ospitare tale confronto?

  4. “evitando il più possibile implicazioni ideologiche”, “quel che conta in questi casi è il merito e non l’ideologia”. Certamente ti salva dal qualunquismo sia “il più possibile “ sia “in questi casi” per cui possiamo continuare a discutere essendoci ancora un ponte nel baratro che altrimenti ci dividerebbe (politicamente parlando, la nostra amicizia è una roccaforte in cui sempre potremo ritrovarci). Io non credo di potere trattare queste questioni al di fuori di quello che per me è “ideologicamente corretto”.

    Ponevi il problema dei vantaggi dell’elezione diretta dei futuri senatori. Ovviamente essendo contrario alla riforma il problema al momento non mi coinvolge. Dovessi perdere …. troverei non “efficiente” un senato formato da sindaci e consiglieri (nominati, non essendo stati eletti per quella funzione)che ovviamente ricopriranno tale carica sino a quando persisterà la “funzione” primaria per cui sono stati eletti. Il senato diventerà un caleidoscopio in continuo movimento di tutti i “colori politici” legato alla vita delle amministrazioni locali e regionali. Teoricamente tra una votazione e l’altra ci potrà essere un diverso colore predominante e quindi un diverso esito di voto, ecc ecc. Trovo poi che ci possa essere una non irrilevante distinzione tra l’elezione di un sindaco e quella di un senatore. Mentre per la prima potrei lasciarmi convincere dalle capacità tralasciando un po’ l’ideologicamente corretto, certamente non lo farei per l’elezione di un senatore che ha lo scopo precipuo di fare leggi.

    Ps. Scusa se ti rispondo a singhiozzo ma non ho mai avuto tanta da fare da quando sono giunto all’età della pensione.

    • Sono molto soddisfatto di essermi salvato dall’accusa di qualunquismo: come avrei potuto sopravvivere, altrimenti? Tu, evidentemente, consideri qualunquista chiunque si chiami fuori dalle ideologie. Bada bene che la parola “ideologia” non va confusa con “ideali”: mi concedi la possibilità di mantenere i miei ideali senza, per questo, ritenermi ideologico? Grazie.

      Ritengo molto difficile che il “nuovo” Senato sia più inefficiente del “vecchio” ma si tratta di opinioni, opinabili per definizione. Come non mi dispiace affatto che i nuovi Senatori lavorino di più fino a sputare sangue, se necessario. Il Senato non diventerà affatto un caleidoscopio ma rispecchierà esattamente le amministrazioni locali e regionali proprio perché questo sarà il suo nuovo compito. Ti ricordo, inoltre, che nessuno ha ancora stabilito come davvero saranno eletti i suoi componenti: ragioniamo sui fatti, per favore, e non sulle ipotesi. Mi appare poi quanto meno singolare la distinzione che fai tra un Sindaco e un Senatore: a mio parere, spesso, il primo svolge una funzione MOLTO più importante del secondo e, proprio per le implicazioni e le influenze esercitate localmente tramite la funzione di Sindaco, spesso la sua elezione deve essere dettata da criteri molto più selettivi. Le leggi sono promulgate sia dal Senato – mi auguro più limitatamente in futuro di quanto non accada oggi – sia dalle Regioni – mi auguro, allo stesso modo, su argomenti più pertinenti in futuro di quanto non accada oggi – per cui non capisco proprio la tua obiezione finale.

      Per il resto non hai alcun bisogno di scusarti: discutiamo quando vuoi e quando puoi, senza porci problemi di “singhiozzo”.

      • Certamente nessuno può negarti la liberta di avere ideali senza essere anche ideologico. L’ideologia è quel complesso di idee, strategie, valori, ecc, che un gruppo di persone condividono (sufficientemente) finalizzato al loro comportamento sociale, economico e politico per la realizzazione (o l’avvicinamento) di ideali comuni e anche per riconoscersi. Tu evidentemente vuoi giocare da “libero”, senza “pastoie”di nessun tipo. Bene! Fatti tuoi. Comunque questo impedisce a me in parte, dato che ci conosciamo da una vita, ma agli altri in toto di riconoscerti. Converrai che le battaglie non si combattono con sconosciuti (ovviamente parlo di politica) e che sarebbe impossibile ogni volta “rispiegarsi” tutto con tutti.
        Per il resto del tuo ultimo commento resto delle mie idee. Comunque non mi sembra molto lontana dalla realtà l’ipotesi che un partito, una coalizione, vinca le elezioni al governo centrale e perda molte di quelle dei governi periferici. Certo non sarebbe possibile o comunque molto difficile con il proporzionale, ma con il sistema attuale per cui basta un voto in più e prendi il premio…Non mi sembra fantapolitica immaginare un governo centrale di un “colore” e le periferie (in maggioranza)di un altro. Ci sono anche i tempi diversi di elezioni e scadenze. Comunque, come giustamente dici tu, ne parleremo quando sarà una realtà.

        • L’ideologia, nel tempo, è diventata una specie di religione. Nel ‘900 le ideologie si sono confrontate ed hanno prodotto inenarrabili disastri, determinando lo scontro violento di idee e, purtroppo, di uomini: esattamente come hanno fatto e fanno ancora le religioni. Una posizione ideologica è tale perché prescinde i fatti e sugli stessi si schiera “a priori”, ignorando qualunque argomento che possa contrastarla, limitarla o dimostrarne la falsità. Io non voglio “giocare” in una squadra che mi detta regole e comportamenti sempre e comunque, perché, caro Gustavo, l’ideologia non può permettersi incertezze o dubbi di alcun genere. Se tu, come hai scritto, hai paura di chi non ha mai dubbi allora dovresti stare molto lontano dalle ideologie. Ciò che ci accomuna e ci porta a combattere insieme alcune battaglie non deve essere determinato da posizioni ideologiche ma solo da un’insieme di ideali e di valori in cui ci riconosciamo.

          Tornando su temi più concreti, mi è davvero incomprensibile la tua posizione: se il futuro Senato dovrà rappresentare le istanze dei territori, è del tutto normale che ci possa essere un contrasto tra i le ragioni di questi ultimi ed il Governo centrale. Accade già oggi, anche tra Regioni e Governi di identico colore politico, grazie alla famigerata riforma del Titolo V del 2001 – approvata IDEOLOGICAMENTE anche da me – e a cui spero si possa mettere una “pezza” grazie al prossimo referendum. Quelli che sostengono che la Riforma è “scritta con i piedi” , dimenticano la Storia e l’esperienza: se non si entra nei dettagli e non si specificano le virgole riguardo alle competenze tra nuovo Senato e nuova Camera, si rischia di innescare giganteschi conflitti di competenza.

  5. Caro Pino, mi pare che le ragioni dell’altro non ci fanno smuovere minimamente dalle nostre. Credo che l’essenziale sia votare secondo coscienza e poi accettare il responso delle urne. Ovviamente con la libertà, se il suddetto responso non ci convince, di continuare la battaglia. Le minacce di apocalisse non possono farmi accettare qualcosa che trovo già pericolosa di per se.
    Credo che il mio pensiero sulla questione sia chiaro dai commenti precedenti comunque lo riassumo in estrema sintesi limitando la problematica al “nuovo senato”:
    • Il nuovo senato deve essere giudicato sulla sua effettiva validità democratica e non sulla scorta di possibili risparmi (non mi taglio un piede per risparmiare sul costo delle scarpe)
    • Se giudichiamo l’attuale senato inutile e di ostacolo alla attività legislativa, ecc, dobbiamo trovare alternative che debbono essere definite in modo estremamente chiaro. Solo cosi sapremo cosa lasciamo e dove andiamo.
    • La sua “abolizione” sarebbe estremamente chiara e avrei tutti gli elementi per decidere. Trovo “nebulosa” la sua trasformazione, che in parte è lasciata a decisioni successive. Non ho elementi chiari su cui decidere e piuttosto che saltare nel buio resto fermo.
    • Una camera con “premio” e l’altra senza comunque mi davano una certa “tranquillità” sull’equilibrio democratico, che non può essere sacrificato solo perché può avere, e certamente le ha avute, conseguenze di ingovernabilità.
    • Consegnare il paese ad una forza politica maggioritaria, esclusivamente rispetto alle altre e non all’elettorato (in toto), per tutto il mandato, esclusivamente in nome della efficienza e della governabilità, mi fa paura. Concordo che il maggioritario (puro) ci portava a situazioni di incertezza e di “ricatto” e che erano diventate “insostenibile” ma questa “soluzione” può consegnare il paese ai cacciatori dei pokemon

    • Caro Gustavo, confrontiamoci punto per punto:

      1. non ho introdotto io il tema dei risparmi determinati dalla Riforma. Se qualcuno scrive su AM – o da qualunque altra parte – che si tratta di “qualche decina di milioni di euro” io mi incazzo (e dovresti farlo anche tu) perché si tratta di una mera falsità propagandistica.
      2. Non vedo proprio cosa ci sia di poco chiaro nel nuovo Senato previsto dalla Riforma. Le sue attività sono state talmente definite da incorrere nelle contumelie dei sostenitori del NO perché è molto facile sostenere che due cose sono UGUALI (stesse funzioni per Montecitorio e Palazzo Madama) mentre è molto più difficile descrivere in cosa sono DIVERSE.
      3. Mi sembra un po’ una ripetizione del punto precedente. Ciò che è rimane da decidere è soltanto il COME saranno eletti i nuovi Senatori, solo dai Consigli Regionali o dai cittadini tramite i Consigli Regionali. Ti sembra davvero questo un “salto nel buio” talmente pauroso da lasciare le cose come stanno e tenersi 320 Senatori invece dei futuri 100?
      4. Avere una Camera con “premio” e l’altra senza non ha nulla a che vedere con la Riforma Costituzionale ma SOLO con la legge elettorale. Non tirarmi fuori anche tu, per favore, lo spettro del famigerato “combinato disposto” che ci trasformerebbe in una specie di Turchia. Le leggi elettorali si fanno e, se necessario, si rifanno. Una Riforma Costituzionale necessita, giustamente, di tempi molto più lunghi e di passaggi parlamentari molto più complessi. Se la rifiuteremo il 4 dicembre ci terremo le cose come stanno per molto tempo ancora. Se preferisci davvero che tutto funzioni come adesso (male), continuando ad usare ed abusare dei Decreti Legge, vota NO e sarai accontentato. Tu stesso, del resto, immaginavi che “… il Senato diventerà un caleidoscopio in continuo movimento di tutti i “colori politici” legato alla vita delle amministrazioni locali e regionali …”. Paradossalmente proprio questa situazione dovrebbe garantirti quella “tranquillità sull’equilibrio democratico” che chiedi.
      5. Anche sull’ultimo punto i tuoi dubbi riguardano l’Italicum e non la Riforma Costituzionale. Il proporzionale puro (e non il maggioritario, come hai scritto) è stato superato da tempo e si è trattato del cambiamento più significativo per segnare il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. Personalmente, se discutiamo della legge elettorale, avrei preferito che restasse il Mattarellum, con i collegi uninominali. Non prevedeva le preferenze, ora così invocate da “NOISTI”, che tanti casini avevano provocato e provocherebbero grazie al voto di scambio ed ai “mister preferenza”. Non rinunciamo, però, alla Riforma Costituzionale solo a causa dell’Italicum: cambiamo, finalmente, le cose in questo cacchio di Paese e combattiamo, poi, la stessa battaglia su quello che vogliamo ancora cambiare.

      Ci sono molti altri punti sui quali non hai ancora risposto. Fallo pure con calma, in funzione dei tuoi altri impegni, ma mi aspetto una tua opinione chiara riguardo alla mancata opportunità di pubblicare su AM un mio articolo intitolato “Le ragioni del SI”.

      • Certamente si chiamava, e si chiama, proporzionale puro…la “maggioranza parlamentare”, di cui scrivevo, mi ha giocato un brutto scherzo.
        Sulla domanda inevasa riguardo ad un tuo articolo su AM, per le ragioni del “si”, non posso che darti ancora una risposta “tecnica”. Come facente parte del comitato di redazione del giornale, poco prima dell’invio degli articoli al nostro direttore (Lentini), che è poi libero di agire come meglio ritiene opportuno, ricevo, per email, gli articoli per esprimere un giudizio preliminare. Giudizio che ha una qualche validità solo se condiviso dalla maggioranza del comitato suddetto. Nulla sapevo del tuo articolo (non avendolo ricevuto) prima di avere letto i tuoi commenti su questo stesso sito ed a tutt’oggi non mi è ancora chiaro se tu lo avessi effettivamente già scritto o avessi solo espresso la volontà di farlo.

        • Io non entro nel merito dell’iter che AM segue per la pubblicazione degli articoli e non ho mai avanzato neppure la pretesa che un mio scritto assumesse tale dignità sul periodico del Circolo Armino. Riassumo quanto accaduto, dato che, incredibilmente, i fatti sembrano ancora poco chiari:

          a) uno stimato esponente del vostro Circolo (Pino Ippolito Armino) mi ha più volte invitato a scrivere qualche articolo su AM, a partire dal suo primo numero. Ho sempre rifiutato in quanto non addentro ai fatti locali di cui, normalmente, il periodico si occupa.
          b) In altro luogo (Lo Sbavaglio), a partire dal 29 maggio scorso, si è tenuto uno scambio di opinioni sulla Riforma Costituzionale che ha visto PIA ed il sottoscritto schierati su fronti opposti. Non soddisfatto delle motivazioni riportate dal mio antagonista, da me ritenute fuori dal merito, generiche e sfuggenti, ho proposto a PIA un confronto PUNTO PER PUNTO, sulla Riforma da tenersi quando, dove e nei modi da lui preferiti.
          c) Poiché AM ha deciso di dare spazio alle RAGIONI DEL SI ed alle RAGIONI DEL NO e considerato che il suddetto stimato esponente era perfettamente a conoscenza, da molti mesi, della mia proposta di confronto, mi sarei aspettato un invito ad esprimere le mie opinioni tramite un articolo sul vostro periodico.
          Non è successo, RIBADISCO, per scelta di Pino Ippolito Armino o, ancor peggio, perché non gli è neppure passata per l’anticamera del cervello l’idea di discuterne con i Soci . Se informato, avrei scritto l’articolo lasciando poi la decisione di pubblicarlo o meno ai responsabili di AM.

          Voglio porre io, adesso, una domanda a te ed agli altri componenti del Circolo: se uno di voi ricevesse la richiesta dal Sindaco di Palmi o da un componente della sua Giunta di un confronto pubblico, da tenersi su AM con articoli che riportassero, su un qualunque argomento, delle diverse opinioni, tale richiesta sarebbe quanto meno discussa, approvata o respinta dai Soci o dal Comitato di Redazione? Attendo fiducioso, grazie …

          • Avevo letto, a suo tempo, qualcosa su “Lo Sbavaglio” (tra te e Pino,inerente al referendum ) ma non conoscevo la sfida a “singolar tenzone” lanciata, da te, al tuo omonimo. Comunque, leggendoti, apprendo che lasciavi a Pino sia la scelta di campo, sia il tempo dell’evento, sia la scelta delle “armi”. Anche ammettendo che il tuo “rivale” abbia accettato la sfida (cosa che disconosco), mi sfugge la consecutio per cui se il comitato di redazione ha scelto di pubblicare su AM (ripeto: io solo contrario) anche le ragioni del “si”, quello dovesse essere, secondo te, “necessariamente”, il campo di battaglia, il tempo, e le armi “scelte” dal tuo antagonista. L’ho già detto e lo ripeto, un “confronto PUNTO PER PUNTO” non si fa con la pubblicazione di due “manifesti” ma con un serrato e prolungato “botta e risposta”.
            Leggo che tu non ti saresti offeso per un rifiuto del tuo articolo (ti sarebbe bastato che se ne discutesse nelle sedi preposte) ma ti offende la “dimenticanza” o la “scelta diversa” rispetto alle tue aspettative. Condivido che lascia l’amaro in bocca se la cosa è fatta “volutamente” da un amico di “sempre”. Il “volutamente”, da parte di Pino nei tuoi confronti, mi lascia estremamente scettico.

            • Gustavo, NON FARI U SCECCU ‘NTO LINZOLU!
              Non era affatto necessariamente AM il campo di battaglia: poteva, però, esserlo e non è successo per altrui scelta. Ti pare così strano che mi sia e sia ancora incazzato? Il confronto PUNTO PER PUNTO significa solo che avrei elencato le mie ragioni in modo analitico in un articolo. Ti invito, allora, a non divagare: rispondi alla mia ultima domanda sull’ipotesi del Sindaco di Palmi in modo da chiarire definitivamente la faccenda. Grazie …

              • “SI”. Se la giunta Barone ci chiedesse di pubblicare le sue ragioni su AM ne discuteremmo nel comitato di redazione.

              • Bene, Gustavo, ti ringrazio per l’onestà intellettuale che hai dimostrato e di cui non dubitavo.

  6. Pino, l’evento che hai prospettato sarebbe stato talmente “eccezionale” che sarebbero usciti i “giganti” per le vie cittadine…(dopo avreci “ignorati” per anni poi sono passati direttamente agli insulti; il più “delicato” è “cervelli da spazzatura”) Immagina se non ne avremmo parlato nel circolo, in tutti i contesti. Ovviamente la decisione del c.di. r. sarebbe stata tutta da discutere…

    • L’evento, per quanto eccezionale, non risulta statisticamente impossibile. La conclusione è che il C.d.R. ne avrebbe discusso mentre nel mio caso, siccome un fraterno amico – tale era e tale rimane per quello che mi riguarda – non ha ritenuto opportuno oppure ha dimenticato una mia proposta, nessuna discussione e nessuna possibilità per me di esporre le mie RAGIONI DEL SI su AM. Punto. Più ci ripenso e più mi incazzo …

  7. Ho fatto una gran fatica a credere a miei stessi occhi quando ho letto la ricostruzione fatta da Gustavo e postata qui sopra come suo commento delle ore 10,13 del 18/11/2016 della vicenda relativa alle mie dimissioni dal Circolo Armino. Non so se la sintomatologia possa ricondursi a un classico caso di sindrome da “sceccu nto lenzolu” o cos’altro. Di sicuro è sorprendente e, al primo impatto, disarmante! Un momento, calmiamoci. Forse una soluzione può esserci ancora, forse le soluzioni possono essere addirittura più di una. Certo, la cosa migliore sarebbe che lo stesso Gustavo provvedesse a ristabilire la verità, magari dopo un ritorno di memoria o l’aiutino dato dalla rilettura (tutta intera) della mail di natura preliminare che avevo scritto, non per dare le dimissioni, ma per porre una questione statutaria ben precisa. Credo che in questo modo potremmo salvare capre e cavoli. Gustavo, pensa che valore avrebbe in una ipotetica futura società molto più giusta, equa e realmente democratica la capacità delle persone di riconoscere le proprie sviste. Comunque, oltre a questa soluzione, se ne può prospettare almeno un’altra, che varrebbe a dimostrare, altresì, che il Circolo Armino non ama i taroccampenti, da qualunque parte provengano, e non omette mai, quando ha l’occasione di farlo, di testimoniare la più limpida verità dei fatti. E qui ogni socio del Circolo può dare il suo contributo. Staremo a vedere.

    • Non sono Socio del Circolo ma solo un modestissimo cofinanziatore. Magari rischio di invadere un campo che non mi compete ma … sono curioso e vorrei capire meglio quanto di “non detto” s’intravede dietro il commento di Giovanni. Forse dovrebbe essere lo stesso Giovanni ad evitare ambiguità e raccontare, integralmente la sua versione dei fatti. Forse Gustavo o PIA riterranno opportuno intervenire in nome della trasparenza che, tanto giustamente invocata dal Circolo nei confronti dell’attuale Sindaco e Giunta, rappresenta la “conditio sine qua non” per proporre una Palmi diversa. Aspetto novità sull’argomento.

  8. Non ho mai considerato e continuo a non considerare il carissimo amico Giovanni fuori della nostra associazione.
    Nel corso di un dibattito sul referendum costituzionale egli manifestò – del tutto legittimamente – l’opportunità che il Circolo si astenesse dalla campagna referendaria per preservare, anche nella circostanza, l’unità d’azione dei soci oltre che per garantire la pluralità delle posizioni politiche presenti all’interno dell’associazione. Una posizione – ripeto del tutto legittima – che non trovò consenso nella maggioranza dei partecipanti all’assemblea.
    Mi auguro che questo contributo possa chiudere la discussione. Per parte mia, in ogni caso, non avrei altro da aggiungere.

    • Concordo totalmente con quanto detto da Pino. Mi dispiace che Giovanni (e forse anche altri) possa trarre dalle parole del mio intervento una “consecutio” assolutamente da me non voluta e certamente non vera. Le “dimissioni” a causa di vedute diverse sul referendum. La posizione di Giovanni era riportata nel mio commento con le parole “Oppure dovesse mantenersi equidistante dalle due tesi.” Ho virgolettato dimissioni poichè anche io, assieme al resto del circolo, aspetto (e ne sono certo) che il periodo sabbatico preso da Giovanni finisca al più presto!

      • Sembra tutto così chiaro e lineare per cui non capisco davvero, allora, di cosa abbia a lamentarsi Giovanni Panuccio. Sta a lui, a questo punto, decidere se sia opportuno o meno spiegare meglio termini quali “ristabilire la verità”, “tarocca menti” o “riconoscere le proprie sviste”.

  9. Non per per alimentare la polemica (che non amo affatto) ma per difesa personale e pura inclinazione alla trasparenza allego i link di due mie mail che dovrebbero bastare a chiarire la mia posizione. Se sono stato poco chiaro nell’esposizione, accetto critiche. intelligenti pauca.
    PS ritengo che le mie dimissioni siano state cristalline, altrimenti approfitto di questo mezzo per ribadirle, a far data dalla mia seconda mail. Non vedo da cosa si potesse dedurre l’esistenza di un anno sabbatico. Grazie
    Da: Giovanni Panuccio
    Data: 07 febbraio 2016 12:55:49 CET
    A: “circolo-armino@googlegroups.com”
    Oggetto: Re: {Circolo Armino} Prossimo incontro giovedì 11 ore 18

    Cari compagni, vorrei sottoporvi una questione che giudico preliminare, anzi dirimente, rispetto alla decisione da prendere nella prossima riunione in relazione all’opportunità o meno di aderire, sotto il vessillo del Circolo Armino, alla formazione di un comitato referendario per il no alla riforma costituzionale voluta dal governo Renzi.
    Nel momento in cui ho deciso di iscrivermi al Circolo, ho creduto di dover interpretare in senso estensivo la norma statutaria che fa esplicito richiamo ai valori e agli ideali della sinistra. Pensavo a tutta la sinistra italiana, che è plurale e che vorrei fosse sinceramente e riccamente pluralista. Se così fosse, se io avessi ragione, la cosa più naturale e saggia da fare sarebbe quella di mantenere il nostro circolo culturale, in quanto tale (non le singole persone che lo animano), distante da barricate interne alla sinistra, per convogliare tutte le forze verso la costruzione di una casa comune di cultura politica. Mi pare che il compagno Erik col suo buonsenso e sano pragmatismo abbia saputo cogliere immediatamente questo fondamentale aspetto della questione.
    Per completezza va detto, comunque, che è possibile (e pienamente legittimo) ipotizzare che il PD non ha nulla a che vedere con la sinistra. E in questo caso avremmo dato un forte contributo all’economia del dibattito perché il sottoscritto non avrebbe più dubbi residui sulla necessità di restituire la tessera. Sia bene inteso che io stesso non vedrei alcunché di drammatico e neppure traumatico nella cosa in se’. Infatti, quello che non si potrebbe più fare insieme all’interno del Circolo, lo si potrebbe fare ugualmente come alleati esterni. La mia fuoriuscita sarebbe un “arrivederci a presto” e io continuerei a dare il mio contributo, anche e soprattutto finanziario, a tutte le belle battaglie che riterremo di poter fare insieme.
    In ultimo, sempre per amore di completezza, sento di dover precisare che, se per ipotesi puramente accademica la proposta da discutere in riunione fosse, al contrario, quella di formare un comitato pro-riforma costituzionale, io continuerei a ritenere ugualmente esiziale per il Circolo un tale percorso, tendente all’esclusione anziché all’inclusione, al respingimento anziché al reclutamento.
    Credo, con questo, di aver dato anche il mio contributo alla discussione, che dovrete affrontare in mia assenza. E’ ciò che io desidero, infatti, nella forte convinzione che sarà molto più proficuo e foriero di soluzioni ben fondate sul sentimento più schietto e libero. Si aggiunga che attualmente sono troppo oberato di lavoro e impegni personali.
    Buon lavoro!

    Inviato da iPad

    Il giorno 05/feb/2016, alle ore 15:18, Pino Ippolito ha scritto:
    Da: Giovanni Panuccio
    Data: 23 febbraio 2016 23:37:53 CET
    A: “circolo-armino@googlegroups.com”
    Cc: “circolo-armino@googlegroups.com”
    Oggetto: Re: {Circolo Armino} Mini verbale dell’incontro di oggi

    Cari compagni,
    in coerenza con quanto dichiarato per iscritto a mezzo e-mail, e verbalmente alla riunione di questa sera, mi dimetto dal Circolo Armino e restituisco virtualmente la tessera, riservandomi di farlo materialmente appena possibile.
    Vi ringrazio per tutti i bei momenti di lotta e progetti che mi avete fatto vivere in questi anni e confido di poter continuare a collaborare con voi, sia pure a titolo di semplice alleato esterno, nelle eventuali future occasioni di comune interesse.
    Un abbraccio
    Giovanni Panuccio

  10. Quindi Pino, novello A.Riccardi, che fonda con alcuni amici il primo circolo ecumenico delle sinistre… Giovanni, per preservare la tranquillità dei tuoi “sonni” ti prometto che (per me) da questo momento (a far data dal 23 febbraio 2016 23:37:53 ) sei cristallinamente e definitivamente dimesso!

    • Ora mi sembra abbastanza chiaro quanto è accaduto. Giovanni ha proposto una scelta di unità, invitando il Circolo Armino a non prendere posizione sul referendum come Associazione; gli altri Soci hanno preferito una posizione di rottura, schierando non solo se stessi ma il Circolo stesso dalla parte del NO. Atteggiamento legittimo, naturalmente, ma a mio parere sbagliato che dimostra, ancora una volta, come la Sinistra italiana soffra della malattia che da sempre l’ha infettata: il frazionismo ideologico. Non posso ovviamente dimettermi come ha fatto Giovanni (in maniera evidente e senza alcun periodo “sabbatico”) ma non intendo più rinnovare il mio modestissimo finanziamento né, pertanto, ricevere o leggere la vostra rivista. È una scelta Politica, nel senso più alto del termine: se preferite rimanere “pochi ma buoni” e “duri e puri” combattete da soli le vostre sacrosante battaglie. Io scelgo altre strade.

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